“Te lo do io il Brasile” Si chiama ricatto, ma sempre con stile


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Marchionne provoca Monti: «Vendiamo auto dove i governi ci danno i soldi». Oggi l’incontro dei vertici del Lingotto con il governo. Ma è sempre più chiaro che la chiacchierata “costerà” molto a Palazzo Chigi

Quant’è? Tanto. Oddio, il solito. Sembra piuttosto salato il conto che il governo Monti in qualche modo è destinato a pagare per non scontentare i vertici della casa automobilistica più assistita del mondo. Però ci vuole una certa classe anche per chiedere soldi. Ci vuole un tipo come Sergio Marchionne per battere cassa nonostante abbia già deciso di lasciare l’Italia. Oggi l’ad del Lingotto mica si presenta a Palazzo Chigi con il cappello in mano. No. Fa lo spiritoso, provoca.
E così, il «povero» ministro Passera, che l’altro giorno durante il suo tour brasiliano aveva detto che «anche in Europa è possibile guadagnare costruendo automobili», si è sentito rispondere col sarcasmo di chi è sicuro di avere il coltello dalla parte del manico. Si chiama ricatto, ma sempre con stile. «Sono felice che il ministro Passera si sia reso conto dei grandi risultati della Fiat in quel paese – risponde nero su bianco il manager – e certamente non gli sarà sfuggito che il governo brasiliano sia particolarmente attento alle problematiche dell’industria automobilistica. Sono sicuro che il ministro sappia che le case automobilistiche in Brasile possono accedere a finanziamenti e agevolazioni fiscali». Vabbé, quanto? Per esempio, scrive Marchionne, «per lo stabilimento nello stato di Pernambuco la Fiat riceverà finanziamenti fino all’85% su un investimento complessivo di 2,3 miliardi di euro». Basta? No. «A questi si aggiungeranno benefici di natura fiscale, quando sarà avviata la produzione di automobili, per un periodo minimo di 5 anni». E Passera, non si sarà mica offeso? Mah. «Marchionne vuole sgravi? Ne parliamo domani». Nemmeno Fornero è dispiaciuta, anzi: «Parole interessanti».
Quindi oggi Mario Monti, a meno che non decida di uscire dall’Europa per dare soldi alla Fiat (e dal 1977 ad oggi lo stato ha già cacciato 7,6 miliardi di euro esclusi gli ammortizzatori sociali) dovrà mettere sul tavolo un pacchetto di provvedimenti contro «la disaffezione all’auto» che non cambieranno la sostanza delle cose: Fiat non vende automobili in Europa perché, senza investimenti, mette sul mercato modelli che non possono reggere il confronto con la concorrenza: se nel 2007 Fiat ha venduto 2,5 milioni di automobili, per la fine del 2012 sono previste 1,350 milioni di nuove immatricolazioni, quasi la metà.
Per dare una qualche credibilità al nuovo tentativo di salvare Fiat, quasi sicuramente inutile, oggi Monti dovrà ugualmente inventarsi qualche gradito regalo. Si parla di cassa integrazione in deroga per evitare licenziamenti in massa e mantenere aperti i quattro stabilimenti (Mirafiori, Pomigliano, Cassino e Melfi), di defiscalizzazione degli investimenti in ricerca e sviluppo, e di altri interventi che sostengono indirettamente la vendita di automobili – come la diminuzione del prezzo della benzina e delle assicurazioni. A cui se ne aggiungerebbero altri più fantasiosi, tipo l’obbligo della riparazione delle auto coinvolte in un incidente presso le officine convenzionate con le compagnie (?) e – suggerisce l’Aci – l’obbligo dell’analisi strumentale per certificare il danno del cosiddetto colpo di frusta (?!).
Insomma, il governo «tecnico» oggi cercherà di arrampicarsi sugli specchi. E difficilmente fornirà «risposte certe», come ha chiesto il segretario della Cgil Susanna Camusso, pur senza fare riferimenti espliciti all’incontro Marchionne vs Monti. «Rischiamo di diventare un paese senza industrie – ha detto ieri ad un convegno su giovani & lavoro – e se qualcuno pensa di sostituire le nostre imprese bisogna che spieghi anche con che cosa le vuole sostituire. Per questo non servono tanti micro-interventi e provvedimenti da parte del governo. Siamo davvero convinti che possiamo smettere di produrre mezzi di trasporto? Se qualcuno lo pensa deve anche spiegare cosa vuole fare in alternativa, basta che non si parli di finanza creativa, che di quella abbiamo già piene le scatole tutti».

Un Commento

  1. ziomaul

    Il guaio è che se produci devi vendere! Se produci e non vendi : FALLISCI! Anche se ti regalano le fabbriche.

    In Europa non ci sono più clienti: Tutti hanno l’auto e pochissimi soldi. Cosa “tieni” un’industria che produce cose che non vende o se vuoi portarle alla vendita devi fare migliaia di migliaia di chilometri?

    In USA (e nelle Americhe in generale) ancora per qualche anno si può vendere (in USA dopo le elezioni sicuramente raddoppia il prezzo di benzina e assicurazioni), dunque conviene costruire o gestire fabbriche SOLO per qualche anno?

    Ricordiamoci della SEAT (spagnola) fatta dalla FIAT (però i soldi degli spagnoli) e poi (finiti i soldi spagnoli) venduta e “rivenduta” alla Volkswagen. Però, all’epoca cerano ancora clienti per le auto e la tecnologia tedesca fece il miracolo delle vendite.

    L’unica zona (esclusa l’Africa) che per qualche anno in più si potrà vendere le auto è l’Asia. Posto già occupato da Volkswagen, Mercedes e produzione locale e Giapponese, salvo la Ferrari, Maserati, Alfa Romeo.
    Notate che sono le uniche marche (Ferrari, Maserati, Alfa Romeo) che vogliono comperare alla Volkswagen ed altri concorrenti. Tutti sanno che la FIAT tra qualche anno dovrà chiudere TUTTI gli stabilimenti in Serbia, Polonia, Sud-America e USA (compreso l’Italia) dato che non venderà più auto in America e di già in Europa: Mancano i clienti!

    Farà la fine della Isotta! Auto bellissime, ma dato che mancavano i clienti e anche se avevano ribassato il prezzo sul 50% (ovvero in perdita), non vendevano. Le altre case automobilistiche dell’epoca avevano puntato su altri tipi di clienti (spesso esteri) e quindi prosperarono.

    Qui, caso FIAT, non è più di cercare altri spazi commerciali (Asia) o cambiare filosofia di costruzione (fare auto per “altri tipi” di persone) , in quanto oramai TUTTI hanno un auto e TUTTI non hanno più i soldi “di una volta” e i pochi clienti (Asia, Africa) sono oramai appannaggio dei concorrenti.

    Dunque se lo Stato Italiano (ma anche straniero) versa un contributo alla FIAT le sue fabbriche falliscono tra qualche anno e se NON versa un contributo alla FIAT le sue fabbriche falliscono tra qualche anno. NON CAMBIA NIENTE.! Salvo il guadagno dei capoccioni FIAT.

    Se lo Stato Italiano, invece, versa lo stesso contributo alle aziende in espansione queste fabbriche assorbirebbero tutti gli addetti della FIAT ed oltre.

    Dunque niente contributo alla FIAT ma IMMEDIATAMENTE sequestrare le sue fabbriche e conti della FIAT per redistribuirli alle aziende in espansione! Del resto, con un secolo di sovvenzioni, la FIAT è di proprietà dello Stato Italiano!

    Ciao

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