Iran: la Repubblica islamica è una teocrazia?


di Raffaele Mauriello
Velayat-e faqih, “establishment religioso” sciita e teocrazia nella Repubblica islamica d’Iran: una questione aperta. Il complesso rapporto tra leadership politica e religiosa. La modifica costituzionale per il dopo-Khomeini. E’ Sistani (e vive in Iraq, a Najaf) il marja’ più importante del mondo sciita. I siti web dei grandi religiosi sciiti.

Secondo la costituzione della Repubblica islamica d’Iran il vertice istituzionale dello Stato è rappresentato dalla Guida della rivoluzione (rahbar-e enghelab; cioè il giurisperito designato a rappresentare politicamente l’Imam in attesa del suo ritorno nel giorno del giudizio, in sintonia con la teoria sulla velayat-e faqih elaborata dall’ayatollah Seyyed Ruhollah Khomeini).

L’articolo 110 della costituzione iraniana (riformato nel 1989) stabilisce che questi è il comandante in capo delle forze armate, e ha, inoltre, il compito-privilegio di nominare e rimuovere i seguenti individui:

  • (1) i sei faqih del Consiglio dei guardiani (shura-ye negahban, formato da dodici giuristi, di cui i rimanenti sei devono essere dei “laici”, ovvero con una formazione derivate dal sistema educativo nazionale);
  • (2) il capo del sistema giudiziario;
  • (3) il presidente della radio e televisione nazionale;
  • (4) il comandante supremo dei Guardiani della rivoluzione (Sepah-e pasdaran);
  • (5) il comandante supremo dell’esercito regolare e dei servizi segreti. Indubbiamente, questa figura gode di una posizione di assoluta preminenza nel sistema della Repubblica. Peraltro, la Guida gode di ulteriori privilegi sia istituzionali che di fatto (Buchta 2000, pp. 46-57).


La questione essenziale, però, in una Repubblica che si auto-definisce islamica è un’altra. E cioè: la Guida della rivoluzione rappresenta la più importante figura religiosa del paese e dell’Islam sciita? La risposta, breve e indiscutibile è: NO.


L’Iran non è una Chiesa né ha una gerarchia ecclesiastica.
Questo elemento è sancito dalla costituzione. Certo, è vero che nella recentissima storia della Repubblica islamica, l’Iran ha avuto la “tentazione” di proporsi come Chiesa e di proporre il suo leader come capo religioso di tutti gli sciiti. Il secondo caso, in particolare, indispensabile per la validità del primo, si è in parte verificato con il ritorno dal lungo esilio di Khomeini (1979). In tal senso, l’articolo 5 della prima parte della costituzione scritta sotto la sua influenza ideologica e presenza fisica (e approvata dal 98.2% degli aventi diritto al voto in un referendum popolare tenutosi nel 1979) prevedeva che: “Durante il tempo in cui il dodicesimo imam rimane in occultazione, nella Repubblica islamica d’Iran la tutela degli affari e l’orientamento del popolo sono affidati alla responsabilità di un giurista giusto e pio, conoscitore della propria epoca, coraggioso, dotato di energia, di iniziativa e di abilità amministrativa, che la maggioranza della popolazione riconosca ed accetti come propria Guida. Nel caso in cui nessun giurista esperto di diritto islamico ottenga tale riconoscimento maggioritario, le responsabilità sopra esposte saranno affidate ad un Consiglio direttivo di giuristi dotati dei requisiti già elencati, in conformità all’articolo 107”. Tale ruolo, anche se contestato e messo in discussione da larga parte dell’establishment religioso sciita internazionale, fu effettivamente rivestito da Khomeini in Iran (1980-1989).


Rispetto alla tradizione scolastica sciita di stampo moderno,
il più rilevante dei requisiti richiesti dalle costituzione è che la Guida dovesse essere riconosciuta come la personalità religiosa più importante del paese “dalla maggioranza della popolazione”. Infatti, questo elemento riprende, istituzionalizzandola e rendendola legge dello Stato, una delle più significative e controverse elaborazioni dottrinali sciite moderne, la marja‘iyya. Sostanzialmente, tale teoria prevede che ogni credente (muqallid) debba seguire le prescrizioni islamiche così come interpretate da un (e non IL) marja’ al-taqlid (un giurisperito che ha effettuato gli studi teologici e giuridici presso la hawza ‘ilmiyya – circolo di studio religioso tradizionale – e che, da un lato, abbia ricevuto il permesso (ijaza) di effettuare l’ijtihad (e cioè di re-interpretare la tradizione giuridica islamica) da uno studioso che ricopra a sua volta tale funzione-ruolo, e dall’altro, dopo aver dimostrato la sua effettiva capacità pratica di effettuare tale ijtihad nel corso di numerosi anni, venga dunque riconosciuto come un primus inter pares dagli altri marja‘ e, infine, sia effettivamente seguito da un rilevante numero di credenti).

 

Con l’approssimarsi della morte di Khomeini (1989), però, la costituzione venne cambiata e lo stesso articolo oggi recita: “Durante il tempo in cui il dodicesimo imam rimane in occultazione, nella Repubblica islamica d’Iran la tutela degli affari e l’orientamento del popolo sono affidati alla responsabilità di un giurista giusto e pio, conoscitore della propria epoca, coraggioso, dotato di energia, di iniziativa e di abilità amministrativa, in conformità all’articolo 107”.

