Scorie ai nativi


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In aprile «The Guardian» ha raccontato di una inchiesta delle Nazioni Unite sulle condizioni dei nativi americani (2 milioni e 700mila persone). E’ la prima indagine del genere e sarà condotta da James Anaya, il relatore speciale Onu – dal 2008 – sui popoli indigeni. Ma gli Usa non hanno gradito e la notizia è scomparsa dai media.
Negli stessi giorni Lance Henson, poeta e attivista del popolo  Cheyenne (ma il loro vero nome è Tsistsistas) inviava ad alcuni fra i più seri quotidiani statunitensi alcune notizie “radioattive” su ciò che accadeva a Fort Reno, in Oklahoma. “Molto interessante” la risposta dei giornalisti contattati che, nei due mesi successivi, non hanno pubblicato una riga. A questo punto Henson ha inviato il suo piccolo dossier al Bia, Bureau of Indian Affairs, e al Procuratore generale degli Usa (in pratica il ministro della Giustizia).
Le informazioni – scrive Henson – sono state raccolte in Oklahoma «da una indigena eroica che per ragioni di sicurezza personale vuole rimanere anonima».
Henson le sintetizza così.
«Più approfondisco e più la situazione appare peggiore. Chi sa realmente cosa è successo a Fort Reno? Da anni si parla di rifiuti pericolosi gettati lì. Dicerie o verità? Mi sono giunte informazioni anonime su quel che aveva fatto un geologo che lavorava a Fort Reno a fine anni ’70, inizio anni ’80. E’ stato licenziato quando ha presentato le scoperte al suo supervisore, ma per fortuna aveva copie del suo rapporto dove scriveva di scorie nucleari gettate a Fort Reno. All’epoca minacciarono lui e la sua famiglia. E’ un uomo anziano ora, ha lasciato l’area, ma mi hanno detto che è tornato in Oklahoma. Il tentativo di insabbiare tutto coinvolge Doi, cioè il Dipartimento  dell’Interno, l’Usda (il dipartimento statunitense dell’agricoltura), il senatore Kerr, il proprietario delle terre Keating (che è senatore repubblicano), il senatore Donald Nickles, ufficiali della Contea “canadese” (cioè il distretto dell’Oklahoma dove vivono Cheyenne e Arapaho) e di El Reno così come l’ex-avvocato della nostra tribù, Rick Grellner.
La discarica non può essere “trivellata”: qualsiasi contatto con l’acqua salata produrrebbe una reazione chimica con effetti devastanti sulla stabilità dell’isotopo radioattivo. Da quello che so di chimica, penso possa essere cesio-137, perché si lega con i cloruri. E’ tenuto in contenitori progettati per rimanere sigillati e proteggere le persone dall’esposizione; tuttavia, se queste taniche vengono intenzionalmente o accidentalmente aperte, il Cs-137 che si trova all’interno può disperdersi. L’esposizione esterna a una grossa quantità di Cs-137 può causare bruciature, malessere acuto da radiazioni e anche la morte. L’esposizione al Cs-137 può aumentare il rischio di cancro a causa delle radiazioni gamma ad alta energia. L’esposizione interna al Cs-137 attraverso l’ingestione o l’inalazione permette al materiale radioattivo di distribuirsi nei tessuti leggeri, in particolare nel tessuto muscolare, esponendoli a particelle beta e radiazioni gamma, aumentando così il rischio di cancro.
L’altra sostanza è il plutonio.
Una grossa quantità andò persa quando la Kerr-McGee (è una società di energia, coinvolta nelle vicende raccontate nel film «Silkwood» del 1983- ndr) stava chiudendo il suo impianto nel 1975. Il posto in cui fu portato non venne mai scoperto. C’è la possibilità che si tratti di Fort Reno. La compagnia petrolifera Chesapeake (la più grande negli Usa) sa di questa discarica. I suoi dirigenti stavano per avere il diritto esclusivo di trivellare in Fort Reno, se la legge1832 fosse passata. Invece non passerà. Questo spiega i provvedimenti presenti nella legge secondo cui l’Usda non potrebbe autorizzare la gestione degli scavi per nessun altro dipartimento all’interno del Governo Federale e neanche il contratto di esclusiva.
Se Fort Reno fosse aperto allo sviluppo economico, le autorità dovrebbero rendere pubblici tutti i dati nel caso si vogliano effettuare scavi, visto che i promotori vorrebbero costruire e quest’area non può rischiare di essere toccata».

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