G8, Cassazione: “Violenze alla Diaz screditano l’Italia davanti al mondo”


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La Suprema corte motiva la sentenza che ha decapitato i vertici della Polizia. Hanno commesso un “puro esercizio di violenza di una gravità inusitata”. Con gli arresti, De Gennaro, voleva riscattare l’immagine della polizia accusata di inerzia. Per questo i giudici hanno confermato le condanne e prescritti i reati di lesione contestati ad alcuni agenti

di BRUNO PERSANO

Le violenze della polizia e gli immotivati arresti di massa dei no global inerti e innocenti, hanno “gettato discredito sulla Nazione agli occhi del mondo intero”. Lo sottolinea la Cassazione nelle motivazioni, appena depositate, delprocesso ‘Diaz’ che ha decapitato i vertici della polizia.

“Esercizio di violenza” – L’irruzione nella scuola durante i G8 fu “un puro esercizio di violenza” da parte della polizia, “di una gravità inusitata”. “L’immagine della polizia doveva essere riscattata, essendo apparsa inerte di fronte ai gravissimi fatti di devastazione e saccheggio che avevano” messo a ferro e fuoco Genova. Per questo, secondo i giudici della Cassazione, è stato decisa l’operazione Diaz, una sorta di “riscatto” d’immagine.

De Gennaro esortò ad eseguire gli arresti – I magistrati della Cassazione svelano pure che ad “esortare” i suoi funzionari “ad eseguire arresti”, fu proprio Giovanni De Gennaro, allora capo della Polizia: una strategia per riscattare l’immagine della Polizia dalle accuse di inerzia.

Sono questi i motivi per cui la Cassazione, il 5 luglio scorso, ha confermato le condanne per gli ex vertici della polizia e dichiarati prescritti i reati di lesione contestati ad alcuni agenti.

“Hanno aggredito gente che dormiva” – “L’assoluta gravità – si legge nella sentenza numero 38.085 – sta nel fatto che le violenze nella scuola, si sono scatenate contro persone all’evidenza inermi”: alcuni dormivano, altri avevano le mani alzate in segno di resa. Hanno colpito “con manganelli, calci e pugni, sordi alle invocazioni” di smetterla che si alzavano dalle vittime, continuando nella punizione al grido di ‘bastardi’”. Parole pesanti quelle usate dai giudici della Suprema Corte: s’è “trattato di violenza non giustificata e punitiva, vendicativa e diretta all’umiliazione e alla sofferenza fisica e mentale delle vittime”.

Comportamento odioso dei vertici” – E in questa “macelleria messicana”, come la definì Michelangelo Fournier all’epoca al comando del Primo reparto Mobile di Roma, il comportamento dei vertici di comando è stato “odioso”: per persistere negli arresti hanno creato verbali menzogneri “funzionali a sostenere così gravi accuse da giustificare un arresto di massa”, convalidato dai giudici ingannati da quei rapporti fasulli.

(02 ottobre 2012)

“Giustizia è fatta”

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