Il caporale Shalit è libero “Sto bene, mai dubitato”


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Il militare israeliano rilasciato dopo oltre cinque anni di prigionia nella Striscia di Gaza. Spiragli per il processo di pace: il Quartetto (Ue, Usa, Russia Onu) annuncia una riunione per il 26 ottobre. Napolitano: “Liberazione sia seme per il dialogo”. Ad accogliere il militare anche il premier Benjamin Netanyahu
GERUSALEMME – “Ho sempre confidato che sarei stato rimesso in libertà. Sto bene, Hamas mi ha trattato bene. E spero che questo accordo possa aiutare il processo di pace tra israeliani e palestinesi”: sono queste le prime parole pronunciate da Gilad Shalit da uomo libero. Dopo oltre cinque anni di prigionia nella Striscia di Gaza, il caporale israeliano sequestrato nel giugno del 2006 da un commando palestinese e oggi venticinquenne, è stato trasferito da Gaza in territorio egiziano all’altezza della città di Rafah. Da qui è stato preso in consegna dall’esercito israeliano ed è poi entrato in territorio israeliano. In serata è arrivato a casa nel villaggio di Mitzpé Hila, in alta Galilea. Migliaia di persone lo attendevano con striscioni e bandiere. Ma il primo, commovente ritorno a casa è avvenuto quando ha potuto riabbracciare i genitori nella base militare israeliana di Tel Nof, insieme alle autorità con in testa il premier Benjamin Netanyahu. Sulla base di un accordo con Hamas, il suo rilascio è avvenuto in cambio della liberazione di 1027 detenuti palestinesi.

Nella prima intervista concessa dopo il rilascio, Shalit ha rivelato di aver appreso una settimana fa che sarebbe stato liberato. Gli è mancata la sua famiglia, parlare e vedere la gente. E la prima cosa che intende fare una volta tornato a casa è “stare con la famiglia e con gli amici”, ha detto alla televisione egiziana. Teso e stanco, ha lanciato un auspicio di pacificazione, dicendosi “molto felice” per il fatto che migliaia di palestinesi ancora detenuti nelle carceri israeliane saranno liberati e potranno tornare a casa e aggiungendo: “sarò felice se i prigionieri palestinesi liberati non torneranno a combattere contro Israele”.

Dimagrito, ma in buona salute. Nelle prime immagini diffuse dalla televisione egiziana, Shalit è apparso dimagrito ma in buona salute, con indosso una camicia chiara e un cappellino scuro. Alle sue spalle Ahmed Jaabri, il comandante militare di Hamas che lo ha accompagnato in territorio egiziano. In una foto diffusa poco prima, il giovane militare – il cui volto sorridente, quasi da bambino, incorniciato dagli occhiali, è stato mostrato moltissime volte durante questi anni – appariva con un lieve sorriso sulle labbra, con i capelli tagliati e ben rasato.

Le tappe. Lo scambio si è svolto senza intoppi: Shalit è stato trasferito a Rafah a bordo di un Suv, che poi ha fatto velocemente rientro a Gaza. Come da programma, il negoziatore israeliano per il suo rilascio, David Meisan – alto funzionario del Mossad, i servizi segreti israeliani – ha identificato formalmente in Egitto il caporale e si è assicurato delle sue condizioni di salute.

In cambio della liberazione di Shalit, Israele si è impegnata a liberare dalle carceri un migliaio di detenuti palestinesi. Il primo convoglio ha lasciato questa mattina la base militare di Ofer, in Israele, fuori la città di Ramallah, in Cisgiordania. Le loro famiglie sono accorse a Rafah per accogliere i loro cari. A una trentina di loro, però, non sarà permesso di tornare a casa: quelli considerati i più pericolosi da Israele saranno esiliati in Giordania, Turchia, Qatar e Siria. Mentre Shalit arrivava in territorio israeliano, nelle piazze palestinesi, da Gaza a Ramallah, un’atmosfera di gioia salutava i primi reduci delle carceri israeliane.

Nel villaggio di Mitzpeh Hila, in Alta Galilea, dove vivono gli Shalit, l’intera comunità si è stretta attorno alla famiglia: fuori dalla loro abitazione è stato montato un grande schermo sul quale scorrevano i messaggi twitter di congratulazioni e gioia. Amici e conoscenti hanno seguito in diretta tv le fasi del rilascio fra abbracci e lacrime di sollievo. Canti di gioia e acclamazioni lo hanno accolto fuori casa, mentre nel villaggio si scatenavano caroselli di festeggiamento e in molti scoppiavano in pianti di gioia.

I genitori del caporale, Noam e Aviva, erano partiti questa mattina da casa a bordo di un pulmino scortato dalla polizia che li ha portati alla base militare di Tel Nof, nel centro d’Israele, dove hanno atteso il figlio. Qui il loro incubo ha avuto fine: lo hanno riabbracciato insieme agli altri figli, Yoel e Hadas, e ai nonni Tzvi e Yael. “E’ uno dei giorni più felici della mia vita” ha detto il padre del caporale, Noah Shalit.

