Libia, razzi su Bengasi: 285 morti


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Minacce all’Ue: stop a cooperazione sui migranti

libia bengasi proteste 2

LIBIA: RIVOLTA SI ESTENDE, 285 MORTI; TRIPOLI MINACCIA LA UE
Sale il bilancio delle vittime in Libia, 285 solo a Bengasi secondo fonti mediche. La Farnesina sconsiglia i viaggi in Cirenaica. Tripoli: stop alla cooperazione sull’immigrazione se non cessa il sostegno alla rivolta. La Russa: su Gheddafi non avrei usato la parola ‘disturbarè. In Iran arrestata e rilasciata la figlia dell’ex presidente iraniano Akbar Hashemi Rafsanjani, in piazza con l’opposizione. Disordini proseguono anche nello Yemen, studenti nelle strade, almeno due morti.

IMMIGRAZIONE, LIBIA MINACCIA STOP COOPERAZIONE CON UE
Se l’Unione Europea non cesserà di sostenere le rivolte in corso nei Paesi del Nord Africa e in particolare in Libia, Tripoli cesserà ogni cooperazione con la Ue in materia di gestione dei flussi migratori: è questa la «minaccia» arrivata alla presidenza ungherese di turno della Ue da parte delle autorità libiche. La minaccia delle autorità libiche è stata resa nota giovedì scorso all’ambasciatore ungherese a Tripoli. L’Ungheria detiene la presidenza del semestre europeo. «Il nostro ambasciatore è stato convocato giovedì a Tripoli e gli è stato detto che se l’Unione europea non smetterà di sostenere i manifestanti, la
Libia interromperà gli accordi di cooperazione sull’immigrazione» illegale, ha riferito il portavoce della presidenza, Gergely Polner. Lo stesso messaggio «è stato poi trasmesso agli altri rappresentanti europei a Tripoli», ha aggiunto il portavoce, precisando che le autorità libiche hanno voluto in questo modo esprimere la loro insoddisfazione per le dichiarazioni giunte dall’Europa. In particolare per le dichiarazioni fatte mercoledì dall’alto rappresentante della Politica estera della Ue, Catherine Ashton, con le quali si invitava Tripoli ad ascoltare la voce del popolo e, soprattutto, ad evitare qualsiasi forma di violenza.

FONTI MEDICHE, 285 MORTI A BENGASI
Fonti mediche citate dal sito ‘Lybia al Youm’ affermano che sono 285 le persone rimaste uccise a Bengasi durante gli scontri fra manifestanti e forze dell’ordine.

FARNESINA,NO TASSATIVO A VIAGGI IN CIRENAICA
In considerazione della gravità della situazione in Cirenaica, in particolare nelle città di Bengasi, Ajdabya, Al Marj, Al Beida, Derna e Tobruk, la Farnesina «sconsiglia tassativamente qualsiasi viaggio non essenziale nella Regione». Recita così l’ultimo avviso particolare sulla Libia pubblicato oggi sul sito della Farnesina viaggiare sicuri.

AL JAZIRA, A BENGASI LANCIO RAZZI RPG
L’esercito sta sparando razzi Rpg sui manifestanti a Bengasi. Lo riferisce una testimone alla televisione satellitare Al Jazira, aggiungendo che le forze dell’ordine stanno anche utilizzando proiettili urticanti per disperdere la manifestazioni. Secondo un attivista , Mohamed Nabus, sono 258 i corpi all’obitorio dell’ospedale al Galaa della città.

AUSTRIA INVIA AEREO PER EVACUAZIONE CITTADINI L’Austria ha annunciato oggi l’invio di un aereo militare a Malta per un’eventuale evacuazione di suOi cittadini e altri europei dalla Libia o altri paesi arabi scossi da rivolte.

ESTREMISTI ISLAMICI PRENDONO OSTAGGI
Un gruppo di «estremisti islamici» ha preso in ostaggio poliziotti e civili nell’est della Libia. Lo ha reso noto un alto esponente libico 

Hrw: almeno 200 morti
Il sito del quotidiano britannico Independent, nel fornire bilanci complessivi sul numero di vittime della repressione di manifestazioni in Libia negli ultimi giorni, segnala la circolazione anche di «altre informazioni» – non meglio precisate – che parlano di «200 morti e più di mille feriti». Si tratta di circa 80 morti in più rispetto ad altre informazioni non controllate. Lo scarto è poi di quasi 120 vittime rispetto al bilancio (84) stimato per tre giorni di violenze dall’organizzazione americana per la tutela dei diritti umani Human Right Watch.

*****
LA CRONACA DI IERI

Si aggrava il bilancio delle violenze in Libia, dove la regione orientale della Cirenaica, e in particolare le città Bengasi ed El Beida, sembra essere ormai teatro di una vera e propria rivolta: le vittime sono 120,  secondo l’opposizione in esilio. I feriti almeno mille. (84 morti negli ultimi tre giorni, secondo le cifre fornite dall’organizzazione umanitaria Human Rights Watch).

La giornata di oggi si è aperta con la sospensione dei servizi internet in tutto il Paese da parte del governo; i manifestanti avrebbero invece occupato l’aeroporto di Bengasi, teatro degli scontri più sanguinosi e dove ieri è stata data alle fiamme la sede di una radio locale. Nella città ci sarebbero molti morti.

Fuoco su corteo funebre: 15 vittime
Le forze di sicurezza libiche hanno oggi aperto il fuoco contro un corteo funebre a Bengasi, nell’est del paese, uccidendo almeno 15 persone e facendo decine di feriti, stando a quanto riferisce sul suo sito web l’emittente panaraba Al Jazira.

