Come ridurre il debito dei paesi europei


fonte

di Giorgio Arfaras
I punti esposti a Londra da Bini Smaghi. Il postino di Colonia guarda con sospetto al suo collega di Salonicco, forse sbagliando. Le opzioni della Merkel.

Carta di Laura Canali tratta dal QS Limes 1/2010 “L’euro senza Europa” – clicca qui per andare all’originale con possibilità di ingrandire
Con Weber dimissionario chi sostituirà il francese Trichet alla guida della Banca centrale europea?

L’arcigno tedesco, decide di ritirarsi perché, dichiara, non ha abbastanza seguaci nella lotta contro l’inflazione, che, come si sa, terrorizza i germanici.

Mario Draghi ha l’esperienza necessaria per diventare il prossimo governatore, ma è latino, ossia – nei pregiudizi – pronto al compromesso con il potere politico.

Le biografie condite con i luoghi comuni sui costumi dei popoli sono di piacevole lettura, ma non troppo utili per capire le vicende dell’economia europea. E se provassimo a capovolgere il ragionamento?

Invece di partire dall’individuo eroico (Trichet, Weber, Draghi) per cercare di capire come andrà a finire, si potrebbe partire dal processo storico, per poi tentare di comprendere quale piega questo potrebbe prendere in futuro. L’eroe a quel punto importerebbe meno.

La decisione da prendere in Europa è, in realtà, abbatanza semplice. Bini Smaghi, membro del comitato esecutivo della Bce, ha esposto i termini della questione a Londra il 9 febbraio scorso, durante una conferenza dal titolo “Sovereign Risk and the Euro”.

Il debito pubblico, per molte ragioni – che non sono solo legate alla crisi finanziaria, poichè sono anche correlate agli effetti dei trend demografici – corre veloce nel mondo.

Tecnicamente, il debito pubblico cresce più di quanto cresca l’economia, vale a dire che aumenta in rapporto al Pil.

In quasi tutti i paesi dell’Europa dell’euro, però, è messo meglio che in Usa, Giappone e Gran Bretagna. Ciò nonostante, e per molte ragioni, l’attacco al disavanzo pubblico è partito in Europa. E ha colpito i paesi minori e mal messi, come la Grecia, l’Irlanda, e il Portogallo.

Il debito di nuova emissione è sottoscritto nei mercati con tassi più elevati. Perciò – a parità di spesa e a parità di entrate fiscali – esso accresce il deficit: in altre parole aumenta il costo il debito, quindi il deficit, che alimenta il debito.

La ragione è che il deficit non è finanziato emettendo moneta, ma obbligazioni. Ci sono tre modi per ridurre la corsa del debito:

1) con politiche fiscali restrittive, ossia una combinazione di minori spese e maggiori entrate; 2) lasciando correre l’inflazione, per cui il debito pubblico viene rimborsato al valore nominale, mentre le entrate dello Stato sono in moneta corrente e quindi, in altre parole, il rimborso del debito costerebbe meno in un mondo con inflazione elevata; 3) ripudiando in tutto o in parte il debito.

La seconda modalità è esclusa nell’eurosfera, perché la banca centrale ha il mandato di tenere l’inflazione intorno al 2%. Restano quindi la prima e la terza opzione, che potremmo chiamare, rispettivamente, piano A e piano B.

Oggi è in corso il piano A, ossia mentre i paesi in difficoltà tagliano le spese, aumentano le entrate e fanno le riforme necessarie, ricevono un aiuto finanziario che, proveniente da Bce, dai Tesori europei, e dal Fmi, serve a comprimere i rendimenti del loro debito pubblico.

Il costo del nuovo disavanzo è quindi minore di quello che si formerebbe sui mercati senza l’intervento pubblico e pertanto il costo dell’aggiustamento è minore.

Sono numerosi gli scettici a proposito dell’efficacia del piano A: questi sostengono infatti che, oltre a essere costoso per i paesi che debbono ristrutturare, sia anche politicamente inaccettabile per gli Stati che debbono finanziare.

Perché mai il postino di Colonia, che va in pensione a 65 anni, dovrebbe finanziare un postino di Salonicco, che va in pensione a 55? Ci vogliono troppi anni per portare le pensioni greche fino a 65 anni, ammesso che mai si possa raggiungere questo obiettivo.

Questa posizione propende dunque per il piano B: i greci si dichiarino morosi ed escano dall’euro!

Mentre sono abbastanza evidenti i costi del piano A, che è in corso, quelli del piano B, per il momento solo immaginato, sono più difficili da comprendere. Ma, a ben pensarci, potrebbero essere addirittura maggiori.

Se i debiti pubblici dei diversi paesi fossero detenuti all’interno, allora il costo deldefault totale o parziale della Grecia sarebbe tutto dei greci.

Ma i debiti dei vari Stati sono detenuti da tutti, perchè solo la metà del debito europeo è nelle mani dei cittadini della nazione emittente mentre l’altra metà è in quella dei cittadini degli altri paesi. E il debito greco è detenuto in gran parte soprattutto dalle banche tedesche e francesi.

Il postino di Colonia non percepisce con chiarezza gli effetti che questo comporta. Che se la Grecia si dichiarasse morosa, sarebbe la sua banca a dover registrare le perdite e che, contemporaneamente, se non aumenta il capitale di rischio, deve ridurre il credito. E il postino si troverebbe quindi in un’economia che cresce meno.

Certo, avrebbe la soddisfazione di non finanziare il suo collega di Salonicco, ma la sua banca a quel punto dovrebbe o chiedere i capitali al pubblico dei risparmiatori, o farsi aiutare dal Tesoro. Insomma, alla fine anche da lui.

Il piano B – dichiarazione di insolvenza e svalutazione selvaggia della moneta – è quello adottato da molti paesi emergenti – dalla Russia nel 1998 a Grenada nel 2004 – ma non è adottabile dai paesi democratici. Il piano B costerebbe molto e avrebbe degli effetti di contagio finanziario non prevedibili.

Il piano A si attua con il raggiungimento di un cospicuo ma non impossibile avanzo di bilancio prima del pagamento degli interessi. In questo modo l’avanzo (detto primario) riduce il debito. Sempre a condizione che non aumenti il costo del debito.

E qui entrano in gioco i diversi finanziamenti ponte che lo riducono. Il compito della Bce è quello di erogare i finanziamenti a delle condizioni molto precise legate al raggiungimento degli obiettivi di bilancio pubblico.

Fin qui Bini Smaghi. Chiunque diventi governatore deve decidere se optare per il piano A o B. Il primo appare come l’unico percorribile e, comunque, il meno pericoloso finanziariamente.

Si dice che sarà la Merkel a decidere sul salvataggio dei paesi europei meno virtuosi. I tedeschi sono ossessionati dal terrore dell’inflazione comunemente intesa (ossia quella dei beni e dei servizi) ma non sembrano intimoriti dall’altra inflazione – quella delle attività finanziarie.

Hanno, infatti, abbondantemente comprato i mutui sub prime e il debito greco. Perciò, se i paesi europei minori vanno a picco, sono problemi per il sistema finanziario tedesco.

Al Cancelliere tedesco non conviene il piano B, perché, con la ricapitalizzazione delle banche, emergerebbero gli errori commessi. Possiamo quindi immaginare che delle due modalità preferisca la prima.

(17/02/2011)

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