Rockefeller di Genova. Storia di Gaslini


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Imprenditore spregiudicato, filantropo generoso. In una biografia di Gerolamo Gaslini, una illuminante storia italiana. Con giallo finale

La storia di Gerolamo Gaslini, della sua attività di imprenditore accorto e spregiudicato, filantropo ed evasore fiscale, solleva questioni quanto mai attuali sul rapporto fra mondo degli affari, etica, e politica. La sua biografia, “Rockefeller d’Italia. Gerolamo Gaslini imprenditore e filantropo”, di Paride Rugafiori (edita da Donzelli), narra della vita dell’industriale genovese, delle vicende delle sue imprese e dell’ospedale da lui fondato, dei suoi legami con il mondo politico ed ecclesiastico, attraverso una ricostruzione storica attenta e rigorosa, che pure appare scorrevole e appassionante come un romanzo.

C’è un giallo nella vicenda di questa biografia. Il libro si apre con un’avvertenza in cui si spiega che la stesura del libro è stata ultimata nell’estate 2006, dopo un’impegnativa ricerca affidata all’autore dalla Fondazione Gerolamo Gaslini di Genova. La Fondazione decide di non promuoverne la pubblicazione, pur non muovendo alcun rilievo al lavoro dello storico e senza giustificare tale decisione. Il libro esce così tre anni dopo per autonoma iniziativa dell’autore e dell’editore. Va notato che al momento della consegna del lavoro i vertici della Curia e della Fondazione, che alla Curia appartiene, è mutato. Cardinale di Genova è Bagnasco, che succede a Bertone e a Tettamanzi. Non sappiamo altro; è noto tuttavia che la posizione di Bagnasco e Bertone sono assai più conservatrici di quella del predecessore. Certo è che il libro di Rugafiori rimane in un cassetto e l’intenzione dei vertici della Fondazione è evidentemente quella di nascondere al pubblico questa vicenda davvero interessante e accuratamente documentata. Perché il committente non ha voluto pubblicarlo? In assenza di chiarimenti possiamo solo fare delle ipotesi. Forse perché la figura di Gaslini non ne esce del tutto limpida? Dalla biografia in questione apprendiamo che Gerolamo Gaslini, abile imprenditore e filantropo, fondatore e finanziatore del più importante ospedale pediatrico d’Italia, è un grande evasore che tiene accuratamente la contabilità nera, è uno speculatore sui cambi e sui prezzi delle materie prime, un industriale che si guadagna la benevolenza e i favori dei politici e della chiesa attraverso “donazioni” e tangenti, un personaggio che abilmente si lega in politica al carro del vincitore. Luci ed ombre dunque, che non permettono di far emergere il ritratto di un personaggio “senza peccato” che forse avrebbero preferito i nuovi vertici della Curia e della Fondazione e che apre interrogativi anche sui comportamenti della Chiesa. Chissà, forse esisteva il timore che si aprisse il dibattito su un passato non del tutto limpido e che il discorso scivolasse sulle analogie col presente. Ma queste sono illazioni; l’autore non ce ne parla.

Sarebbe stato un vero peccato se questa biografia non fosse stata resa pubblica.

La figura di Gaslini imprenditore era stata finora ignorata dalla storiografia e la sue vicende per lo più erano sconosciute al pubblico, quasi fosse stato come un imprenditore di scarso rilievo. Scopriamo invece che si trattava del fondatore di un gruppo conglomerale decisamente importante nel panorama economico italiano dagli anni trenta ai sessanta del secolo scorso. La sua impresa, avviata col fratello nel 1907 con un modesto capitale iniziale e “avente per oggetto l’esercizio del commercio e della rappresentanza di olii” cresce rapidamente, passa all’attività produttiva e inizia un processo di diversificazione. Negli anni trenta Gerolamo Gaslini guida un vasto gruppo che include imprese alimentari, chimiche, agricole, immobiliari, e perfino una banca di medie dimensioni, si destreggia abilmente nel commercio estero e nella speculazione sulle materie prime anche in un momento in cui il protezionismo è di ostacolo agli scambi internazionali. Per sviluppare la sua attività tesse una rete di relazioni politiche, si guadagna i favori di Mussolini e finanzia le iniziative sociali del fascismo, tant’è che diventa senatore del Regno. Ma quando vede delinearsi la caduta del regime cambia rapidamente bandiera. Dopo la guerra si lega a De Gasperi e al Cardinale Siri.

Gaslini riesce con abilità a creare un mercato quasi monopolistico degli oli vegetali attraverso processi di integrazione, accordi e fusioni. Il suo gruppo entra in crisi alla metà degli anni cinquanta per l’intrecciarsi di varie cause legate in larga misura al mutamento del quadro economico del dopoguerra, quali l’incapacità di adeguarsi all’apertura dei mercati internazionali e di utilizzare le nuove strategie di marketing e pubblicità che si affacciano nell’Italia del dopoguerra. Probabilmente ha giocato un ruolo importante l’età avanzata di Gaslini che, dopo aver mantenuto per decenni sotto il suo controllo le molteplici attività del gruppo, non ha saputo circondarsi di un management competente e assicurarsi una successione.

Personaggio meticoloso, Gaslini tiene accuratamente la contabilità reale in parallelo a quella ufficiale. Grazie alla documentazione raccolta da Rugafiori e presentata nell’appendice del libro ci troviamo di fronte uno dei casi rarissimi in cui è possibile confrontare per un lungo periodo la differenza fra gli utili ufficiali e utili effettivi ed evidenziare così le pratiche di manipolazione dei bilanci. Scopriamo così che dal 1929 al 1942 gli utili dichiarati sono circa il 7% di quelli effettivi, che negli anni trenta l’indice di redditività del patrimonio reale si attesta su valori fra 9 e 10 volte quelli ufficiali. Si tratta quindi di una frode colossale ai danni del fisco.

Gaslini spende una cifra ben inferiore agli enormi utili non dichiarati per l’ospedale infantile di Genova da lui fondato e intitolato alla figlia Giannina morta undicenne. Questo dato sembra ridimensionare la figura di Gaslini filantropo. Ma nel 1949, costituisce la Fondazione Gaslini, un ente di diritto pubblico a cui cede l’intero suo patrimonio. Si tratta di una fondazione holding gestita in modo innovativo, che sostiene l’attività non profit dell’Istituto Giannina Gaslini a tutela della salute infantile, che usa i profitti delle imprese Gaslini per svolgere le sue attività. Anche la gestione dell’ospedale pediatrico sembra essere per Gaslini una nuova sfida imprenditoriale. Ma il suo gesto non chiede contropartite neppure indirette, come spesso appaiono le azioni imprenditoriali paternalistiche che comportano forme di controllo aziendale e sociale volte a evitare situazioni di conflitto. È invece un comportamento puramente altruistico orientato a offrire senza discriminazioni il diritto a un’assistenza sanitaria che non era prevista a quel tempo in Italia.

Si evidenzia così un’apparente contraddizione fra la figura dell’industriale e quella del filantropo.

La figura di Gaslini industriale appare rappresentativa di una classe imprenditoriale italiana del secolo scorso che si è fatta da sé in modo spregiudicato con mezzi leciti e illeciti, che non esita a pagare tangenti e a frodare il fisco, che cresce all’ombra di importanti protezioni politiche.

Viceversa la figura di Gaslini filantropo è del tutto anomala, non cerca riconoscimenti e non ha ricadute positive sulla sua attività di imprenditore, il suo altruismo è autentico. La sua decisione di cedere ancora in vita tutto il suo patrimonio è ancora più radicale di quella di Rockefeller che alla sua fondazione benefica destinò solo parte dei suoi averi.

Paride Rugafiori, “Rockefeller d’Italia. Gerolamo Gaslini imprenditore e filantropo”, Donzelli, 2009

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