Al Jazira: «Cecchini in azione a Bengasi»
Cecchini sono in azione da oggi a Bengasi. Appostati sui tetti della città, riferisce al Jazira, hanno aperto il fuoco contro i dimostranti. Si contano diverse vittime. Le fonti locali non sono ancora in grado però di fornire un bilancio esatto delle vittime. Sempre secondo al Jazira stamane alcuni aerei da trasporto militari carichi di armi per la polizia sono atterrati in un aeroporto a sud di Bengasi.

Assedio al figlio di Gheddafi
Il figlio di Gheddafi, Saadi, si trova a Bengasi assediato dai manifestati che vogliono arrestarlo, secondo quanto riferisce il sito Internet del quotidiano ‘Libya El Yom’. Lo stesso giornale parla inoltre di una forza militare speciale, capeggiata da Abdallah Al Senoussi – genero e capo della guardia speciale dello stesso Gheddafi – e composta da circa 1500 soldati, diretta nella città nell’est del Paese per prelevare Saadi e riportarlo a Tripoli.

Gli italiani a Bengasi: «E’ un inferno»
«Questa mattina sono andato in fuoristrada a Bengasi per cercare un po’ di pane e la città è completamente fuori controllo. Tutti gli edifici governativi e istituzionali, anche una banca, sono stati incendiati, i rivoltosi hanno saccheggiato e distrutto tutto. Per strada non c’è nessuno, nemmeno la polizia». È la testimonianza di un italiano rimasto bloccato nei pressi della città libica, uno dei centri della rivolta anti Gheddafi, contattato telefonicamente.
La situazione è drammatica anche a Derna, 350 chilometri da Bengasi, dove l’impresa per la quale l’italiano lavora ha un cantiere che questa mattina è stato attaccato e saccheggiato dai rivoltosi. Di tornare in Italia per il momento non se ne parla perchè l’aeroporto è chiuso e i voli sospesi. È sulla via del ritorno, invece, un altro italiano, in Libia anche lui per lavoro, e che «nell’incertezza di quel che accadrà», ma senza alcun problema, ha deciso di lasciare il Paese ed è partito regolarmente dall’aeroporto di Tripoli. La capitale è tranquilla – secondo la sua testimonianza – i ristoranti sono pieni, e non c’è nessun segnale di tensione anche se le forze di polizia pattugliano le strade.

A Zauia, una cinquantina di chilometri da Tripoli, in un cantiere italiano si lavora normalmente. Oggi «abbiamo chiuso il cantiere come al solito, alle cinque, senza nessun problema», ha riferito un responsabile della Pascucci e Vannucci, azienda di costruzioni di Macerata Feltria (Pesaro), che sta realizzando un ospedale.

La condanna di Obama
Dagli Stati Uniti è arrivata la condanna del presidente Barack Obama, che si è detto «molto preoccupato» dalle violenze contro i manifestanti in Libia e anche in Yemen e Bahrein. «Gli Stati Uniti condannano l’uso della violenza da parte dei governi contro i manifestanti pacifici», ha dichiarato il presidente in un comunicato. I manifestanti chiedono le dimissioni del colonnello Muammar Gheddafi, al potere dal 1969.

I Comitati Rivoluzionari, pilastro del regime libico, hanno minacciato oggi i «gruppuscoli» che manifestano contro Gheddafi di una risposta «folgorante». Proteste e contestazioni sono cominciate martedì e si sono intensificate mercoledì dopo gli appelli su internet per una «giornata della collera». Le prime manifestazioni sono state represse nel sangue, in particolare a Bengasi, storica roccaforte dell’opposizione, ed El Beida, entrambe situate sulla costa mediterranea.

Quest’ultima sarebbe circondata dalle forze di sicurezza libiche, ritirate dal centro per evitare scontri con i manifestanti e che controllano tutti gli accesi alla città; fonti vicine all’opposizione riferiscono invece che i manifestanti hanno preso il controllo della località cacciandone i poliziotti, due dei quali sarebbero stati linciati dalla folla. Stando alle fonti fra le vittime vi sarebbero anche dei sostenitori del regime: si tratterebbe di alcuni funzionari dei Comitati Rivoluzionari.

Intanto, un video molto crudo che mostra apparentemente l’uccisione di un manifestante libico da parte delle forze di sicurezza è stato postato sulla pagina Facebook del gruppo di opposizione Almanara. Il video, della durata di 47 secondi, Š di pessima qualità e girato probabilmente con un telefonino. La didascalia dice la scena è stata ripresa il 17 febbraio ad Al Baida e che le forze di sicurezza coinvolte sarebbero il 5/o battaglione Gheddafi.

Nelle immagini si vedono manifestanti che fronteggiano poliziotti o militari da una certa distanza, gridando slogan, e si sentono diversi spari. Quindi si sente una botta e si vede un uomo riverso a terra che perde copiosamente sangue dalla testa, come se avesse un buco sulla nuca. L’uomo viene poi trascinato via, lasciando una scia di sangue sul terreno. La pagina Facebook di Almanara è raggiungibile all’indirizzo internet http://www.almanaralink.com, cliccando sulla scritta in arabo più in alto al centro (l’accesso diretto a Facebook è stato bloccato in Libia). Il video dell’uccisione è quello più sfuocato di tutti ed è stato postato il 18 febbraio alle 18,31.

20 febbraio 2011

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