Streghe e puttane


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«Qui si rischia un moralismo imperante: tutto fa scandalo, tutto è vergognoso, ma diamine! Un po’ di sesso non ha mai fatto male a nessuno». Comincia così la conversazione con Carla Corso che nella sua vita non si è mai nascosta dietro a nessun nomignolo: «escort», «accompagnatrice», «entraineuse». Per lei, veronese, classe 1946, fondatrice quasi vent’anni fa del Comitato per i diritti civili delle prostitute, fare la puttana è stata forse anche una scelta – come dire – antisistema.

E oggi, cosa pensa di queste escort che si vendono per ottenere soldi, favori, visibilità, potere?
Facciamo ordine: fare la prostituta vuol dire mettersi in vendita tutti i giorni come attività primaria. Quello che trovo insopportabile nella reazione pubblica, via via che si scoprono gli altarini dei nostri governanti, è che tutto viene censurato, il sesso diventa un atto vergognoso e si è aperta di nuovo la caccia alle streghe. Se ci sono donne che si vogliono prostituire sono affari loro, è vergognoso che accada nei palazzi del potere istituzionale e semmai con minorenni. E invece Berlusconi viene giustificato, perfino ammirato, e le ragazze diventano le nuove streghe da mettere all’indice. Mi scandalizza solo che queste donne, se vogliono entrare nel mondo dello spettacolo (o ripiegare, pur di diventare famose, sulla carriera politica che viene loro offerta in alternativa), devono passare nei letti di certi vecchiacci.
Lei non l’avrebbe accettato?
No, mai, perché ero molto autonoma, indipendente, e rivendicavo la libertà di scegliermi il cliente e di non vendere proprio tutto.
Queste ragazze sono molto perbeniste, non ammettono di prostituirsi, non portano il peso della “lettera scarlatta”: sono “amiche” del potente di turno, con lui intrattengono “rapporti affettivi” a volte, e in nome di questi rapporti si fanno mantenere.
Sono costrette a negare perché se ammettono di prostituirsi sono automaticamente fuori da quel mercato, si bruciano la carriera. Il mondo dello spettacolo e della politica-spettacolo si regge solo sulla doppia morale. Ma d’altra parte ci sono donne e uomini che fanno politica da anni e per arrivarci hanno dovuto fare cose ben peggiori. Non mi faccia fare nomi, ma quelle politiche oggi in prima fila a strapparsi le vesti per il raìs, su quali doti fondano la loro carriera politica? Magari non si sono mai tolte le mutande ma c’è tanta prostituzione intellettuale.
Non le sembra che, a differenza delle prostitute, queste donne non pongano limiti allo scambio arrivando a mettere in gioco anche la propria “affettività”?
Vendono tutto, certo. Non mettono limiti perché non sanno vendersi: una professionista non bacia mai un cliente. Mi sembra un’accozzaglia di ragazzine che sgomitano tra di loro e non hanno un minimo di capacità contrattuale con questi signori che – come tutti i clienti, a qualunque livello, dall’operaio in strada in su – rimuovono il fatto di averle comprate e si convincono di averle conquistate. D’altra parte ogni prestazione ha il suo prezzo: c’è chi paga molto perché vuole che tu abbia un orgasmo, e tu fingi di averlo. E loro fingono di non sapere.
Che effetto le fanno i genitori che incoraggiano le figlie alla prostituzione?
Ecco, questo mi fa davvero orrore. Il problema è proprio che dietro queste ragazze c’è unentourage che le sfrutta e poi le butta via. Il perbenismo delle famiglie c’è sempre stato, per carità: trent’anni fa facevo la puttana ma la mia famiglia che pure aveva capito – perché arrivavo a casa con tanti soldi, con macchinoni incredibili e avevo tanto tempo libero – non mi ha mai chiesto nulla, faceva finta di niente: non se ne doveva parlare. La doppia morale c’è sempre stata, solo che ora non ci si vergogna, è più sfrontata.
È stata, come dire, “sdoganata”?
