Lettonia, sciolto il parlamento


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Gli elettori lettoni hanno detto sì a stragrande maggioranza allo scioglimento del parlamento nazionale, il Saeima. Il referendum sulla permanenza o meno del parlamento, svoltosi sabato, era stato voluto dal presidente della repubblica Valdis Zatlers prima della scadenza del suo mandato, alla fine di maggio, in polemica con la decisione dei deputati di concedere l’immunità a un loro collega indagato per corruzione. Zatlers, un medico “prestato” alla politica ma non iscritto a nessun partito, aveva sollevato scalpore con la sua affermazione di essere “stanco di vivere in un Paese dominato dalle menzogne, dal cinismo e dall’avidità”.

Pochi giorni dopo i deputati si sono vendicati di Zatlers, come previsto, negandogli la rielezione ed eleggendo al suo posto Andris Berzins, un politico di centro-destra (come Zatlers) che in passato è stato anche primo ministro. In Lettonia il presidente non ha il potere di sciogliere il Saeima, parlamento unicamerale con 100 seggi, dal quale viene eletto ogni quattro anni. L’attuale Saeima era uscito dalle elezioni politiche dell’ottobre 2010, che avevano confermato una larga maggioranza a una coalizione di partiti di centro-destra. Ora, stanti i risultati schiaccianti del referendum, dovranno essere convocate al più presto nuove elezioni politiche ma non è detto che esse modifichino gli attuali equilibri tra i partiti.

In Lettonia da tempo la politica esaspera e anticipa il trend visibile anche in Scandinavia. Si registra il dominio dei partiti di centro-destra e di destra anche estrema, mentre le forze identificabili come “centro-sinistra” non vanno oltre il 30 per cento dei voti (peraltro l’affluenza alle urne è sempre molto bassa, intorno o sotto il 60 per cento dell’elettorato). Non mancano neppure i neonazisti, che in questo paese hanno anche la sponda costituita dai vecchi nazisti, i sopravvissuti di due divisioni della “Legione lettone” delle Waffen SS che tra il ’41 e il ’45 combatterono fianco a fianco con i tedeschi contro l’Armata rossa e che oggi sono considerati eroi nazionali. Le loro sfilate a Riga sono sempre autorizzate dal governo e, seppur non molto numerose, riscuotono un generale consenso.

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