Donne, la rabbia del Pdl


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di Adriano Botta

Berlusconi irrompe su Canale 5, ‘il Giornale’ attacca violentemente Claudia Mori, Emilio Fede invita a farsi il segno della croce, mentre altri esponenti vicini al premier elogiano «quelle che sono rimaste in famiglia» e definiscono invece «fallite nella vita personale» le manifestanti. Insomma, pare che gli appuntamenti di domenica abbiano colto nel segno

(14 febbraio 2011)

Dire che non l’hanno presa bene è un eufemismo. Le manifestazioni di domenica, a Roma e in tutta Italia, hanno avuto un successo oltre ogni previsione, provocando una catena di reazioni nel Pdl tra il furioso e il ridicolo. Segno che l’obiettivo è stato raggiunto e che il credito di Berlusconi nell’elettorato (soprattutto quello femminile, ma non solo) è in una fase di forte erosione, come del resto testimonia l’ultimo sondaggio di Ilvo Diamanti, secondo il quale la fiducia al premier è attorno al minimo storico.

E’ lo stesso Berlusconi il primo a sentire il bisogno di una reazione mediatica: e lo fa invadendo, come d’abitudine, le televisioni di sua proprietà. Così si è fatto subito intervistare a ‘Mattino 5′ da Maurizio Belpietro per dire che i cortei di domenica sono stati «solo un pretesto per sostenere il teorema giudiziario che non ha nessun riscontro nella realtà». E poi: «Ho visto la consueta mobilitazione di parte, faziosa, contro la mia persona da parte di una sinistra che cavalca qualunque pretesto per cercare di abbattere un avversario che non riesce a vincere democraticamente nelle urne».

Dopodiché il premier ha cercato di rifarsi un’immagine con le elettrici, parlando di se stesso: «Tutte le donne che hanno avuto modo di conoscermi sanno quanta sia la considerazione che ho per loro: nei loro confronti mi sono sempre comportato con grande attenzione e grande rispetto, sia nelle mie aziende che nel mio governo ho sempre valorizzato le donne al massimo perché sono davvero convinto che abbiano una marcia in più rispetto agli uomini: sono più brave a scuola all’università, sono più intelligenti, più brave, più’ responsabili. Quindi ho fatto sempre in modo che ogni donna si senta, come dire, speciale». Anzi, secondo il premier il vero comportamento lesivo della della dignità femminile sarebbe quello dei Pm e dei giornali non omologati: «La procura di Milano e i media al contrario, hanno calpestato la dignità delle mie ospiti esponendole al pubblico ludibrio senza alcuna ragione e senza alcun riguardo calpestando la verità: è davvero una vergogna, una grande vergogna».

Insomma, un tentativo di rovesciamento completo, secondo la strategia che il presidente del Consiglio ha messo in pratica a tutto campo in questi giorni.

Ovviamente al Capo hanno fatto subito seguito i colonnelli, impegnati a dimostrare come domenica non sia successo niente. Anzi, meglio dire le colonnelle, perché per rispondere ai cortei il Pdl ha fatto parlare soprattutto le sue esponenti donne. Così Mariastella Gelmini, che già a caldo aveva etichettato le manifestanti («solo poche radical chic») è tornata sull’argomento con un’intervista a ‘Repubblica’: «Continuo a pensare che si sia trattato di un’iniziativa nata e cresciuta nei salotti della cultura e del cinema», dice. E poi: «La dignità delle donne è un argomento troppo serio per gettarlo in mezzo alla battaglia politica in questo modo. Né la Bindi, né la Finocchiaro conoscono quelle ragazze se non attraverso brandelli di intercettazioni date in pasto ai giornali. E’ stata emessa una condanna preventiva nei confronti di ragazze la cui unica colpa è aver frequentato Arcore. E, si dovrebbero vergognare quelli che vanno a Times Square a manifestare contro il premier. Non si denigra in questo modo il Paese all’estero». L’idea che, al contrario, ora all’estero si sappia che non siamo solo il Paese del bunga bunga, ovviamente, non sfiora la mente di Gelmini.

Si è invece rivolta al ‘Corriere della Sera’, con una lettera, il ministro del Turismo Maria Vittoria Brambilla: «Ieri si è voluto resuscitare una sorta di femminismo fuori dal tempo per mascherare un uso tutto politico e personalizzato della questione femminile», ha detto Brambilla.

Sul sito del Pdl si è performata Beatrice Lorenzin, vice responsabile Pari opportunità del partito berlusconiano, secondo la quale le donne che hanno organizzato la giornata di domenica in piazza «avevano bisogno di un mostro da sbattere nella pubblica piazza e da appendere, un mostro al quale attribuire i propri fallimenti personali e politici». Insomma, delle frustrate.

Per Laura Bianconi, vicepresidente del gruppo Pdl al Senato, quelle scese in piazza sono invece (testuale ) «fiancheggiatrici delle Procure rosse» e «non è scendendo in piazza per sostenere in maniera strumentale il tentato colpo di mano di una Procura rossa che si difendono i diritti delle donne».

Fini qui le signore del Pdl, ma anche il resto dell’apparato politico-mediatico berlusconiano è stato messo in moto per rispondere all’imprevisto successo dei cortei di domenica.

“Il Giornale” attraverso il redivivo Paolo Guzzanti (sì, proprio quello che ha appena scritto un libro sulla ‘mignottocrazia’ ma che ora sembra tornato nei ranghi) parla di «una piazza egizianizzata alla moda dei Fratelli Musulmani, che rivela un’intenzione golpista: inefficace nelle sue conseguenze ma golpista nelle intenzioni».

Poi la testata di Sallusti utilizza il suo consueto metodo Boffo a Claudia Mori, sostenendo che «è andata a manifestare in piazza Castello ma nel 1985 nel film ‘Joan Lui’ indossava un vestito bianchissimo sotto una cascata d’acqua con effetto miss maglietta bagnata, trasparente ovunque, tutto compreso, seno e pure il resto, il pube s’intende», e anche la moglie di Celentano è servita. Inevitabile la pubblicazione di un fotogramma del film in questione, che fa il paio sul ‘Giornale’ con la foto sbattuta in prima pagina di Nichi Vendola nudo, in spiaggia, nel 1979. Non c’entra nulla, naturalmente, però viene buono per il titolo: «La sinistra in piazza ma l’unico scandalo è quello del suo Nichi Vendola».

Anche ‘Il Tempo’, giornale della destra romana, attacca i cortei delle donne definendoli «adunate di minoranza» guidate da «rivoluzionari muniti di servitù e carrozza», mentre le agenzie riportano le dichiarazioni di Osvaldo Napoli, vicepresidente dei deputati Pdl, secondo il quale «la stragrande maggioranza delle donne è rimasta in famiglia a godere una bella domenica di riposo o di svago».

Infine, tra i telegiornali di domenica sera si sono fatti particolarmente notare il Tg5 (che ha dato i cortei come quarto titolo, affidando i commenti alle pidielline Roccella e Santanchè) e ovviamente il Tg4 di Emilio Fede, coimputato con Berlusconi a Milano: «Il governo ha fatto tante cose per difendere la dignità delle donne», ha detto il direttore già nei titoli, «e quando il ruolo della donna diventa scelta politica meglio farsi il segno della croce». Amen.

 

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