Tangenti alla khazaka


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di Stefania Maurizi

Le mazzette chieste a Italcementi. I fondi negati a Todini. Il business dell’Eni. Dai cablo gli affari italiani nel Paese dell’Est. Da un cablo del 2009 emergono tutti i retroscena degli affari italiani nel regno di Nazarbayev

(24 giugno 2011)

E’un Paese grande quanto l’Europa occidentale. Con enormi risorse naturali. E’ il primo produttore al mondo di uranio, undicesimo per riserve di petrolio (subito dopo Libia e Nigeria), eppure la sua popolazione si piazza al 92esimo posto per reddito lordo pro capite (12.700 dollari), superata da Bielorussia e Bulgaria. E’ il Khazakistan di Nursultan Nazarbayev, padre padrone fin dal 1991, immediatamente dopo il collasso dell’Unione Sovietica. Una nazione importante per l’Italia, che dipende dal petrolio kazako estratto anche dall’Eni. Ora, però,un cablo del 2009 ottenuto da WikiLeaks che “l’Espresso” pubblica in esclusiva, racconta i retroscena degli affari italiani nel regno di Nazarbayev.

A parlare con i diplomatici Usa è un alto funzionario della nostra ambasciata ad Astana, di cui proteggiamo il nome per evitargli possibili ritorsioni. “Nel 2008”, recita il cablo, “lo scambio commerciale tra le due nazioni ha toccato i 13 miliardi di dollari, 12 sono le esportazioni dal Kazakistan, essenzialmente petrolio”. Non sorprende, dunque, che la prima azienda italiana in Khazakistan sia Eni. La seconda è Italcementi: il colosso della famiglia Pesenti, azionista del “Corriere della Sera”, che ha acquisito la fabbrica kazaka Shymkent nel ’98. Ma “le operazioni della Shymkent”, spiega il funzionario, “sono state problematiche a causa delle pressioni delle autorità locali”: la “produzione della fabbrica viene fermata di frequente dalle autorità locali, che sostengono che l’azienda non ha i “necessari permessi”. E questo è un pretesto per chiedere tangenti o altro”.

Non vanno meglio le cose per il Gruppo Todini “controllato da una politica italiana di spicco, Luisa Todini, e che in Kazakistan è attivo da 12 anni nel settore delle costruzioni e delle strade”. “Il gruppo”, registrano gli americani, “ha completato due tratti stradali”, ma, racconta il funzionario, “il ministro dei trasporti del Kazakistan ha pagato Todini circa 8 milioni di dollari meno dell’importo dovuto. E anche se l’impresa avrebbe il diritto di ricorrere a un arbitrato internazionale, che probabilmente vincerebbe, è riluttante a farlo per paura di compromettere affari futuri”.

Né l’esperienza sarebbe un caso isolato per Todini, che “sta completando un quinto del tratto stradale tra Astana e Borovoye, mentre le altre quattro porzioni di strada sono costruite da un’azienda iraniana e da due kazake”. “Tutte le imprese, inclusa la Todini, sono state costrette a procurarsi i materiali a prezzi almeno sette volte maggiori di quelli ufficiali, senza la possibilità di poter recuperare il pagamento dal ministro dei Trasporti”.

Dai cablo di WikiLeaks emerge un ritratto devastante di un Paese dalla “corruzione endemica” e dalla classe politica sui generis. Con un primo ministro, Masimov, che due giorni dopo l’annullamento della sua visita in Usa, viene sorpreso dai diplomatici americani a ballare “in modo animato in uno dei night club più trendy di Astana”, mentre l’ex ministro della Difesa, Akhmetov, “si rilassa nel vecchio modo dell'”homo sovieticus”: beve fino a stordirsi”.

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