Usa, classi medie povere. La colpa ai politici


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Mancano poco più di due mesi alle elezioni negli Stati Uniti e l’economia stenta a riprendersi. Il voto Usa è molto influenzato dalla situazione economica: con troppa disoccupazione, si vota contro il presidente uscente, anche se le politiche dell’avversario possono essere ancora peggiori

Barack Obama fatica a mostrare risultati concreti; le sue pressioni sull’Europa perché rilanci l’economia hanno potuto solo evitare un avvitamento della crisi, mentre anche i paesi emergenti rallentano la crescita.
Accanto a un’offensiva mediatica fatta di star televisive e sportive che si schierano con Obama, l’offensiva pre-elettorale più importante è venuta qualche giorno fa con la discesa in campo del capo della Federal Reserve Ben Bernanke che ha promesso politiche monetarie ancora più espansive. Altri acquisti di titoli di stato per permettere a Obama di spendere di più, altra liquidità per le banche in crisi, sperando che qualche dollari arrivi anche alle indebitatissime famiglie americane. Le quali stanno – quasi tutte – molto peggio di prima. A fare un po’ i conti è stato il rapporto del Pew Research Centre The Lost Decade of the Middle Class – ne ha parlato Martino Mazzonis sul suo blog su ComUnità – che documenta la caduta dei redditi in un campione di adulti che si autodefiniscono «middle class».
L’85% dichiara che oggi è più difficile mantenere il livello di vita di dieci anni fa, lo scoppio della «bolla» finanziaria ha fatto crollare di un terzo il patrimonio (il valore mediano scende da 153 a 93 mila dollari) e i redditi mediani sono caduti a circa 70 mila dollari l’anno, il 5% in meno di prima della crisi (ma già da dieci anni prima avevano smesso di aumentare).
C’è ormai una grande letteratura che mostra come tutta la crescita Usa sia stata arraffata dal 10% degli americani più ricchi; tra questi, l’1% dei super-ricchi ha preso la fetta più grossa: secondo il Congressional Budget Office Usa, tra il 1979 e il 2007, nei vent’anni prima della crisi, i redditi dell’1% più ricco sono aumentati del 277% contro il 18% registrato dal 20% degli americani più poveri; la quota del reddito nazionale al netto delle tasse dell’1% degli americani è così passata dal 7,7 al 17,1%, uno spostamento di dieci punti percentuali.
Di chi è la colpa di tutto questo? L’indagine del Pew Research Centre trova che gli americani “middle class” assegnano le responsabilità maggiori al Congresso – l’equivalente della nostra classe politica – colpevole per il 62% degli intervistati. Seguono poi le banche e la finanza (54%), le grandi imprese (47%), l’amministrazione Bush (44%), tutte percentuali piuttosto generose. Interessante lo scarso rilievo dato alla concorrenza estera (39%), mentre su Obama il giudizio è diviso, con un 34% che lo ritiene «molto», il 37% «un po’» e il 26% «per nulla» responsabile dei guai attuali.
L’«antipolitica» domina anche negli Stati Uniti, e viene cavalcata da una destra repubblicana sempre più impresentabile, mentre i disastri causati dalla finanza sembrano invisibili a metà delle vittime.

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