Con me i milanesi torneranno al voto


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Giorgio Salvetti

Hai subìto dalla Moratti un attacco surreale, scorretto e violento. Hai scelto di rispondere con fermezza ma senza abbassarti al suo livello. Credi davvero che la tua «forza gentile» sarà vincente?
Sono gentile certo, questo è il mio modo di essere e di rapportarmi agli altri. Con gli avversari e soprattutto con i cittadini con cui ho deciso di confrontarmi su problemi reali. Ho parlato per mesi di lavoro – a Milano un ragazzo su quattro non ha lavoro e molti sono precari – della casa, a partire dalle case popolari, di ambiente e contrasto alle infiltrazioni mafiose. Per me questo è fare politica. Ma sono anche forte. Di fronte agli insulti e alle menzogne non si può non rispondere con toni altrettanto duri. Con una differenza però. La Moratti volutamente e premeditatamente ha voluto ricorrere a falsità e colpi bassi. Io le ho risposto con la verità e con i fatti.
Però con quell’aggressione la Moratti ha stravolto l’agenda degli ultimi giorni su temi assurdi. Eppure non mancano gli spunti per attaccarla con altrettanta forza e su temi ben più attuali e scottanti.
Ho detto che la Moratti è uguale a Berlusconi e Lassini. Berlusconi è stato salvato dall’amnistia, io invece sono stato assolto perché ho deciso di non avvalermi dell’amnistia. Una cosa che non fa nessuno. E poi, come hanno ricordato vari esponenti della mia coalizione, la Moratti è stata condannata dalla Corte dei conti per come ha gestito i soldi del Comune. Toni duri certo, ma su argomenti veri, non su cose inventate di trent’anni fa.
E la bat-caverna di suo figlio o i candidati impresentabili del Pdl…
Queste sono cose che i milanesi ormai sanno benissimo. Basta andare su internet, o meglio ancora, fare come me e girare tra i cittadini nei quartieri. Anche l’ultimo giorno di campagna sono andato al Gratosoglio e al quartiere Stadera. Un conto è guardare la tv – due tg su tre della Rai e tutti quelli di Mediaset – un conto è vedere la realtà. Per le strade continuo a incontrare persone che con i fatti mi dimostrano che hanno deciso di cambiare e di votare in modo diverso. Parlo di delusi e indecisi, ma anche di persone che votavano dall’altra parte. Faccio campagna elettorale in questo modo dallo scorso giugno e così mi sono conquistato sul campo la fiducia parlando dei problemi reali con persone reali. Nessuna calunnia può cancellare o farmi cambiare questo modo di lavorare. Credo sia giusto e vincente anche contro le calunnie e i 12 milioni investiti dalla Moratti.
Ecco, i soldi. Al di là del cospicuo capitale messo a disposizione della Moratti dal marito, non credi che la famosa borghesia illuminata milanese che tu ben conosci avrebbe potuto spendersi di più per te? La tua campagna ha raccolto 800 mila euro, pochini. Al secondo turno potrebbero fare meglio?
Sto constatando che grazie al mio lavoro quotidiano, che ha reso concreta la possibilità di battere il centrodestra, e soprattutto dopo il colpo basso della Moratti, molti di quelli che stavano a guardare, o addirittura persone che non mi sono vicine, hanno deciso di schierarsi e di impegnarsi. Ieri 101 esponenti di quella che definisci borghesia milanese hanno firmato un appello per sostenermi pubblicamente.
Letizia Moratti ha organizzato un faccia a faccia con Mattia Calise, il giovane candidato del Movimento 5 Stelle. Niente colpi bassi per lui. Sa benissimo che i grillini sono fondamentali al secondo turno. Come pensi di portarli dalla tua parte?
Non credo che loro daranno indicazioni di voto né che si facciano portare da qualche parte. Al Movimento 5 Stelle interessano i programmi e credo che non si possano avere dubbi su ciò che per loro è il meno peggio. Soprattutto sul tema della partecipazione e sul modo di fare politica: entrambi pensiamo che i milanesi non devono più essere sudditi ma cittadini. Non è solo un punto del programma, sarà il mio modo di essere sindaco.
Credi davvero che la tua candidatura stia convincendo anche gli astensionisti e i delusi di sinistra?
Non ho dubbi. E’ stata proprio questa la spinta che mi ha convinto a candidarmi. L’estate scorsa mi dissero se ti candidi tu dopo 15 anni torniamo a votare e lo facciamo volentieri. Questa spinta ha convinto molti che non si impegnavano più a darsi da fare in modo spontaneo nei tanti comitati di quartiere. Sto parlando di singoli ma anche di tante associazioni e del volontariato che prima erano molto attivi sui loro temi specifici e che adesso hanno voluto impegnarsi insieme a me per cambiare tutta la città. Il risultato si vede. Per la prima volta non c’è un candidato piovuto dall’alto e invece c’è un programma costruito dal basso, entrambi sostenuti da una coalizione mai così ampia e allo stesso tempo unita.
La sinistra nazionale a Milano arriva sempre tardi e male. Ti sei sentito appoggiato anche dai leader nazionali dei partiti che ti sostengono?
Ho sentito l’appoggio di tutta la coalizione, anche dei dirigenti nazionali. Abbiamo avuto la capacità di tenere insieme il dibattito sulla città e i temi nazionali. Dall’altra parte invece Berlusconi e i suoi hanno puntato sulla bagarre nazionale, con il risultato che alla fine si stanno dividendo. Basta pensare alla Lega.
Non credi che il loro sia solo un gioco delle parti ma poi comunque i voti, che vadano al Pdl o alla Lega, alla fine li incasserà sempre la Moratti?
Non credo, penso ci sia un divisione molto più profonda. Non si tratta solo di mosse tattiche o di scosse fisiologiche tipiche prima delle elezioni. Sono piuttosto crepe profonde. L’elettorato della Lega ha sempre meno voglia di subire Berlusconi e il Pdl. E forse qualche risultato potrebbe già essere evidente al secondo turno.
Hai chiuso la campagna elettorale alla grande con Vecchioni in piazza Duomo, ma ieri le luci a San Siro sono state tutte per il Milan di Berlusconi. E questo dopo che l’arbitro aveva già fischiato la fine della campagna elettorale. Quanto conterà?
E chi lo sa… Non posso valutarlo. E’ la prima volta che assistiamo a un appello così esplicito ai tifosi per fini politici ed elettorali. Ma allo stadio si tifa col cuore, alle urne bisognerebbe votare con la testa.

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