 

Quindi, oggi, la costituzione iraniana non prevede affatto che la Guida sia la più rilevante (o una fra le più rilevanti) personalità religiosa del paese, o dell’establishment religioso sciita internazionale (queste sì identificate in base al criterio della maggioranza della popolazione sciita e del primus inter pares). Premettendo che il marja‘ va scelto fra quelli in vita e la valenza del suo ruolo è transnazionale, non è un caso che l’ayatollah Seyyed ‘Ali Hosseini Sistani (di nazionalità iraniana ma residente a Najaf, in Iraq) sia attualmente considerato il più seguito e importante marja‘ al mondo. Inoltre, volendo provare ad indicare un seguito su base nazionale, prendendo in considerazione il Libano, gli studiosi sono concordi nell’indicare Sistani come il marja‘ più importante, con al “secondo posto” l’ayatollah Seyyed Mohammad Hossein Fadlallah (a ulteriore dimostrazione di quanto si viene dicendo, aggiungo che lo stesso Fadlallah si è detto d’accordo con Khamenei sul piano politico, ma si è dichiarato indipendente – leggi superiore – sul piano religioso; cfr. Shaery-Eisenlohr, 2008, p. 76 e pp. 144-145).

 

Per quanto riguarda l’Iran, il numero dei marja‘ è quantomeno consistente, anche se il loro rispettivo “seguito” è difficile da quantificare. Fra gli altri cito: ‘Ali Hosseini Sistani, Hossein ‘Ali Montazeri (principale fonte di riferimento dei “riformisti” iraniani), Abdolkarim Mousavi ArdabiliSafi GolpayganiSane’i (altro punto di riferimento dei “riformisti”), Seyyed Kazim HaeriMohammad Shahroudi, Seyyed Moslem MalakoutiHossein MazaheriVahid KhorasaniM. J. Gharavi Aliari, Nasser Makatem ShiraziSeyyed Sadeq RohaniMohammad Taghi Bahjat. Infine, è doveroso menzionare che negli ultimi anni anche Khamenei (www.leader.ir) si è proposto come marja’, ma, secondo i dati a disposizione degli studiosi, non sembra che questo ruolo gli venga riconosciuto da un numero consistente di muqallidun, ed anzi è fortemente contestato dagli altri primus inter pares (cfr. Butcha, pp. 52-55).

 

Questi brevi cenni forse possono aiutare a comprendere come da un punto di vista tanto storico che ideologico, nel caso della Repubblica islamica dell’Iran non siamo di fronte a una teocrazia, definita come un governo in cui la “sovranità sia simbolicamente esercitata dalla divinità, storicamente identificata nel governo di uomini considerati gli interpreti più attendibili della volontà divina” (Dizionario Devoto Oli-Le Monnier). (Preme segnalare che l’elemento teocratico si presenta, invece, in un paese-impero come la Gran Bretagna, dove la regima Elisabetta è sia la massima carica  istituzionale (ma non di governo, ndr) della monarchia che il vertice della gerarchia ecclesiastica anglicana). Bensì, in Iran, ci troviamo di fronte al caso in cui la Guida rappresenta il vertice istituzionale della Repubblica, questo vertice gode sì di poteri e privilegi palesemente eccessivi per un sistema repubblicano, viene sì scelto fra l’establishment religioso del paese, ma non rappresenta affatto (né da un punto di vista istituzionale né da un punto di vista ideologico) la più importante personalità religiosa del paese, e ancor meno delle diverse e altre comunità sciite nel mondo.

 

Bibliografia minima

Buchta Wilfried, Who Rules Iran? The Structure of Power in the Islamic Republic, Washington 2000.

Capezzone, L., Salati, M., L’Islam sciita, storia di una minoranza, Edizioni lavoro, Roma 2006.

La costituzione della Repubblica islamica d’Iran, traduzione e note a cura del mensileLettera persiana, Istituto culturale della Repubblica islamica d’Iran in Italia (http://rome.icro.ir/?m=45092&c=36196&t=3).

Khomeini, Ayatollah Ruhollah, Islamic Government: Governance of Jurisprudent, University Press of the Pacific, Honolulu 2005 (1979).

Mozaffari, M., Pouvoir shi’ite, théorie ed evolution, L’Harmattan, Paris 1998.

Qanun-e Asasi-ye Jumhuri-ye Eslami-ye Iran, Nashr Douran, Teheran 2009.

Sachedina, A. A., The Just Ruler in Shi‘ite Islam: the Comprehensive Authority of the Jurist in Imamite Jurisprudence, Oxford University Press, Oxford 1988.

Shaery-Eisenlohr, R., Shi‘ite Lebanon, Transnational Religion and the Making of National Identities, Columbia University Press, New York 2008.

Sistani, Ayatollah ‘Ali Hosseini, Islamic Laws, english version of Taudhihul Masae’l, Ansariyan Publications, Qom 2007.

(26/06/2009)

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