Lo scambio. Fin dall’alba veicoli con a bordo detenuti palestinesi hanno lasciato le carceri israeliane per lo scambio: l’accordo tra il governo di Benjamin Netanyahu e Hamas, che controlla la Striscia di Gaza, raggiunto attraverso la mediazione egiziana, comporta il rilascio di diverse centinaia di palestinesi  – 1027 in tutto – rinchiusi nelle prigioni dello stato ebraico. Nell’imminenza dell’operazione, da ieri sera erano off limits, come “zona militare”,  3 i valichi a sud d’Israele verso la Striscia di Gaza e il Sinai egiziano.

I detenuti palestinesi, concentrati dalle prime ore dell’alba al valico di Kerem Shalom, a ridosso della linea di demarcazione con Gaza, e nella base militare israeliana Ofer, a pochi chilometri da Ramallah (Cisgiordania), sono stati presi in consegna dalla Croce rossa internazionale. “Già ora possiamo dire che la prima fase dello scambio di prigionieri con Israele è stata completata con successo”, ha annunciato il portavoce di Hamas, Saleh Barhum, in collegamento con Al-Jazeera. “La prima fase – che interessa oggi 477 prigionieri – è andata bene ed è stato scarcerato il primo gruppo di detenuti palestinesi”, ha affermato. “Per quanto riguarda la seconda fase – che prevede in un secondo momento la liberazione di 550 prigionieri – siamo fiduciosi perché abbiamo avuto ampie rassicurazioni da parte degli egiziani, non credo che gli israeliani possano oggi permettersi di non rispettare gli accordi”.

Superati ieri gli ultimi ostacoli. L’ultimo ostacolo allo scambio è stato superato ieri in tarda serata, qundo è arrivato il via libera della Corte suprema israeliana che ha respinto il ricorso presentato dai parenti delle vittime di attentati perpetrati da alcuni dei detenuti palestinesi che saranno liberati. Una decisione ampiamente prevista, considerando l’importanza politica dell’accordo. Davanti alla Corte c’è stato un drammatico confronto tra il padre di Gilad Shalit, Noam, e i congiunti di vittime di attentati che chiedevano di non procedere a uno scambio “immorale”, equivalente a un insulto alla memoria dei loro cari e un “premio al terrorismo”. In difesa dell’accordo – descritto come rischio calcolato, frutto di uno stato di necessità – si è pronunciato l’avvocato dello Stato. Poche ore dopo la decisione della Corte suprema l’operazione ha preso il via.

Nuove aperture per il processo di pace. Malgrado le polemiche, lo scambio ha il sostegno della grande maggioranza degli israeliani: secondo l’ultimo sondaggio del quotidiano Yedioth Aharonoth, la decisione di Netanyahu è condivisa dal 79 per cento dei cittadini. L’accordo ha già avuto effetti positivi, con nuovi spiragli per il processo di pace: il Quartetto (Ue, Usa, Russia e Onu) ha annunciato una riunione per il 26 ottobre prossimo cui parteciperanno anche israeliani e palestinesi, anche se non in colloqui diretti bensì in incontri ‘separati’ tra il team per il Medio Oriente e i rappresentanti delle due parti.

“Dopo questo rilascio ci saranno ripercussioni positive sul processo di pace in Medio Oriente che in questo momento è in una fase di stallo”, ha commentato il segretario generale dell’Onu Ban ki-Moon.

Il messaggio di Napolitano. Anche Giorgio Napolitano si augura che “l’accordo che ha portato alla liberazione di Gilad possa essere il seme di una nuova stagione di dialogo e di un rinnovato anelito verso la pace”. Il capo dello Stato ha espresso la propria “gioia sincera e affettuosa del popolo italiano in un messaggio al presidente israeliano Shimon Peres.

Più contenuto il sollievo della comunità ebraica romana, che ha tenuto la gigantografia di Shalit appesa fuori alla Sinagoga insieme alle immagini degli altri soldati scomparsi. “Non possiamo essere totalmente felici, perché avremo dei criminali in più in giro per il mondo”, ha commentato il presidente della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, nel corso della festa in Campidoglio per la liberazione di Shalit. “E’ impossibile – ha aggiunto Pacifici – esprimere totale gioia quando 1.027 terroristi, che hanno preso bambini che fuggivano e li hanno uccisi, sono ora liberi”.

Allentata tensione Israele-Egitto. Grazie all’intesa si è allentata anche la forte tensione politica e militare nei rapporti di Israele con Hamas e soprattutto con l’Egitto, pubblicamente ringraziato dal premier israeliano per il ruolo cruciale svolto nel facilitare l’accordo di scambio. E’ in questo clima di maggiore buona volontà che si inserisce la notizia, giunta dal Cairo, di un imminente scambio di detenuti tra i due Paesi: Israele si preparerebbe a liberare 81 prigionieri egiziani in cambio di due israeliani: Ilan Grapel, accusato di spionaggio dall’Egitto, e Oda Tarabin.

A quanto risulta, la maggior parte degli egiziani sono detenuti per reati comuni. Secondo un’anonima fonte diplomatica, citata dall’agenzia egiziana Mena, la liberazione dei due israeliani rientra in uno sforzo complessivo per allentare le tensioni tra Egitto e Israele e dovrebbe portare al ritorno al Cairo dell’ambasciatore israeliano dopo un’assenza di circa un mese, in seguito all’assalto all’ambasciata israeliana da parte di manifestanti egiziani.

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