Conservatore nei valori ed euroscettico. Ecco la carta d’identità del vincitore delle elezioni finlandesi


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(AFP Photo)Da ieri sera il faccione gioviale di Timo Soini, il leader del partito Perussuomalaiset (“Veri Finlandesi”), si allarga in un sorriso. Rispettando i sondaggi più ottimisti della vigilia del voto, i Veri Finlandesi sono arrivati terzi nelle elezioni politiche. Avendo ottenuto il 19 per cento e 39 seggi su 200, il partito di Soini ha conquistato soltanto 1.700 voti in meno dei Socialdemocratici (19,1 per cento, 42 seggi) e 39.000 voti in meno dei vincitori della Coalizione nazionale di centrodestra (20,4 per cento, 44 seggi). Invece il Partito di Centro, che era arrivato primo nel 2007, ha subito una severa emorragia, fermandosi al 15,8 per cento e a 35 seggi (ne aveva 51). Suppergiù stabili l’Alleanza di Sinistra (8,1 per cento, 13 seggi), i Verdi (7,2 per cento, 10 seggi), il Partito del Popolo Svedese (4,3 per cento, 9 seggi) e i Cristiano-Democratici (4 per cento, 6 seggi).

Il risultato della destra populista dei Veri Finlandesi premia una lunga camminata politica, che negli ultimi anni ha cambiato passo ed è diventata una corsa: nel 1999 si accontentarono dell’1 per cento (e di un seggio), nel 2003 ritoccarono il loro risultato (1,6 per cento e 3 seggi), nel 2007 iniziarono a contare qualcosa (4,1 per cento e 5 seggi) e nelle elezioni europee del 2009 fecero per la prima volta paura all’establishment politico finlandese (9,8 per cento). In quest’ultima occasione, il leader euroscettico Soini si accaparrò uno dei 13 seggi di Strasburgo destinati alla Finlandia e si rivelò il candidato con più preferenze in assoluto.

In realtà, pur nati nel 1995, e quindi piuttosto giovani, i Veri Finlandesi non sono sorti dal nulla, ma hanno raccolto l’eredità del Partito Rurale Finlandese in cui lo stesso Soini ha militato fin da adolescente e da cui provengono non soltanto i fondatori dei Veri Finlandesi ma anche molte delle loro idee e del loro affetto nostalgico per una Finlandia contadina e appartata, scomparsa da decenni.

Il Partito Rurale, guidato con abilità da Veikko Vennamo e poi più goffamente da suo figlio Pekka, attraversò tutta la seconda metà del Novecento, sperimentando talvolta risultati elettorali a doppia cifra e assaggiando anche qualche incarico di Governo. L’origine dell’aggiornato racconto politico di Soini va ricercata proprio nella storia del Partito Rurale e nel suo populismo d’epoca, che era diretto soprattutto a quei piccoli contadini che, a partire dal dopoguerra, sono man mano stati costretti all’inurbamento, ma hanno continuato a sentirsi come i depositari della finnicità più genuina.

Il programma politico dei Veri Finlandesi misacela un approccio all’economia piuttosto di sinistra, in cui c’è largo spazio per il mantenimento del welfare state, e una difesa conservatrice dei valori tradizionali. La posizione sull’immigrazione è di chiusura, ma si tratta più che altro di un tema in potenza, visto che di stranieri in Finlandia ce ne sono pochi, o comunque non abbastanza perché essi diventino centrali nel dibattito politico ed elettorale. Il perno propagandistico attorno a cui Soini e i suoi hanno efficacemente fatto volteggiare la propria campagna elettorale è quello dell’euroscetticismo. I Veri Finlandesi oppongono un “no” assoluto a ogni ipotesi di utilizzare ancora quattrini finlandesi nel bail-out atteso in Portogallo, che dovrebbe seguire quelli accordati all’Irlanda e alla Grecia.

Folte soppraciglia biondicce, guance ultrafloride da buon commensale, una testa massiccia che si avvita su un collo taurino, un sorriso bonario che ha qualcosa in comune con quello di Shrek e un corpaccione oversize, Timo Soini sa conquistare le folle. Chi conosce l’idioma finnico assicura che il capo dei Veri Finlandesi ha un’oratoria in cui le cose difficili sembrano semplici e che nei suoi discorsi il gergo politico si diluisce in una lingua quotidiana, fatta di frasette brevi, più inclini all’ironia che alla sovrabbondanza di subordinate bizantine.

Soini sarà senz’altro un vero finlandese, nazionalista e legato alle radici patrie, ma non lo è calcisticamente: della sua divisa di ordinanza fa parte la sciarpa del Millwall, un club calcistico londinese che gioca nella Championship, la serie B inglese, e che riceve un tifo idolatrico da parte del politico finnico. Forse il Millwall esercita il suo fascino su Soini per essere una squadra delle periferie londinesi, non troppo dissimili dalle periferie di Espoo, nell’hinterland di Helsinki, in cui lui stesso vive orgogliosamente da sempre. Cosa che fornisce combustibile alla sua allure da uomo qualunque e gli garantisce un certo successo anche nell’elettorato di sinistra, specie nel voto locale; uno studio dettagliato dell’Ufficio di Statistica finlandese ha rilevato come nelle elezioni municipali del 2008 i Veri Finlandesi abbiano rosicchiato voti soprattutto alla sinistra moderata del Partito socialdemocratico e a quella radicale dell’Alleanza di sinistra.

Forse invece il Millwall piace a Soini per il fatto di essere una scelta minoritaria, così come minoritaria è, nel suo paese, la fede cattolica che ha deciso di abbracciare dopo l’incontro con una suora irlandese e che è praticata, nella Finlandia luterana, da meno di una persona su cento. Eppure sono proprio le minoranze a temere di più l’ascesa dei Veri Finlandesi, in primo luogo quella di lingua svedese (circa il 5 per cento della popolazione complessiva), che è concentrata nelle regioni sudoccidentali ed è provvista di un partito politico di raccolta, il Partito del Popolo Svedese, che fin dal 1972 ha partecipato a tutti gli esecutivi di Helsinki, di ogni colore politico.

I Veri Finlandesi, infatti, propongono di scardinare il bilinguismoesistente nel paese e di eliminare l’obbligatorietà dello studio dello svedese nelle scuole. A questo proposito, anche il ministro degli Esteri di Stoccolma, il conservatore Carl Bildt, si è detto preoccupato del risultato elettorale raggiunto dal partito di Timo Soini nel paese vicino e il settimanale svedese The Local, nei giorni scorsi, ha addirittura pubblicato un allarmato report sulle minacce che in Finlandia si stanno addensando sulla tutela della lingua svedese.

Componente di una minoranza, ma temuto da altre minoranze, Soini vive anche la contraddizione di un amore più volte proclamato per l’Irlanda, in cui ha trovato la fede cattolica, e la sua opposizione ai salvataggi all’interno dell’Unione europea, di cui proprio l’Irlanda è uno dei beneficiari. E sarà comunque proprio l’irritazione dei cittadini finlandesi verso i bail-out, che cresce e ha premiato il partito di Soini, a creare grattacapi a Bruxelles (ironia vuole che Olli Rehn, il commissario europeo per gli Affari Economici e Monetari, sia anche lui finlandese). Infatti, quale che sia il Governo che nascerà a Helsinki dopo una difficile negoziazione, quasi di sicuro esso ospiterà o i Veri Finlandesi o i Socialdemocratici, che sull’Europa hanno assunto una posizione non molto dissimile da quella di Soini e che in Parlamento hanno già votato contro i bail-out per la Grecia e l’Irlanda.

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