La Gran Bretagna è pronta, da aprile il Pil misurerà anche la felicità dei cittadini


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Non solo nascite, prezzi, consumi. Oltremanica i numeri delle statistiche ufficiali proveranno a fare un’istantanea dell’umore profondo degli inglesi, quell’impalpabile umanissima dimensione interiore che normalmente, con le parole di tutti i giorni, chiamiamo felicità. I tecnici sono pronti. E quando, da aprile, i sudditi di Sua Maestà si sentiranno chiedere “quanto ti soddisfa la tua vita di oggi?”, non sarà uno scherzo degno del miglior humour.

L’economia va aggiornata: il mercato è un mezzo, non un fine (di David Cameron)

Ad annunciare la novità fu lo stesso premierDavid Cameron, qualche mese fa, e ad alcuni sembrò subito una trovata stravagante per distrarre l’attenzione dagli annunciati duri tagli nella pubblica amministrazione, niente altro che un modo sottile per confondere le acque e convincere i cittadini che, in fondo, vivono meglio di quanto essi stessi potrebbero pensare. Non era così. L’idea di “pesare” oggettivamente la life satisfaction, in aggiunta ai tradizionali indicatori di benessere di una nazione, ronza nella testa del leader conservatore sin dagli esordi sulla scena. È un suo vecchio pallino. E ora, pian piano, ma risolutamente, la suggestione cara a Robert Kennedy di andare oltre il rozzo (ma ancora utilissimo) Pil si fa realtà, in uno dei paesi più ricchi al mondo e di profonda tradizione liberale.

Secondo le anticipazioni circolate, l’ufficio di statistica nazionale britannico tasterà il polso di 200.000 persone, che potranno darsi un voto, in un range da 0 a 10, rispondendo a domande come: “Quanto sei stato felice ieri? Quanta ansia hai provato? In che misura senti che le cose che fai sono utili?”. L’obiettivo è provare a definire la qualità del proprio tempo, le emozioni provate in prevalenza, la fiducia verso gli altri, l’immagine del futuro.

Le prime stime, sulla base dei dati ricevuti, sono previste per la metà del 2012. Potranno servire a tracciare un quadro più chiaro e completo della vita della popolazione, favorendo scelte più accorte e consapevoli da parte dei decisori. Questa almeno è la convinzione di una delle più acute e ascoltate menti economiche ispiratrici del nuovo corso, il Nobel americano Joseph Stiglitz («se non misuri la cosa giusta, non fai la cosa giusta»), chiamato da Nicolas Sarkozy a guidare una commissione di studio ad hoc, assieme ad Amartya Sen e Jean-Paul Fitoussi.

E l’Italia non sta a guardare: il presidente dell’Istat Enrico Giovannini, fra i più esperti al mondo in materia, ha creato d’intesa con il Cnel un “gruppo di indirizzo sulla misura del progresso della società italiana”, composto da rappresentanze delle parti sociali e della società civile. L’obiettivo dichiarato è di costruire un “approccio multidimensionale del benessere equo e sostenibile” (Bes), che possa integrare il dato della ricchezza nazionale con altri parametri, fra cui le diseguaglianze (non solo di reddito) e la sostenibilità, non esclusivamente ambientale.

 

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