Finmeccanica-Enav, ecco i verbali i testimoni: “Così pagavamo i politici”


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Svolta nell’inchiesta Enav. I pm di Roma hanno ricostruito come i faccendieri “facevano i compiti” in un sistema “corrotto”. E dai verbali spuntano i nomi di Altero Matteoli, di Pierferdinando Casini, di Lorenzo Cesa e di Gianni Alemannodi CARLO BONINI

 

 

ROMA – Raccontano gli atti dell’inchiesta Finmeccanica-Enav che il Sistema era “corrotto” fin negli interstizi, le gare d’appalto “pennellate”, i fondi neri, creati con sovrafatturazioni fino al 60 per cento del valore delle commesse, la regola. Che la Politica era vorace, nelle sue richieste di denaro e non solo. Che Enav è stata “tasca” e “feudo dell’Udc”, dei suoi leader Pierferdinando Casinie Lorenzo Cesa. “Come di An”, di almeno un suo ex ministro (Altero Matteoli), della “corrente del sindacoAlemanno“, di “Gasparri La Russa“. Che bussavano a denari onorevoli del Pdl (Milanese, Floresta, Brancher), e che anche la Lega voleva un posto al sole.

E ancora: che i vertici di Finmeccanica e Selex –Pierfrancesco Guarguaglini e la moglie Marina Grossi– ne erano “pienamente consapevoli” e raccomandavano di “fare bene i compiti”, perché ne sarebbe andata della loro riconferma nella carica. Che il verminaio aveva un suo custode, Gran Ciambellano e ambasciatore della corruzione a Palazzo, Lorenzo Borgogni, dimissionario direttore delle relazioni esterne della holding, facile a confondersi se le richieste arrivavano “dal Pd o dal Pdl”. E che lui, una fetta della torta l’ha trattenuta per sé. Per stare solo ai contanti, 7 milioni di euro accumulati negli ultimi cinque anni su conti in Svizzera e Inghilterra.

Tra il giugno e l’ottobre di quest’anno, in 15 diversi verbali di interrogatorio al pm Paolo Ielo e a ufficiali di pg del Ros dei carabinieri, Lorenzo Cola, già “consulente globale di Finmeccanica” e Tommaso Di Lernia, proprietario della società “Print Sistem”, l’uomo dei fondi neri, per gli amici del giro “er cowboy” o “er magrebino”, illuminano il fondo di questo pozzo nero. Ecco il loro racconto.

Soldi all’Udc, lavori per Follini
Il 2 febbraio del 2010, negli uffici romani dell’Udc in piazza di Spagna, alla presenza dell’ad di Enav Guido Pugliesi che li ha sollecitati, Di Lernia consegna 200 mila euro in contanti nelle mani del tesoriere del partito, Giuseppe Naro. Dice: “Pugliesi mi disse che quei soldi erano destinati a Casini. Vennero consegnati al tesoriere dell’Udc, perché erano assenti sia Lorenzo Cesa (il segretario del partito, ndr) che Casini, impegnati in un’operazione di voto, secondo quanto disse il tesoriere”.

La presenza di Pugliesi e la circostanza che il “contributo” venga chiesto a un imprenditore che lavora con Enav e sia destinato all’Udc, non sono un caso. “Il braccio destro di Pugliesi in Enav, Raffaello Rizzo, aveva il ruolo di favorire le imprese che erogavano finanziamenti all’Udc. Sostanzialmente, portavano finanziamenti alle feste del partito e facevano donazioni”.

Il rapporto con l’Udc è “antico”. Sicuramente risale al primo governo Berlusconi. “Ricordo anche – aggiunge Di Lernia – che in un’occasione, per appalti a Venezia, vennero assegnati lavori alla “Costruzioni e Servizi”, società vicina a Follini, all’epoca vicepresidente del Consiglio”.

Matteoli e la corrente di Alemanno
Enav, come il suo amministratore delegato, ha due padroni. Con l’Udc, la vecchia An. Spiega Di Lernia: “Rizzo favoriva anche le imprese che erogavano finanziamenti alla frangia romana riconducibile al sindaco Alemanno. I finanziamenti agli uomini di An, secondo quanto mi ha riferito Pugliesi, avvenivano direttamente nel suo ufficio, dove gli imprenditori portavano le somme di denaro che lui poi dava agli uomini di An”.

E, in un caso, i ricordi di Di Lernia si fanno nitidi. “Enav acquisì per una cifra spropositata, circa 15 milioni di euro, un ramo di azienda della “Optimatica”, società vicina al ministro Altero Matteoli, che finanzia una fondazione a lui riconducibile.

Enav affidò a Optimatica con delibera dell’amministratore delegato, appalti per 9 milioni e 900 mila euro, di poco inferiore alla soglia per cui era necessario l’intervento del cda. Si trattava di lavori privi del valore indicato nell’assegnazione”.

