La ricetta: tassiamo i ricchi


fonte

di Paola Pilati

La proposta di Luigi Abete, big del capitalismo nazionale, va dritta al punto: ‘la riforma fiscale è necessaria ma l’unica soluzione è quella di spostare il carico da un ceto all’altro’. Non la patrimoniale, ma qualcosa che ci assomigli. E più Iva

(21 giugno 2011)

La riforma fiscale? Dobbiamo farla, e farla oggi. Anche con una tassa sul patrimonio”. Grossa, è grossa. Che Luigi Abete sia impazzito? Come può essere che un rappresentante del padronato con la sua esperienza si trasformi in un tribuno? Eppure c’è una novità che spira dal fronte dei signori delle imprese. Un’aria da “discesa in campo” con mezzi e stile diversi da quelli utilizzati a suo tempo da Silvio Berlusconi. Se la politica è irresoluta, il governo litiga, le forze sociali sono piegate dalla crisi, e intanto l’industria perde posizioni a favore di India e Corea e il paese diventa il malato cronico d’Europa, Abete si prende il ruolo di centravanti di sfondamento e tira in porta: eccovi la proposta, basta meline.

Da un lato c’è il carattere dell’uomo, che pur non avendo dietro di sé un’impresa da Gotha industriale ha accumulato un cursus honorum record: ex presidente di Confindustria, presidente della Bnl conquistata dai francesi di Bnp Paribas, presidente da un biennio di quella tecnostruttura lobbistica del capitalismo che è l’Assonime (e pronto a un altro biennio), senza dimenticare il ruolo di “speaker” della consulta delle imprese di Roma, laboratorio di come dovrebbe evolvere viale dell’Astronomia. Dall’altro lato c’è l’interesse del ceto industriale a tracciare un percorso per far svoltare il paese, anche rompendo i recinti e le divisioni del proprio fronte: un “patronat” alla francese che metta insieme industria, banche, assicurazioni, commercio, e magari anche agricoltura e cooperative – sostiene Abete – ci darebbe più peso e ci farebbe stare meglio. E lavora per costruirlo. Ma andiamo con ordine.

Esporsi sul fisco, di questi tempi: chi ve lo fa fare?

“Una riforma fiscale è necessaria per la crescita del paese. Ma se vogliamo restare in Europa non possiamo illuderci che ci sia spazio per diminuire la pressione fiscale, e neanche sperare che le risorse arrivino dalla lotta all’evasione o dai tagli della spesa pubblica: la prima non produce cifre certe e valutabili preventivamente, i secondi sono destinati a farci rientrare nei parametri europei, non a sostenere i redditi”.

Dunque?
“C’è un solo sistema: spostare il carico fiscale da un ceto all’altro e su imposte più utili alla crescita”.

A chi toccherà più carico?
“Partiamo dalla prima mossa: chiediamo un forte spostamento del carico fiscale dalle imposte dirette all’Iva, concentrando il taglio dell’Irpef sui ceti meno abbienti. Di che grandezze sto parlando? Di 40 miliardi di Iva in più, che servono per alleggerire di 13 miliardi le imposte sui redditi più bassi, abbattendo l’aliquota minima del 23 per cento al 20; e che permetteranno di disporre di 8 miliardi da destinare a quanti si trovano sotto la soglia del reddito tassabile, e di altri 15 per integrare il sussidio di disoccupazione”.

Sull’aumento dell’Iva la Confcommercio è fieramente contraria perché, dice, farà diminuire i consumi. Il sindacato perché peserà sui più deboli. Cosa risponde?
“Che non è vero, perché se io aumento il reddito disponibile di quelle fasce che oggi devono stringere la cinghia, loro spenderanno di più, e quindi al contrario l’operazione rilancia la domanda interna. In questi anni i ceti abbienti non hanno cambiato sostanzialmente i loro consumi, anche a costo di sostenerli attingendo ai risparmi. Il risultato delle aliquote Iva agevolate sui beni di prima necessità, è che avvantaggiano proprio i più abbienti, che consumano di più, non gli altri. Noi pensiamo che si debba intervenire proprio su quelle aliquote del 4 e del 10 per cento, portando gradualmente tutto al 20 per cento. Comunque l’importante è che si intervenga massicciamente sull’Iva; gli interventi fiscali di cui si discute in questi giorni non sono una riforma ma un palliativo”.

E intorno al tabù delle rendite finanziarie, ci girate a largo?
“Neanche per sogno: anche qui, invece di avere una aliquota al 12,50 e una al 27, proponiamo di portare la tassazione di tutte le rendite finanziarie al 18-20 per cento; ed estendiamo la cedolare secca del 20 per cento sugli affitti dalle sole persone fisiche, a tutti”.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: