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contropoterescuoladi Michele Maggino – Megachip.

Avvertenza. Quella che segue è una serie di proposte di letture che seguono un filo logico e che possono essere tutte reperite direttamente su internet. Si può considerare il tutto come una piccola “cassetta degli attrezzi” anche per non addetti ai lavori, una specie di “cruscotto delle letture” e delle idee propedeutiche ad una nuova politica per la scuola italiana.

Dove siamo

Negli anni passati l’argomento “scuola” veniva affrontato dai mezzi di comunicazione di massa tradizionali (televisione e stampa) generalmente a inizio anno e a fine anno scolastico: una specie di rituale dovuto.

Negli ultimi tempi si percepisce qualcosa di nuovo: non certo nei suddetti mass media, ma soprattutto in strati sempre più ampi della popolazione italiana. C’è un fermento nuovo, un progressivo aumento della consapevolezza che anche sulla scuola si stia combattendo una battaglia strategicamente decisiva per il futuro della nazione.

A parte le iniziative che provengono direttamente dal mondo della scuola (assemblee, scioperi, azioni di protesta ecc.) c’è da registrare un fecondo proliferare di movimenti all’interno della società civile: nascono comitati di genitori, gruppi in difesa della scuola pubblica, si diffondono manifesti, raccolte di firme… Insomma, la scuola è al centro di un dibattito in cui i protagonisti non sono i pedagogisti chiusi nelle loro torri d’avorio ma i diretti interessati: insegnanti, studenti, genitori, cittadini che hanno a cuore il futuro del Paese.

In un mio precedente intervento puntavo gli occhi sulle proposte del MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo relative alla scuola e mettevo in evidenza la mia delusione al riguardo (confido sul fatto che dalla base del movimento verrà una forte spinta per modificare radicalmente quelle proposte). Mi interessava analizzare le idee del MoVimento perché esso si presenta come una proposta politica nuova e con intenzioni innovative.

Non c’è in effetti bisogno di andare ad analizzare le proposte che vengono invece dalle attuali forze di cosiddetta opposizione. Perché? Perché è ormai fuori da ogni dubbio che il cosiddetto centrosinistra e il cosiddetto centrodestra (ora al governo, ora all’opposizione, in alternanza), negli ultimi 15 anni hanno adottato sulla scuola una serie di interventi legislativi ed amministrativi che fanno riferimento ad un unico disegno politico culturale.

In estrema sintesi, quali sono i connotati di questo disegno e che cosa esso ha comportato?

Il significato ultimo degli interventi attuati (dal ministro Berlinguer fino ai ministri Moratti e Gelmini) è quello dell’aziendalizzazione della scuola e dell’università, la riduzione del mondo della scuola e dell’università ai processi produttivi in tutti i suoi aspetti.

E così gli studenti si trasformano in “clienti”, le famiglie sono “utenza”, gli insegnanti vengono definiti “prestatori di servizi educativi”.

L’onda lunga viene dalla Commissione Europea che, fin dal 1991 (in più documenti ufficiali) segnalava il fatto che bisognasse formare “risorse umane per le necessità specifiche dell’industria” e favorire “una maggiore adattabilità dei comportamenti al fine di rispondere alla domanda del mercato della manodopera”: “l’impresa deve imperniarsi sulla formazione e la formazione deve imperniarsi sulle necessità dell’impresa”.

Per approfondire questi temi si possono segnalare diverse letture. Innanzitutto due articoli di analisi di Gerard de Selys:

– La scuola, grande affare del XXI secolo;

– Cosa dicono i nemici globali della scuola pubblica

Utile anche un breve saggio di Massimo Bontempelli su “La convergenza del centrosinistra e del centrodestra nella distruzione della scuola italiana”.

Vale la pena leggere inoltre un intervento che esemplifica le posizioni degli imprenditori presentato daEmma Marcegaglia, quando era ancora Presidente del Movimento dei Giovani Industriali (oltre a tutti i documenti ufficiali provenienti dagli organi dell’Unione Europea, facilmente reperibili sul web).

