La democrazia distrutta nelle urne


fonte

Non bisogna pensare che la morte della politica sia fatta di eventi tragici o solenni. La politica muore di fatti minuti, locali, spesso taciuti o tenuti nell’ombra come fatti minori. Prendiamo il caso delle elezioni comunali di Catanzaro, di cui ha scritto dettagliatamente nei giorni scorsi su queste pagine Silvio Messinetti, conclusosi solo giovedì notte con la proclamazione a sindaco del candidato di centrodestra, per 130 voti e malgrado le gravi irregolarità acclarate in tre sezioni e segnalate in molte altre.
Catanzaro è uno dei pochi posti in cui il centrosinistra, contro la sua non brillante storia degli ultimi anni, era davvero riuscito a mostrare la faccia di un buon rinnovamento, grazie alla candidatura di Salvatore Scalzo, un giovane competente e appassionato, alla squadra di giovani che gli si era mobilitata attorno e all’unità convinta, per una volta, dell’intera coalizione (senza Udc, che presentava un suo candidato, verosimilmente pronto a convergere su Scalzo in caso di ballottaggio). Niente di nuovo invece a destra, dove il consolidato comitato d’affari che tiene in mano la città, pur colpito dalle mai spiegate dimissioni del “suo” sindaco eletto solo un anno fa, si era affidato all’usato sicuro di Sergio Abramo, a sua volta già due volte sindaco dal ’97 al 2005. Si vota, e lo scrutinio si blocca su tre sezioni, dove vengono fuori quisquilie come tre schede votate ma non vidimate (sintomo chiaro di uno sperimentato metodo malavitoso di controllo del voto), alcuni voti in più degli elettori registrati, alcune schede deteriorate. Si decide il riconteggio delle tre sezioni, e nel frattempo vengono fuori altre quisquilie: certificati elettorali serviti a votare due volte, elettori stupefatti per aver espresso preferenze sparite dai conteggi ufficiali, rappresentanti di lista e scrutatori che denunciano schede nulle passate per valide e schede valide passate per nelle. Nel frattempo, soprattutto, la procura apre un’inchiesta su un caso di compravendita di voti nel centrodestra segnalato dalla Digos. Scalzo e tutta la sua coalizione, nonché il candidato dell’Udc e quello di una lista civica, mandano un dettagliato esposto alla ministra degli Interni e alle altre sedi competenti per chiedere l’annullamento del voto o, in subordine, la ripetizione del voto nelle sezioni contestate. I deputati del centrosinistra di tutta la regione rivolgono allo stesso ministro un’interrogazione. Una buona fetta di cittadinanza non dorme e si mobilita. La questione è squisitamente tecnica, pane per i denti di un governo tecnico. La ministra, dicono i beneinformati, «è attenta al caso»: però per tre giorni tace. E dopo tre giorni l’ufficio elettorale, rifatti i conti, fa pure il miracolo: proclama Abramo, e contemporaneamente certifica in una dettagliata relazione anche tutte le irregolarità riscontrate, una per una. Come se le due cose fossero perfettamente compatibili.
La democrazia non è fatta solo del rito elettorale, scriviamo di continuo e giustamente su questo giornale guardando lo stato esangue della nostra. Ma che ne è della democrazia quando perfino il rito elettorale non è sottoposto a regole certe, trasparenza condivisa, fiducia reciproca? E che ne è del rito elettorale, sotto la pressione della crisi che morde, di un mercato del lavoro sotto ricatto (a Catanzaro la disoccupazione giovanile sfiora il 40%, e l’unica prospettiva di lavoro si racchiude nei call center spuntati ovunque e di proprietà dello stesso comitati d’affari che la governa) e di una destra disposta a tutto pur di mollare la presa?
Il caso non è chiuso: seguiranno ricorsi e quant’altro è dovuto. Abramo e i suoi, che nemmeno pro forma hanno emesso una sola parola di rispetto della legalità, si risparmino almeno l’ultima recita, la professione di garantismo abbinata all’accusa al centrosinistra di aver leso «l’immagine della città». Scalzo e il centrosinistra invece una vittoria più che simbolica possono incassarla: il mormorio senza denunce sul voto di scambio, comprato e venduto, che da anni accompagna le elezioni locali, stavolta è arrivato almeno nero su bianco alle sedi competenti. L’immagine della città, della politica e della democrazia l’hanno fatta a pezzi altri: adesso forse comincia a essere restaurata.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: