Quegli esperimenti sui bambini nel nome del “progresso”. Viaggio in una ferita ancora aperta degli USA


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Staten Island. Una delle cinque circoscrizioni (borough) di New York, il cuore pulsante degli Stati Uniti d’America. Una città la cui ferita dell’11 settembre 2001 non è ancora chiusa. Brucia ancora, per i newyorkesi, quel ricordo. Più che nel resto del paese. Perché New York è la capitale economica degli States, è il faro del capitalismo americano. Le decisioni vengono firmate a Washington, le industrie sono a Chicago, lo show-business è in California, il petrolio è in Texas. Ma tutte devono rendere conto a New York. Ed è qui, nel cuore a stelle strisce dell’Occidente, che ci sono altri tipi di ferite, anch’esse lontane dalla guarigione.
E’ la grandezza americana: le ferite maggiori sono tutte visibili. Arrivi a Staten Island, ed al centro trovi un edificio bellissimo, che farebbe invidia a noi europei. Si chiama Willowbrook. E’ una costruzione di inizio Novecento, somiglia ad un enorme college, quelli resi famosi dai telefilm, per intenderci. Per il turista in cerca di scatti in cui immortalarsi, è uno scenario ideale. Qualcuno chiede alla guida cosa fosse. “Only a State School”. Solo una scuola di stato. Significato innocuo per il turista europeo, ma che nell’inglese americano (nel resto dei paesi anglofoni ha mantenuto il significato italiano) è diventato una parola che fa paura. Una “State School” è un istituto dove venivano mandati i ragazzi “problematici”. Non quelli banalmente definiti “pazzi”. Non solo, per lo meno. Anche quelli che venivano da infanzie difficili, quelli che avevano un quoziente intellettivo basso per gli standard scolastici americani. Ad un passo da Staten Island ci sono il Bronx di New York, Brooklyn. Posti dove si uccide per un pacchetto di sigarette. Moltissimi i giovani destinati in quell’istituto, solo per essere nati da genitori nel migliore dei casi sconosciuti, nel peggiori assassini ed alcolizzati. Può sembrare crudele, a noi europei da sempre vicini ai problemi dell’infanzia, ed abituati a considerare gli Stati Uniti come la Terra Promessa. Eppure, è accaduto anche questo, nella terra dello Zio Sam. Ed è sempre stata lì, alla luce del sole. A Staten Island come nel resto del paese, d’altronde.

Le State School non sono semplici “cliniche mentali”. Oggi, l’attenzione dell’opinione pubblica americana è concentrata su altri problemi: l’Iraq, l’Afghanistan, l’Iran ed il nucleare per la politica estera. La crisi economica, la disoccupazione e la riforma sanitaria di Obama per quella interna. E così le grandi ipocrisie vengono accantonate. Un filosofo, secoli fa, disse che se la popolazione lavora e può mangiare, ha anche il tempo di pensare, e quindi diventa infelice. Ed ecco perché piccole grandi storie, come quella che si sta per spalancare, è finita nel dimenticatoio per troppo tempo.

L’anno è il 1972. Un giornalista giovane e sconosciuto, Geraldo Rivera, si introduce nella Willowbrook State School dopo aver sentito strane voci dagli abitanti della zona. Ha letto qualche articolo sui giornali locali, ma niente di certo. Decide di vedere con i suoi occhi, e di riprendere il tutto. L’America, dopo le sue riprese, non sarà più la stessa. Le condizioni di degrado somigliano a quelle di un lager, gli inservienti abusano regolarmente dei bambini, le malattie dilagano. Proprio su questo punto, c’è qualcosa che non torna. I casi di epatite sono numerosi. Troppo numerosi. La verità verrà a galla dopo lo scandalo delle immagini, la verità ancora oggi è avvolta nelle dispute giudiziarie. La scuola verrà chiusa poi nel 1987. Conteneva fino a seimila bambini. E, si scoprirà, quasi su tutti sono stati condotti, per anni, esperimenti. Di che tipo è facile intuirlo.

Circa 700-800 bambini, tra il ’56 ed il ’70 erano stati infettati di proposito con ceppi del virus dell’epatite. In modo da avere cavie cui somministrare i farmaci. Si può facilmente immaginare con quale tasso di mortalità. Era la punta di un iceberg. In breve, saltarono fuori tantissimi altri casi. Alla facoltà di Psichiatria dell’Università del Missouri fu scoperto che un professore somministrava ai malati mentali dell’LSD “per studiare la resistenza dell’ego”, come fu scritto nelle cartelle cliniche. All’università della Louisiana, ad alcuni malati mentali vengono somministrati LDS e altri farmaci e vengono poi inseriti elettrodi nel cervello per controllarne i livelli. L’elenco è infinito. Ma c’è la Guerra Fredda a fare da scenario, e gli Usa hanno bisogno di armi per ogni evenienza.

E questo porta ad un’altra scuola, nel Massachusetts. Il periodo è antecedente: tra il 1940 ed il 1950. Piena guerra “totale” alle potenze dell’Asse, nome in codice Ro.Ber.To. (dalle iniziali delle tre capitali: Roma, Berlino e Tokio). In un’anonima scuola dello stato più a nord degli States, la Walter E. Fernald School si verificano esperimenti ancora peggiori. Anche qui, i bambini erano “problematici”, venivano da infanzie difficili, ed ai genitori venivano garantiti trattamenti speciali per aiutare i piccoli ad inserire nella società. A loro totale insaputa, però, ai bambini venivano dati cibi a bassa dose di radioattività, per studiarne gli effetti collaterali. Anche qui, è superfluo aggiungere altro.

Oggi, nuovi studi hanno dimostrato come, dei 150.000 “idioti” (il termine ufficiale usato nei documenti era proprio questo: idiots), almeno 12.000 non avevano nessun tipo di malattia, né problema. Avevano magari un quoziente intellettivo appena più basso della media, ed era questo il motivo del loro inserimento nelle State School. Esiste un libro molto bello: si intitola “La rivolta dei figli dello Stato”, di Michael D’Antonio, che ha raccolto la testimonianza di Federick Boyce, uno dei pochissimi a riuscire a scappare da uno di questi istituti nel 1960 e che ha raccontato la sua storia di bambino problematico, ma tutt’altro che idiot.

Nato da madre vedova alcolizzata, finì alla Walter E. Fernald School e lo ricorda bene. “La nostra colpa era quella di avere 7 anni”, racconta. Nel 2006, in fin di vita, disse “Oggi mi sento bene, sono libero”. Mentiva. Da quando era scappato da quell’istituto, non ha potuto più mangiare cibi solidi, ed è stato costretto a costose e dolorose terapie. Il tutto in nome non del progresso, ma della guerra. Quella guerra che ha distrutto decine di migliaia di persone, inconsapevoli di essere pedine di una guerra che si combatteva lontano. Nei laboratori scientifici di una nazione in cui il 3% della popolazione possiede il 90% della ricchezza. E vive della sua ipocrisia.

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