Si sono così voluti alterare in profondità i caratteri essenziali della scuola stessa. Ciò è stato condotto con vari mezzi: svalutazione dell’insegnamento dei contenuti disciplinari e parallela incentivazione di tantissime attività parallele agli insegnamenti disciplinari stessi, messa “in concorrenza” delle scuole tra di loro attraverso il discorso dell’autonomia, dequalificazione del lavoro degli insegnanti e loro degradazione culturale e sociale, rafforzamento delle scuole private, ingresso del mondo delle imprese nelle “offerte formative”…

I risultati sono sotto gli occhi di tutti. L’attuale governo (con i suoi “tagli” fatti passare per “riforme”) non fa che portare a compimento un’opera iniziata da diversi anni e condotta in sintonia da tutti i governi e coalizioni di vario colore.

La questione è riassunta in maniera illuminante da una pagina di Domenico Starnone che riporto integralmente (da una nota a margine al libro “La scuola è vostra” di Raoul Vaneigem, di cui si parlerà più avanti):

«Il tempo della formazione scolastica viene oggi considerato ben speso solo se dà accesso ad un reddito. Il senso comune vuole che una scuola efficace sia una scuola selettiva che prepari adeguatamente all’ingresso nel mondo del lavoro. Insegnare è rimasto stabilmente legato, nei fatti e in certo immaginario docente, all’idea che il suo fine ultimo sia l’accertamento rigoroso di attitudini e capacità in vista della collocazione degli allievi nei ruoli lavorativi e nei relativi posti della piramide sociale; tutta l’industria in tempestosa ristrutturazione non fa che lamentarsi del fatto che la scuola – considerata ormai a chiare lettere un’appendice delle imprese e più in generale del processo di aziendalizzazione post-fordista – non sforna futuri lavoratori formati in funzione dell’evolversi dei mezzi di produzione e della nuova organizzazione del lavoro. La pubblica istruzione insomma – al di là delle chiacchiere – è ritenuta all’altezza dei suoi compiti solo se marcia adeguatamente in combutta con il bisogno del capitale di avere una forza lavoro obbediente, autonoma entro i limiti dei bisogni produttivi e di consumo, flessibile, bella e pronta per lo sfruttamento usa e butta. E di necessità ampie masse di giovani studiano per potersi trasformare proprio in questo; la gran parte delle famiglie pretende che esattamente questo avvenga; non pochi insegnanti lavorano nella convinzione che questa sia la loro funzione».

Per completare il quadro sulla situazione attuale possiamo far riferimento ad altri brevi interventi:

– di Massimo BontempelliL’innovazione distruttiva;

– di Roberto RenzettiLa scuola. Cos’è?;

– di Michele LoporcaroUna buona scuola o la società dello spettacolo: da che parte stanno i progressisti italiani?;

– di Lucio GarofaloI mali della scuola italiana, nonché I veri problemi della scuola italiana).

Inoltre si può leggere soprattutto il recente volume di Girolamo De Michele (“La scuola è di tutti. Ripensarla, costruirla, difenderla” Minimum Fax editore). Questa è l’unica proposta di lettura non reperibile sul web, ma che segnalo per la grande attualità, per l’ampiezza di analisi (uno sguardo a 360 gradi sulla scuola italiana che affronta le problematiche di politica scolastica, le visioni di natura filosofico-pedagogica, le questioni di metodologia e didattica, il quadro culturale generale attuale, con una ricca bibliografia a cui far riferimento), nonché per la notevole verve polemica e per le capacità svelatrici delle molteplici bugie che si raccontano sulla scuola italiana.

La domanda che a questo punto mi pongo è la seguente: una forza politica che voglia presentarsi come veramente alternativa all’attuale stato di cose, quali proposte dovrà avanzare in tema di istruzione e formazione?

 

Dove vorremmo essere

La tematica è ovviamente molto ampia ed è impossibile riassumerla in un breve scritto.

Io credo che, dopo aver effettuato un’attenta analisi sull’attuale stato di cose (e la pubblicistica al riguardo è molto estesa, oltre alle poche, essenziali segnalazioni sul web già citate), una forza davvero alternativa al quadro attuale debba prima di tutto confrontarsi sinceramente con le idee più radicali sulla scuola e in secondo luogo chiarire qual è la propria idea di scuola, ovvero rendere evidente la cornice filosofica e pedagogica dentro cui presentare in seguito specifici provvedimenti di natura legislativa e amministrativa.

Senza questi passaggi si rischia semplicemente di proporre piccoli aggiustamenti su problemi delimitati che non avranno alcuna incidenza in profondità, conservando alla fine l’attuale stato di cose.