Di “Optimatica”, prosegue Di Lernia, Matteoli parla direttamente con Pugliesi in un incontro a Roma. “Nieddu (ex presidente di Enav, che in un’occasione Di Lernia corrompe con 300 mila euro), mi parlò di un incontro avvenuto all’Harry’s bar tra Matteoli, Pugliesi e Tulliani di Optimatica. Matteoli, all’epoca, sponsorizzava Luigi Martini (già deputato di An) per la nomina a presidente di Enav, perché debitore verso Martini di un favore che aveva ricevuto. Non so se si trattò dell’assunzione in Alitalia, ovvero del passaggio di un brevetto o un’abilitazione del figlio di Matteoli. Circostanza che ne ha poi consentito l’assunzione in Alitalia. Martini faceva parte della commissione di concorso”.

Un fatto, a dire di Di Lernia, è certo: “L’appoggio a Matteoli garantì a Pugliesi la sua riconferma quale ad”.

Il tavolo Udc-An-Lega
I ricordi di Di Lernia sono confermati da Lorenzo Cola, che spiega: “Il potere di nomina del Cda di Enav solo formalmente apparteneva al Ministero dell’Economia. In realtà, già nel 2001, 2002 vi era un tavolo delle nomine all’interno della maggioranza composto da Brancher, Cesa, Gasparri o La Russa e un uomo della Lega. Pugliesi è sempre stato in quota Udc, originariamente riferibile a Baccini. Mentre dentro Finmeccanica il riferimento dell’Udc era l’ex deputato e consigliere di amministrazione della holding Bonferroni, che è colui cui Borgogni consegnò alla mia presenza i 300-350 mila euro, le “zucchine” che Paolo Prudente di Selex mi aveva incaricato di portargli”.

“Il Pdl e la Lega hanno bisogno”
Diventato consigliere di amministrazione di Enav, Ilario Floresta, ex deputato del Pdl, aggancia Di Lernia. Che racconta: “Mi disse che la sua nomina in Enav la doveva all’allora presidente della Commissione trasporti e dunque che doveva recuperare risorse economiche da destinare al suo partito di riferimento, il Pdl. In un’occasione mi disse che avrei dovuto dargli 500 mila euro. Mi disse dunque di attivarmi dentro “Selex” per conto della quale avrebbero dovuto essere erogate somme di denaro anche in relazione alle delibere del Cda relative alla gara europea per il “Four flight”, un software per la gestione del traffico aereo”.

Non è tutto. “In quella fase, Floresta mi disse che c’erano richieste economiche provenienti anche dal consigliere in quota Lega, credo si chiami Chiatti o Piatti. Aveva fatto pressioni per ottenere il permesso di atterrare su una pista gestita da una società controllata da Finmeccanica. Poi, voleva entrare in partita. Cioè ottenere somme di denaro”.

Brancher e i fondi Fas per Palermo
Anche i rapporti con il deputato Pdl Aldo Brancher sono intensi. Di Lernia finanzia la sua “Officina delle libertà” e ha come interlocutore il suo spicciafaccende Fabrizio Gori, “sua emanazione”. “Brancher doveva intervenire su Lombardo (il governatore della Sicilia, ndr) perché venissero messi a disposizione i fondi Fas per l’aeroporto Falcone-Borsellino. E venne fatto un accordo, alla presenza di Gori, che prevedeva il versamento di 300 mila euro ad Antonino Vecchio Domanti, dirigente di Enav. Somma che consegnai in contanti”.

“Pd? Pdl? Maremma puttana”
“In Finmeccanica era Borgogni incaricato di erogare somme a rappresentanti politici ed istituzionali”, spiega Cola. E almeno un’intercettazione telefonica, conferma le sue parole. Il 21 settembre 2010, Borgogni parla con un tale Marco. “Mi ha chiamato “Filippo” – dice Marco – Per quella cosa che facciamo ogni anno della loro offerta di partito a Milano… Del Pd.. credo sia una cosa del Pdl. Mi ha detto che gli hai indicato che non volevi comparire come Finmeccanica, ma con una società esterna”.

Borgogni va fuori dai gangheri. Non vuole che di quella roba si parli al telefono: “Marco, Maremma puttana, Marco… “. Chiosa il pm Paolo Ielo: “È emblematico l’equivoco Pd, Pdl. Si spiega solo con la circostanza che il flusso di finanziamenti è in tutte le direzioni politiche, è sistemico”.

“Quel pm vuole fare il milanese”
E dire che in Enav e Finmeccanica pensavano sarebbero riusciti a farla andare diversamente questa storia. In un’intercettazione ambientale, Giampaolo Pinna, responsabile della security di Enav, ora indagato per favoreggiamento, la dice con la pancia, la minaccia: “Questo Ielo pensa di fare il milanese, ma a Roma le cose si fanno alla romana. O si calma o lo calmano”. Non lo hanno “calmato”.

Un Commento

  1. ziomaul

    Mi sembra chiaro che il PD non centri nulla! Dunque non era verso tutti i partiti ma solo verso specifici partiti.

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