Sardegna, governo fantasma


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di Maurizio Porcu

I consiglieri regionali dell’isola hanno il record d’improduttività e di assentesimo: in media, lavorano meno di un’ora al giorno. Sia in aula sia nelle commissioni manca spesso il numero legale. E per “spronarli” cosa fa la giunta? Aumenta le poltrone

(07 marzo 2011)

I consiglieri regionali della Sardegna sono di fronte a un dilemma: devono discutere la legge nazionale che prevede la riduzione il numero dei consiglieri comunali e provinciali del 20 per cento. A parole tutti si dicono d’accordo sul taglio dei costi, ma nei fatti l’entusiasmo è scarsino. Anzi: l’orientamento, unanime, è di rallentare il corso della legge lasciando stare, di fatto, le cose come stanno. Anche la proposta di riduzione degli stessi consiglieri regionali giace da mesi, ormai impolverata, nei cassetti del Palazzo: era previsto un taglio di 20 unità da 80 a 60.

Niente: l’unica cosa che diminuisce al Consiglio regionale sardo è la produttività. Tanto che, a più riprese, la Presidente del Consiglio regionale Claudia Lombardo (Pdl) ha bacchettato gli «onorevoli colleghi» richiamandoli all’ordine. Sì, perché sia in aula sia nelle commissioni si inizia quasi sempre in ritardo e spesso manca il numero legale. Scende quindi il numero delle leggi approvate. Nel secondo anno di questa legislatura (il 2010) il Consiglio regionale ne ha approvate 16, alle quali si sommano le 6 del 2009 (il consiglio venne insediato a marzo). Nel secondo anno della passata legislatura (il 2005) le approvazioni erano state 24, nel 2000 erano state 26, nel 1995 era stata raggiunta quota 36. Nel 2009, il consiglio regionale si è riunito 81 volte per un totale di 336 ore e 17 minuti, una media di 4 ore e 4 minuti a seduta. Nel 2010 le sedute sono diventate 82 ma sono diminuite le ore complessive per diventare 271 e 38 minuti, portando così la media oraria a 3 ore e 20 minuti. Calcolando che per le persone normali i giorni lavorativi sono 312 in un anno, si parla di una media di 52 minuti di lavoro al giorno. Meno di un’ora.

Dei costi della politica si discute tanto ma forse molti non protesterebbero contro i 70 milioni del bilancio del Consiglio regionale se l’incidenza dei lavori sulla vita economica della Sardegna fosse maggiore, se a rendersi conto degli effetti dei provvedimenti presi fossero tanto le imprese che i cittadini. Ma così non è e salta allora all’occhio che dopo l’ultima seduta del consiglio regionale (il 17 febbraio) questo rimarrà chiuso per un mese, Tornerà a riunirsi solo per la seduta solenne per le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Non è infatti possibile discutere d’altro poiché le commissioni non hanno approvato nessun testo e il Parlamento sardo non può, di conseguenza, legiferare su nulla.

Sembra quasi un miraggio riuscire a far uscire un testo dalle commissioni per poter esser discusso in aula. Ci sono anche casi clamorosi dovuti alla gestione politica dell’istituzione. Le commissioni Autonomia e Industria sono rimaste cinque mesi senza riunirsi perché i loro presidenti, Mario Floris e Nicola Rassu, si sono dimessi per entrare in giunta. Veti incrociati impedivano la nomina dei nuovi presidenti. Il quadro non è più roseo se si va a vedere le altre sei commissioni. Queste si riuniscono in media 32 volte in un anno. Si salirebbe a 35-37 ma la media viene abbassata dalla commissioni autonomia, riunitasi 22 volte, e dalla commissione al diritto allo studio riunitasi solo 27 volte. Le uniche commissioni che si sono riunite mediamente per più di due ore sono la quella sul bilancio (38 sedute per un totale di 78 ore) e la commissione sanità (33 sedute per un totale di 62 ore).

Nel frattempo il carico di lavoro continua ad accumularsi. Ed è così che fino ad ora sono stati approvati 27 provvedimenti, all’esame ce ne sono 32 e ne devono esaminare ben 230 (compresa la proposta di riduzione del numero dei consiglieri regionali). Per smaltire l’arretrato viene calcolato che si dovrebbero riunire almeno tre giorni alla settimana, mattina e sera naturalmente. Una politica del fare che però trova gli ostacoli proprio sulle nomine di enti o assessorati con ripercussioni continue sull’attività legislativa.

Non canta certo vittoria la Giunta che, in quanto organo esecutivo, potrebbe dettare i tempi dell’agenda politica presentando proprie proposte. C’è chi rimpiange le accese discussioni dell’epoca Soru che, comunque, nel suo secondo anno di legislatura aveva visto la Giunta presentare 21 ddl. La giunta Cappellacci nel 2010 è riuscito a elaborarne 9.

Per cercare di convincere i rappresentanti del popolo a lavorare un po’ di più, Cappellacci ha aumentato le poltrone. Ed è così che su 80 consiglieri, con le diverse nomine (presidenza e vice presidenza delle commissioni, questori o segretari), 57 titoli hanno qualche incarico in più. Con conseguente aumento di uno stipendi base che già si aggira attorno ai 10 mila euro netti al mese.

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