Il rivoluzionario ottimista


pubblicata da Noam Chomsky, le 10 strategie della manipolazione attraverso i mass media. il giorno lunedì 7 febbraio 2011 alle ore 15.05

Una delle tante classificazioni con cui gli umani amano definire i propri simili è quella dei pessimisti / realisti / ottimisti.

Tre gruppi associati alla visione del mondo e alla sua individuale interpretazione.

Il pessimista è un individuo incline a credere che le cose vadano molto male e a non vedere altro che stasi o peggioramenti futuri. Normalmente viene visto come un portatore di sventura che, al pari di Cassandra, è tanto più colpevole quanto più dice cose vere. L’immagine del pessimista è quella di un vecchio ripiegato su se stesso.

Il realista, una figura solo apparentemente neutra, assume un connotato più negativo che positivo poichè rifiuta di alimentare la speranza in un futuro migliore. Egli si basa unicamente sui fatti e su previsioni costruite su solide argomentazioni logiche. Il realista è persino più odiato del pessimista perché rifiuta di formulare supposizioni (confutabili) e predilige invece appoggiarsi su elementi concreti, oggettivi (molto meno confutabili). Il realista è un signore di mezza età, veste in giacca e cravatta e non fa rumori quando mangia la minestra.

L’ottimista è certamente amabile e amato, desiderabile e desiderato. Egli guarda al futuro con fiducia e infonde nel prossimo l’idea che le cose possano e debbano migliorare. Di più: le cose miglioreranno sicuramente! Il suo bicchiere è sempre “mezzo pieno”, quando addirittura non lo è interamente. L’ottimista sorride, vede grandi possibilità di cambiamento anche attraverso le piccole cose quotidiane.L’ottimista è un giovane pieno di idee, sorride sempre e la sua energia è contagiosa.

Dunque a quale categoria affidare il compito di fare la rivoluzione?

Ma a quella degli ottimisti, è ovvio!

E invece non è ovvio per niente.

L’ottimista è facile preda dei suoi entusiasmi, ama percorrere strade che non portano da nessuna parte e talvolta trascina con se migliaia di ignari seguaci. L’ottimista è un sognatore, una persona che si  nutre di illusioni. Peggio! Spaccia l’essere sognatore e illuso, come una virtù, una qualità; addirittura una “conditio sine qua non” per raggiungere l’obiettivo. Egli spiega il fallimento delle proprie battaglie con l’apatia e l’assenza di ottimismo negli altri (i non ottimisti):“Abbiamo perso perché VOI non avete creduto nella vittoria”.

Dei propri errori strategici evita accuratamente di fare cenno, ma questo non è un comportamento insolito; se la vittoria ha molti padri, la sconfitta è sempre orfana anche nelle altre categorie.

L’ottimista, paradossalmente, è il miglior alleato del potere, disperde le energie in mille rivoli e finisce spesso per non nuocere a chi vorrebbe combattere.

Figli improduttivi dell’ottimismo sono molti movimenti nati e morti spontaneamente (es. girotondini), le raccolte di firme senza alcuno sbocco concreto (es. firmiamo per ridurre lo stipendio ai parlamentari), le petizioni rivolte a soggetti del tutto insensibili alla petizione stessa (es. Berlusconi dimettiti).

Si potrebbe contare sui realisti per fare la rivoluzione?

Hmmm, forse. Un realista potrebbe pianificare, organizzare per il meglio, collaborare ma non potrebbe dare il via al processo. Egli ha bisogno di troppe certezze (che non può avere) per poter prendere la decisione di porsi in prima linea. Seguirà a ruota ma solo quando vedrà che la direzione è quella giusta.

Non resta che la categoria dei pessimisti.

Beh, se restano solo loro siamo fregati.

O forse no?

Certo, il pessimista crede che la rivoluzione abbia ben poche possibilità di riuscita, che le cose probabilmente andranno storte. Pensa che l’idea di una rivoluzione sia quanto meno bizzarra. Però non ha un futuro da perdere perché lo ritiene già compromesso. Il pessimista è selettivo, scarta come improduttive novantanove strade su cento ma quell’una che rimane la analizza meticolosamente. Il pessimista non è un uomo senza ideali, senza farne troppa pubblicità, si impegna e lavora come gli altri nella speranza di vederli realizzati. Per quanto sembri irrazionale, egli spera di avere torto! Il pessimista impegnato forse potrebbe essere definito con un ossimoro: il sognatore selettivo.

Il pessimista non si fa fregare facilmente, non sottovaluta mai la forza dell’avversario o i danni causati dalla stupidità umana. Il pessimista prepara sempre una seconda arma (nel caso la prima si inceppasse) e, a differenza dell’ottimista, studia sempre un piano B e pure una via di fuga perché si aspetta di doverli usare.

Dunque, i pessimisti sono la nostra vera speranza?

No, non credo, sono molto pessimista al riguardo.

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