La nuova macroeconomia classica e la teoria delle aspettative razionali


Sul finire degli anni ’60 prevalsero le instabilità dei mercati e l’inflazione accompagnata dalla disoccupazione. La contemporanea presenza di due eventi negativi che sino ad allora erano sembrati incompatibili condizionò la ricerca di una strategia di politica economica efficace e cominciò a prevalere l’opinione che l’inflazione non fosse un costo sociale da sopportare per raggiungere il pieno impiego come in precedenza si era più volte sostenuto. Molti studiosi raggiunsero la convinzione che le maggiori difficoltà per uno sviluppo equilibrato dell’economia provenissero dal lato dell’offerta (tecniche di produzione, cartelli nei settori di base) e non da una caduta nella domanda aggregata o da una errata politica monetaria. In una prospettiva più ampia i cambiamenti nell’ampiezza dei mercati e nelle relazioni produttive imposti dall’accresciuta mobilità dei capitali, i costi crescenti dello Stato sociale, una più profonda consapevolezza dei costi ambientali della crescita, le più forti diseguaglianza nella distribuzione dei redditi compostarono dei cambiamenti sul piano dell’elaborazione teorica e tuttavia questo cambiamento si ripropose nella forma di una critica comunque al keynesismo, tanto da definirsi una seconda fase più radicale del monetarismo. Tale nuovo paradigma fu caratterizzato da alcune opzioni di base :

·         I soggetti sono razionali, prendono le loro decisioni in base ai prezzi relativi e non soffrono di illusione  monetaria

·         Le aspettative degli imprenditori sono razionali e si distribuiscono secondo una legge probabilistica che è possibile individuare

·         Ciascun operatore dispone di informazioni limitate e ignora ciò che avviene in mercati diversi

·         Ogni mercato è in continuo equilibrio perché le variazioni dei prezzi provocano immediate variazioni delle quantità domandate ed offerte.

a.       Il caso della probabilità apriori, nel quale l’imprenditore ha la totalità delle informazioni sui possibili eventi e può perciò calcolare la probabilità di successo o di insuccesso delle sue azioni prima ancora che queste siano effettuate

b.      Il caso della probabilità statistica : l’informazione è ora limitata, il calcolo della frequenza è ancora possibile, ma deriva da una valutazione empirica fondata sulla legge dei grandi numeri (come accade nelle assicurazioni)

c.       Il caso della stima in cui non esiste nessuna valida base per classificare gli eventi, l’informazione sugli eventi futuri è molto ridotta e l’imprenditore non è in grado di calcolare la frequenza degli eventi

Nei primi due casi secondo Knight l’imprenditore assumeva rischi traducibili in stime di costi e ricavi mediante il calcolo delle frequenze e l’attività imprenditoriale era riconducibile al comportamento razionale. Nel terzo caso invece l’azione imprenditoriale non era solo rischiosa ma anche incerta e non traducibile in un giudizio di probabilità, ma si doveva basare su stime intuitive che erano il fondamento del successo economico dell’impresa ed il motivo dell’esistenza del profitto. Nel 1961 invece c’è stato un saggio di John Muth che analizza il modo in cui si formano le aspettative quando le informazioni disponibili sono parziali o subiscono mutamenti significativi.

Muth assume due nuove ipotesi :

·         Esistono eventi all’origine dell’incertezza che nella gran parte dei casi non sono totalmente imprevedibili poiché gli operatori dispongono di informazioni anche se limitate

·         Oggetto dell’indagine devono essere i valori medi delle aspettative rilevate in una data industria e non le attese di un singolo imprenditore

Se per gli eventi incerti era disponibile un insieme incompleto di informazioni bisognava dedurre che gli imprenditori, piuttosto che affidarsi al loro intuito o a previsioni fondate sulle esperienze passate, avrebbero utilizzato al meglio le informazioni disponibili sia empiriche che teoriche. D’altro canto se le aspettative rilevanti per la teoria economica erano quelle medie di un dato settore industriale bisognava necessariamente assumere che gli errori di previsione per difetto o per eccesso si sarebbero reciprocamente annullati. In questo modo si poteva abbozzare una teoria delle aspettative per affrontare il problema del comportamento degli imprenditori in situazioni di incertezza rimasti irrisolti fuori della teoria keynesiana. Tali aspettative furono definiti razionali in quanto previsioni degli eventi futuri formulate in base alle informazioni disponibili ed essenzialmente eguali alle previsioni ricavabili dalla teoria economica. Il termine razionali non implicava la risoluzione di un sistema di equazioni ma solo un utilizzo il più efficiente possibile delle informazioni disponibili. Tali valutazioni dell’imprenditore non erano più basate sull’esperienza passata ma erano il risultato di indagini specifiche fatte da esperti di settore. In questo caso i giudizi di probabilità degli eventi futuri con informazioni limitate rientravano nella probabilità oggettiva e potevano essere quantificate, respingendo la tesi di Keynes sul carattere intuitivo o imitativo di tali valutazioni.

Prima di questa teoria la relazione tra la formazione delle aspettative e la quantità delle informazioni faceva riferimento alla distinzione tra rischio ed incertezza. F. Knight considerò tre casi nei quali le decisioni sono guidate da principi diversi :

keynes lucas friedman aspettative simon muth

fonte

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