Se il Regno Unito fa concorrenza ai Bric


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Il verbo delocalizzare richiama subito alla mente il trasferimento di un’attività dall’Occidente a un paese emergente, dove i costi sono una frazione di quelli della madrepatria. Sorpresa: in fatto di outsourcing nel settore dei servizi, il Regno Unito se la gioca alla pari con alcune delle sue vecchie colonie asiatiche. Lo testimonia la classifica At Kearney delle migliori mete 2011 per delocalizzare: Londra scala quindici posizioni e balza al sedicesimo posto; l’Italia nemmeno compare fra le prime 50. Sarà perché la sterlina ha perso potere, sarà perché la crisi ha fatto crollare il costo del lavoro.

Ma il vero merito è del governo della City, che negli anni bui dell’economia mondiale ha fatto la scelta di trattenere in casa quanti più posti di lavoro possibile a colpi di incentivi fiscali. Per l’Occidente, la lezione inglese è un segnale di speranza: la partita con i paesi emergenti può ancora essere giocata. Soprattutto mettendo in campo le aree più periferiche: non a caso, in Gran Bretagna le mete dell’outsourcing si concentrano fra il Nordest postindustriale, il Galles e l’Irlanda del Nord. Sull’esempio inglese si stanno muovendo anche la tedesca Sassonia e la regione francese della Languedoc-Roussillon. L’Italia? Non pervenuta.

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