Volendo prendere a puro titolo esemplificativo alcuni testi che esplicitano benissimo le tesi più radicali, voglio suggerire la lettura di due piccoli libri: l’ormai storico “Descolarizzare la società” di Ivan Illich, del 1971 (a cui aggiungerei un’intervista del 1988, “Il mito dell’istruzione”) e “La scuola è vostra” diRaoul Vaneigem (a volte tradotto con “Avviso agli studenti”) del 1995.

Non è mia intenzione sviscerare le tesi di Illich o affrontare le provocazioni di Vaneigem: voglio solo dire che queste posizioni vanno prese di petto, senza scansarle.

Sia Illich che Vaneigem affrontano la questione scolastica al suo stato direi “puro”, essenziale: è con queste idee che dobbiamo fare i conti prima di tutto, prima ancora di parlare di difesa della scuola della Costituzione, o di difesa del tempo pieno, o del problema dei supplenti, o della mancanza di carta per le fotocopie … e via riducendo l’ottica.

Volendo poi tralasciare, per le funzioni di questo testo, le idee dei grandi pedagogisti e psicologi che pure continuano ad illuminarci (alcuni nomi su tutti, tra i miei preferiti: John DeweyJerome Bruner,Howard Gardner) e tanto per rimanere in tema di provocazioni, voglio segnalare recenti interventi sul web che provengono da non addetti ai lavori (e in parte, se mi è permesso dirlo, si vede…): il primo è di Paolo BarnardCrimini contro l’umanità (e mie proposte), il secondo di Solange ManfrediLa funzione della scuola.

Nella loro parte di critica spietata della scuola così com’è, questi testi sono in gran parte da condividere (anche se, riferendomi ad una breve frase di Paolo Barnard – “Gli insegnanti sono complici di crimini contro l’umanità” – mi sento di considerarla più, direi quasi, un artificio retorico piuttosto che un invito a rivolgersi alla Corte Penale Internazionale dell’Aia per denunciare me e tutti i miei colleghi viventi per “crimini contro l’umanità”…).

Anche in questi casi si va all’essenza delle cose: l’analisi che fa Solange Manfredi per esempio è corretta. Occorre rispondere a tali critiche, ovvero prospettare qualcosa che va oltre i molteplici aspetti negativi segnalati da tutte queste posizioni (occorre però anche riconoscere che francamente le idee propositive avanzate dagli autori citati o sono assenti o non sono per niente alternative, andando nella direzione di una pura e semplice distruzione della scuola che, come ricorda Marino Badiale, al momento attuale, significherebbe distruzione del pensiero critico).

Per passare infine a delineare la cornice di definizione della scuola (e cioè: Che cosa intendiamo per scuola? Quali devono essere le sue caratteristiche? Quali le sue funzioni? ecc.), una proposta politica realmente alternativa potrà secondo me (utilizzando una metafora agricola) raccogliere molti frutti coltivando un terreno dove siano presenti diversi alberi. Quali?

Sviluppando un approccio organico, complesso e approfondito si può partire, ad un primo livello, dal prendere in considerazione le idee avanzate da Marino Badiale e Massimo Bontempelli in questi due brevi ma intensi ed espliciti contributi: Lettera aperta ai docenti della scuola italiana, e Quale asse culturale per il sistema della scuola italiana?.

La loro proposta (impostata sulla centralità degli insegnamenti disciplinari classici) è provocatoriamente definita da Badiale stesso come “conservatrice” o meglio “anacronistica” ed è ben riassunta così:

«la negazione del ruolo del pensiero e della cultura è oggi una tendenza spontanea e fortissima, […] lottare per difendere la scuola come luogo in cui si educano i giovani attraverso la loro introduzione nel mondo del pensiero e della cultura, significa lottare contro aspetti strutturali di questa fase storica».

Molto esplicite e chiare le sezioni II (Combattere il degrado) e III (Su la testa!) della lettera, a cui rimando direttamente.

Molto interessanti inoltre mi paiono anche questi due interventi di Guido Armellini:

– L’intelligenza del tranviere;

– Il tutto e le parti.

