Croce, Cacciari, Benigni …e Berlusconi


fonte
il 7 marzo, 2011

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Sicuramente ha ragione Massimo Cacciari quando, filosoficamente parlando e comunque „in senso tecnico“, interpreta Berlusconi S. alla stregua di un Comico. Il filosofo si trova in linea d’altronde con l’altra interpretazione che un sublime comico come Benigni ha di recente dato dei 150 anni della nostra patria sì bella e perduta. Cosa ci ha contraddistinto in fondo in questo secolo e mezzo, quale fattore più d’ogni altro caratterizza il nostro carattere nazionale? A sentire il Toscanaccio Benigni è l’Allegria il più essenziale, genuino midollo della vita, storia e mentalità di noi italiani. Tanto che, a dar retta sia a Cacciari che a Benigni, vien spontaneo chiedersi: ma non sarà che dal 1994 la gente vota quel „comico“ di Berlusconi perché alla fine della fiera altro non siamo, per dirla con Benigni, che „un popolo allegro“?

Sul palco giusto e nella giusta dose – dall’Ariston ad esempio e per 50 minuti, come ha fatto Benigni a Sanremo; o nei 96 minuti del film dedicato da Albanese a Cetto La Qualunque – gli attori ed i loro comici personaggi possono far scompisciare dalla risate. E la sana risata, da Epicuro a Bergson, è da sempre il lievito d’ogni saggia vita. Ma non appena sbarca in politica, e scivola nel ruolo di presidente di partito, di ministro di pubblici enti o persino premier di un’intero paese, anche il Comico più dotato deve per forza di cose rivelarsi una pietosa nullità. E, passando al vertice una o più legislature, una vera, disastrosa frana sociale. Come si vede nel caso specifico di un grandissimo “Comico” come Berlusconi Silvio. Il quale, giunto all’acme di un potere che non molla più, è riuscito sinora a causare il declino etico, politico e soprattutto economico di un’intera nazione. Tutti, in Europa e nel mondo intero, vedono questi disastrosi effetti del Comico al potere. Solo gli italiani, o molti di loro, sembrano ostinarsi a non vederli. Perché?

Sarà precisamente questa l’enigmatica questione con cui gli storici dovranno confrontarsi quando cercheranno di sceverare i misteri del ‘Ventennio’ berlusconiano. Qualcuno dovrà pur tentare di spiegare ai posteri cosa mai avrà spinto tanti italiani, e per circa due decenni di seguito, ad affidarsi anima e corpo ad un Comico (“in senso tecnico”). Cioè – politicamente parlando – ad una emerita Nullità…

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E’ la stessa, identica questione (e a ben guardare molto più tragica, che filosofica) che scattò immediata in mente a Benedetto Croce il 29 aprile del 1945 all’indomani della morte di Mussolini. Nei suoi “Taccuini di guerra” quel giorno fatale il filosofo abruzzese annotò: „Annunzio della fine di Mussolini e dei suoi gerarchi. Mi è parso affatto naturale. L’uomo era nullo, e la fine ha confermato questo giudizio. Bisognerebbe dimenticarlo, ma insieme sempre ricordare che moltissimi o i più, in Italia e fuori, lo hanno creduto una grande forza geniale e benefica, e lo hanno plaudito e sostenuto per lunghi anni“.

Evidentemente noi italiani siamo bravissimi ed allenati a scambiare attori più o meno dotati, ma anche guitti da avanspettacolo, per esimi statisti e Geni della politica. E per gli stessi, identici motivi bravissimi poi anche a dimenticare così facilmente tutti i feroci delitti, gli atroci crimini ed efferate tragedie che anche noi, dietro a quei pericolosi Guitti da baraccone, abbiamo compiuto, dall’unità nazionale alla fine della guerra, in giro per il mondo. Abbiamo seminato la morte e il terrore non solo, e dai primi del Novecento, in Libia, in Etiopia, in Eritrea o in Somalia, ma anche e un po’ ovunque per i Balcani. Eppure ancora oggi ci riteniamo un popolo tanto allegro, molto più spiritoso degli altri, ed ancora disposto ad affidarsi così di leggieri a politici così comici e divertenti…

(Ps: la citazione di Croce si trova nel capitolo „La resa dei conti“ del libro „Italiani, brava gente?“, pubblicato da Angelo Del Boca. Un testo sempre più attuale per ripassare in rassegna non solo i 150 anni di storia ed i nostri persistenti Miti nazionali. Ma anche quel che le genti di Etiopia, Libia o Somalia pensano di noi italiani – al di là di quel che credono e ci fanno credere i nostri Comici al governo – ora che sbarcano in Italia. Uno sbarco che in fondo è l’ultima ‘resa dei conti’ con le tragedie del 20° secolo).

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