Il mistero di Maria


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Il mistero di MariaIn una vecchia vignetta di Sergio Staino, Bobo sgrida la moglie che vuole guardare una soap-opera. «Berlusconi non ha vinto nel 1994!» urla «Berlusconi ha vinto quando in questo innocente strumento (la tv, ndr) ha trasmesso la prima telenovela». E forse, quando il tempo ci avrà liberato dai pregiudizi, dovremo davvero partire dalla tv – abbandonando tentazioni moralistiche – per capire il berlusconismo e l’Italia cambiata degli ultimi decenni.

Ne «Il mistero di Maria – La filosofia, la De Filippi e la televisione» (Mimesis, pp. 106, euro 12), Salvatore Patriarca analizza la rappresentazione del mondo offerta da Amici, Uomini e donne e C’è posta per te, studiando le strutture narrative e le ragioni profonde di un così enorme successo.

Al di là dei numeri l’indagine è giustificata da una ragione più sostanziale: i tre programmi, come testimonia l’assai ben curato sito internet, costituiscono un unico sviluppo formato da tre unità in sequenza. L’ordine non è affatto casuale, perché segue l’evoluzione delle nostre esistenze.

Sfruttando la propria cultura filosofica e la passione televisiva, l’autore descrive i tre programmi spiegandone le strutture (tempo e spazio della scena), le figure narrative e ovviamente la semantica profonda. Solo nell’ultimo capitolo si parla di Maria De Filippi, collante e vestale di tutto il percorso.

Partiamo da Amici, il primo tassello. É l’epoca della formazione. I giovani protagonisti si impegnano per eccellere nel ballo, nella danza, nella recitazione e studiano per raggiungere l’obiettivo. Come a scuola, ragazzi e ragazze lasciano la dimensione familiare per confrontarsi nello spazio aperto, composto da compagni e insegnanti.

Si creano quindi due dinamiche fondamentali: la solidarietà tra pari e la contrapposizione con l’autorità. É a questo punto che comincia l’interpretazione della realtà: l’autorità dei docenti è limitata e parziale. Essenzialmente per tre fattori: devono giudicare performance artistiche, poco adatte a un giudizio oggettivo; vengono contestati dal pubblico in studio che non avverte alcuna soggezione; il loro parere conta meno del televoto, il giudizio del pubblico a casa che sancisce la vittoria.

Insomma, per vincere non è decisiva la qualità della prestazione, ma la quantità dei voti presi. La valutazione qualificata dell’insegnante cede il passo all’inarrestabile potere dei numeri e – proprio come sta accadendo nella scuola – con esso perde qualunque prestigio. Solo Maria mantiene la propria autorità intatta, tenendosi sapientemente al di fuori dalla mischia.

Con Uomini e donne va in scena la competizione, cioè l’affermazione dell’individuo (già formato) rispetto al suo prossimo. Scopo del gioco è conquistare il trono, a cui si accede seducendo il/la tronista e superando gli altri concorrenti. Tutti sono contemporanemente giocatori e spettatori, visto che possono commentare i comportamenti altrui. Ma l’invenzione è un’altra: dopo aver battuto gli avversari ed essere stato scelto dal tronista, la partita non è conclusa.

É il concorrente che sceglie se «amare» veramente l’oggetto del proprio corteggiamento. Può volerlo, e tentare così la strada dell’amore, oppure rifiutarlo, dimostrando che la seduzione era solo una strategia finalizzata al raggiungimento dell’obiettivo. Non c’è verità, trionfa il relativismo – è una definizione tecnica, non morale – e l’individualità. Certo, esiste la prospettiva dell’amore, ma è solo Maria che, seduta sulla scala, rappresenta un argine all’homo homini lupus.

Dopo la competizione sfrenata c’è bisogno di una visione positiva. Ecco C’è posta per te, il programma della riconciliazione (e del perdono). Due persone hanno litigato e non si parlano più. Uno dei due decide che è tempo di riprovarci, e in questo modo attiva – attraverso i postini – la richiesta di dialogo. Il pubblico che assiste al confronto tra i protagonisti rappresenta, in una scenografia che ricorda i proto-cristiani, la comunità, mentre è sempre Maria a officiare questo rito altamente simbolico.

Formazione, competizione, riconciliazione. Ecco i tre momenti rappresentati nella tv di Maria De Filippi. Esperienze che tutti compiono nella propria vita, necessarie per crescere. Esperienze esterne eppure legate alla nostra epoca: quando l’autorità è messa in discussione; la società è parcellizzata e competitiva fino all’eccesso; tutti cercano un «senso» che rischia di essere irragiungibile.

Il libro non ha alcun accento moralistico e privilegia l’analisi. Ma un giudizio forse va dato, pensando all’enorme influenza che queste trasmissioni hanno su generazioni di giovani. La tv rappresenta la realtà e Amici, Uomini e donne e C’è posta per te rappresentano la realtà del post-moderno. Ma con Maria De Filippi viene valorizzata la «devianza» del nostro tempo rispetto a dinamiche umane fondamentali. Una devianza spesso negativa che nell’autorità di Maria e nella potenza del medium televisivo trova la sua fondamentale giustificazione.

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