Su questa base sarà importante però anche prendere in considerazione il fatto che la scuola ha “il dovere di trasmettere contenuti e forme di relazione attraverso la continua evoluzione delle metodologie didattiche. L’apprendimento – sappiamo ormai con certezza – passa attraverso molteplici canali e dipende essenzialmente dalla partecipazione attiva (ed emozionata!) degli allievi […]. I nostri insegnanti mancano sovente delle capacità relazionali e comunicative minime indispensabili per trasferire qualsiasi contenuto. [È opportuno] cercare stili di insegnamento adeguati all’apprendimento delle materie. Uno di essi, ad esempio, è l’apprendimento cooperativo, ma ce ne sono altri.”. Inoltre “la centralità dell’insegnamento disciplinare può (e deve) conciliarsi con l’altro compito educativo della Scuola: quello di aiutare i ragazzi a formarsi una personalità partendo dal confronto con gli altri e dal dialogo. Non si dimentichi, inoltre, che le due principali agenzie educative tradizionali (scuola e famiglia) sono attualmente stritolate dall’influenza perniciosa del sistema mediatico e dei consumi”. Occorre dunque creare “percorsi stabili di Educazione ai Media, dalle elementari fino alle superiori, per stimolare lo spirito critico dei ragazzi e la partecipazione consapevole alla comunicazione sociale (ormai essenzialmente mediatica e tecnologizzata”), oltre ad introdurre “al posto di mille inutili attività extra-curriculari, momenti didattici interdisciplinari . È oggi assurdo non creare le condizioni per un apprendimento del paradigma della complessità” (tutte queste ultime citazioni sono tratte da interventi di Paolo Bartolini all’interno del Forum di Alternativa del sito di Giulietto Chiesahttp://www.giuliettochiesa.it/).

Ecco così emergere, come importante per una nuova scuola, il pensiero sistemico.

Qui, due sono i riferimenti che considererei importanti.

Il primo è un tentativo di implementazione operativa del pensiero ecologico-sistemico: si tratta delle idee e delle esperienze che si possono trarre dal Center of Ecoliteracy di Fritjof Capra(http://www.ecoliteracy.org/).

L’altro riferimento lo considero assolutamente illuminante: si tratta delle idee avanzate da Edgar Morin principalmente in due piccoli, intensi e densi libretti: “I sette saperi necessari all’educazione del futuro” e “La testa ben fatta”.

Nel web si possono trovare vari materiali: un riassunto del libro sui sette saperi (http://www.archivio.vivoscuola.it/Insegnareimparare/psicopeda/7saperi.asp, una versione integrale in francese dello stesso (http://www.agora21.org/unesco/7savoirs/).

Eventualmente si può partire da una pagina che raccoglie vari interventi di Morin per estendere la conoscenza di questo fondamentale pensatore: lo considero tra le bussole da tenere in mano per orientarsi nel cammino della costruzione di una scuola per il futuro.

Così come considero imprescindibile un’altra bussola (e qui mi collego al titolo del presente intervento): Neil Postman. Nel 1979 usciva il testo “Ecologia dei media. La scuola come contropotere” (qui è possibile leggerlo integralmente: Postman-Ecologia-dei-media).

Il libro vuole indicare la strada che può portare la scuola ad assumere un ruolo vitale di produttore di cultura e formazione nell’epoca attuale. Sfrondato da tutti i riferimenti all’epoca (anni ’70 del secolo scorso) e al luogo (Stati Uniti), questo testo rimane molto attuale; anzi, a mio parere, molto più attuale oggi rispetto a quando è stato proposto al pubblico italiano, nel 1981. Sono passati 30 anni ma l’articolazione delle analisi e delle proposte del pensatore americano possono rappresentare, secondo me, il fulcro intorno a cui far ruotare una proposta politica alternativa sulla scuola italiana del futuro. Non mi cimento in un’opera di sintesi e riassunto del testo in poche parole: il mio è un forte invito alla lettura o ri-lettura di queste pagine che risultano assolutamente fondamentali.

Concludo proprio con una citazione dal libro di Postman:

«il ruolo maggiore dell’istruzione negli anni prossimi futuri è quello di aiutare la conservazione di quanto è necessario alla sopravvivenza umana ed insieme è minacciato da una cultura forsennata ed opprimente».

La cassetta degli attrezzi si sta riempiendo. Quando sarà ben fornita si tratterà di mettersi al lavoro, ovvero utilizzare questi strumenti per cambiare e rinnovare la nostra scuola italiana.