A Charlotte Obama e Osama… (e anche Israele)


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La convention democratica, spettacolo coreografato della politica come  show da prima serata, ha consumato ieiri sera l’ultimo atto. Il protagonista  evocato con senso hollywoodiano del suspense dai comprimari nei giorni scorsi e’ infine salito sul palco. Non quello all’aperto del Bank of America stadium ma quello protetto dalle intemperie del palazzetto Time Warner (nel caso non si fosse capito quali logo contano poi sul serio in economia globale e politica). Obama ha avuto il vantaggio di “andare secondo” e quindi poter risopndere agli attacchi mossi da Romney la scorsa settimana. La sua strategia in sostanza: chiedere tempo per terminare l’opera e contrattaccare gli arcigni milionari pronti a scarificare welfare e classe media sull’altare del liberismo – promuovere l’idea di governo interventista contro il cieco antistatalismo della destra. Aiutato dall’ultimo rapporto sull’occupazione (meno 12000  domande di sussidio nell’ultimo ciclo) e un indice dow jones proprio ieri in impennata (grazie all’assist oltreoceano di Mario Draghi) Obama ha predicato ai fedeli citando Lincoln e la Bibbia e invitando l’assemblea  a tenere lo sguardo fisso al futuro e alla “provvidenza”. “Non sono piu’ solo un canidato ma il vostro presidente” ha detto in un discorso che come e’ suo stile ha miscelato i toni comepetenti dello statista coi ritmi scanditi del predicatore battista. Ci vuole tempo, ha premesso, poi la rassegna dei successi: “ho finito la guerra in Iraq e fra due anni anche quella in Afghanistan sara’ conclusa”; energia alternativa , new economy, ambiente, educazione, diritti civili per donne e minornze   – slogan certamente meno freschi di quando venivano usati 4 anni fa ma con prevedibili effetti sui fedelissimi. Nel copione, anticipato dagli spot elettorali della casa bianca,   ampio spazio al boom dell’industria delle auto che in controtendenza registra 29 mesi di crescita consecutiva dal “salvataggio” promosso da Obama. Il che ha permesso a Joe Biden, il vice “old democrat” di intonare il suo slogn preferito: “Osama e’ Morto e la General Motors e’ viva” scatenando i cori di “USA, USA”. Per un cadavere che nessuno ha visto , quello di Bin Laden e’ stato  grande protagonista dei discorsi di ieri sera, evocato ripetutamente come esempio del massimo successo di un presidente che ha vantato  anche la sua guerra “piu’ efficace” al terrorismo (apparentemente quella sempre piu’ segreta e invisibile, a base di droni, forze speciali e assassinii mirati). Non a caso non c’e’ stata menzione della mancata chiusura di Guantanamo cosi’ a lungo promessa nel 2008. Nel discorso del presidente come in quelli che l’hanno preceduto c’e’ statao in generale un tono “macho” per attaccare i repubblicani sul loro terreno: patriotismo e “americanismo” con continui omaggi ai “nostri ragazzi al fronte”, quelli dimenticati da Romney a Tampa. Una miscela di buon governo illuminato e valori patriotici con cui i democratici hanno tentato un contropiede contro  gli attacchi sull’economia che rimarranno al centro della strategia repubblicana nelle prossime dieci settimane. Una convention tutto sommato assai bene inscenata non senza pero’ alcune smagliature. La piu’ lampante avvenuta un paio di giorni fa quando alla piattaforma ufficiale del pertito si e’ voluto aggiungere due postille, la prima il riconoscimento di “dio” come valore fondamentale del partito e della tradizione culturale americana e la seconda il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele. Quest’ultima in particolare voluta apparentemente dallo stesso Obama si e’ rivelata un errore di calcolo. Una risoluzione in questo senso caldeggiata dalla lobby israeliana era stata passata dal congresso nel 1995 quando era stato deciso anche di spostare in quella citta’ contesa l’ambasciata americana. La legge pero’ e’stata sempre deferita dai presidenti in carica da Clinton in poi (compreso Bush) e l’ambasciata rimane a Tel Aviv. La rievocazione del riconoscimento simbolico di Gerusalemme capitale era chiaramente  un bieco calcolo per consolidare l’elettorato ebraico ma  quando in una seduta pomeridiana la mozione e’ stata messa al voto orale dei delegati e’ stata per tre volte sommersa di fischi prima di essere comunque adottata (vedere sotto), rivelando l’insospettato vigore di un anima effettivamente progressista nel partito e facedo fare al presidente una solenne e meritata figuraccia che non manchera’ di essere ritorta contro di lui dagli avversari.

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