Ma senta, in Italia da sempre la mascolinità si è misurata con il numero di donne – soprattutto se giovani – che un uomo riesce a prendersi. Anche se a pagamento. Il papà o lo zio prima portavano i figli a svezzare nei bordelli. Poi, quando dalla prostituzione di Stato si è passati alla libera attività, allora è diventata vergognosa. Ma il problema esiste solo per determinate fasce sociali: se sei un operaio non puoi andare con una ragazzina, ma se sei un capitano d’industria o l’uomo più potente d’Italia, sì. Lo star system italiano pullula di coppie con 40 anni di differenza, il problema ci sarebbe solo se la donna fosse più vecchia.
Il 13 febbraio le donne scenderanno in piazza contro questo modello di relazioni, condivide?
Ma sì, credo sia giusto perché la figura della donna è stata inflazionata, usata per tutto, per vendere le merci e i conti bancari, e pure con sfregio. Dico solo che sulla prostituzione bisogna andare cauti perché a pagare in queste campagne moraliste è sempre l’anello più debole. Oggi vedo sui giornali locali l’annuncio di una manifestazione anti lucciole per le strade del Veneto capitanata da un prete; e non dimentichiamo che questo governo con il pacchetto sicurezza ha avviato la crociata contro le prostitute, ma solo quelle di strada.
Non sarebbe più opportuna una manifestazione di uomini in tutela della propria dignità calpestata?
Il problema è che tutto il potere è nelle mani dei maschi. La pubblicità la fanno gli uomini, quante agenzie pubblicitarie sono in mano alle donne? E sono gli uomini che detengono il potere politico, così come quello d’acquisto. I modelli, dunque, li impongono i maschi. E loro non hanno fatto grandissimi passi in avanti.
Ai tempi in cui lei fondava il Comitato per i diritti delle prostitute, dichiararsi puttana era un atto di sindacalizzazione e poteva perfino essere un atto di ribellione contro una società perbenista. Oggi quell’atto di ribellione è stato come fagocitato, “normalizzato”, neutralizzato, in un sistema di potere più onnicomprensivo. Non trova?
Tutte le libertà acquisite negli anni ’70 e ’80 le stiamo perdendo poco a poco. Ma le donne sono quasi contente. In uno spot pubblicitario la cucina è così efficiente che la donna ha più tempo libero, ma per fare cosa? Andare a lavorare, in palestra, o uscire con gli amici? No, per fare una torta per i bambini.
Infatti molte donne, forse la metà delle italiane stando ai sondaggi, non si sentono affatto offese dal modello relazionale descritto dal grande bordello politico italiano.
Certo, le donne hanno dovuto soccombere ad una società maschile che in fondo non è cambiata così tanto. Gli uomini, infatti hanno sempre avuto paura della donna libera e forte, che il più delle volte rimane sola. E così le donne stesse si sono riappropriate dello stereotipo dell’angelo del focolare, della donna dolce e sottomessa, che non chiede molto ma è sempre disponibile, e a letto è un po’ troia: perché così è più semplice avere una relazione di coppia. Nel mercato del matrimonio è successa esattamente la stessa cosa che nella prostituzione: le donne immigrate soprattutto quelle dall’est hanno scalzato le donne italiane perché sono più dolci, sottomesse, suadenti e costano meno, mentre le italiane sono più aggressive, prepotenti, e hanno capacità contrattuali più alte.
Ma è così vero che Berlusconi, a giudicare dai suoi presunti costumi sessuali, appare come un uomo solo e infelice?
Non riesco a vederlo infelice. Se avesse avuto paura della solitudine avrebbe salvato i suoi rapporti importanti, mi sembra solo un uomo che ha paura di invecchiare e morire: rifugge dalla decadenza fisica succhiando – come un vampiro o un atleta che si sottopone a trasfusioni con sangue “fresco” – la giovinezza altrui.

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