Ai boss piace la Sardegna


di Fabrizio Gatti e Claudio Pappaianni

Il business dell’eolico come apripista di altri obiettivi. Dal mercato immobiliare alle discariche. Per un giro d’affari colossale che vede alleate mafia e camorra. Con coperture politiche.

Sandokan e il boss delle stragi. Eccoli che passeggiano spalla a spalla. Te li immagini mentre parlano sottovoce all’ora d’aria nel supercarcere di Opera, appena fuori Milano. Francesco Schiavone, 57 anni, il capo dei capi di Gomorra, e Giuseppe Graviano, 47, l’ergastolano delle bombe di Cosa nostra. Quello che è successo qui, nella zona Macchiareddu, area industriale di Cagliari, cuore dell’inchiesta su politica ed energie alternative, sembra la proiezione affaristica di quegli incontri pacifici avvenuti lassù, in Lombardia. Il coinvolgimento del coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini, indagato la scorsa settimana per corruzione, è il risvolto politico. La partita si gioca tra imprenditori della zona grigia. Nomi sbarcati in Sardegna dopo aver costruito impianti eolici in Campania e Sicilia. Come la famiglia di Salvatore La Marca, storico sindaco di Ottaviano, ras dei rifiuti, amico di Raffaele Cutolo, due discendenti in affari con le discariche dei casalesi. Ma lui, il vecchio, sempre assolto.

L’incontro tra boss a Opera risale a gennaio. Un mese dopo l’apparizione silenziosa di Giuseppe Graviano al processo contro il senatore Marcello Dell’Utri. Proprio in quei giorni, il gangster palermitano di Brancaccio ottiene in un colpo l’allentamento del regime di detenzione e la possibilità di avvicinare Schiavone. Mafia e camorra alleate. L’odore di questo nuovo patto si respira proprio nel profondo sud sardo. Dove le pale eoliche sono l’ultima frontiera dello Stato da mungere. Solo che le sovvenzioni non finiscono a società dell’isola. Vanno nelle tasche di imprenditori venuti da fuori. Le concessioni come testa d’ariete di una nuova colonizzazione, a 150 anni dall’Unità d’Italia.
L’obiettivo è occupare il territorio. Comprometterlo. Tra dieci anni sarà più facile costruire ville sulle coste o aprire discariche nell’interno se il paesaggio sarà già segnato da eliche e piloni. Lì nessuno potrà sostenere che la natura è incontaminata. “Ma senza un accordo ai vertici dei clan, tutto questo sarebbe impossibile”, sostiene un investigatore dei carabinieri.

Mercato immobiliare e rifiuti. L’investimento mafioso di sempre. E un futuro che potrebbe garantire guadagni senza precedenti. Come osserva il senatore del Pd, Gian Piero Scanu. Se l’Italia riaccenderà le centrali nucleari, avrà bisogno di spazi sicuri dove accumulare le scorie radioattive. Servono aree con bassa densità di abitanti e stabilità sismica su cui costruire i depositi. L’identikit della Sardegna. Chi oggi si accaparra i terreni giusti, riceverà soldi a palate dallo Stato. È la previsione. Ma le ricchezze da spremere subito rimangono per ora le sovvenzioni sull’eolico. Ed è su questo che stanno indagando la Procura di Cagliari e quella di Roma. Due inchieste separate. Con perquisizioni da parte dei carabinieri nella sede della Regione Sardegna e del Credito cooperativo fiorentino, di cui è presidente Verdini. Quando verranno depositati gli atti, scopriremo se i procuratori della due città stanno collaborando. Oppure se l’apertura di indagini parallele renderà più difficile l’accertamento dei fatti.
Gli indagati sono una decina. Oltre al coordinatore nazionale del Pdl, sono finiti sotto inchiesta due funzionari nominati da Ugo Cappellacci, il presidente della Regione candidato da Silvio Berlusconi. I due sono Franco Piga, commissario dell'”Autorita d’ambito territoriale ottimale” che ha competenza sulle risorse idriche, e Ignazio Farris, direttore generale dell’Agenzia sarda per la protezione dell’ambiente. Tra gli altri indagati, Flavio Carboni, da poco assolto in appello nel processo per l’omicidio del presidente del Banco Ambrosiano, Roberto Calvi. E ancora Pinello Cossu, ex assessore Udc della provincia di Cagliari, Arcangelo Martino, ex assessore socialista al Comune di Napoli, Pasquale Lombardi, magistrato tributarista, ex sindaco Pdl di Cervinara in provincia di Avellino. Lombardi è soprattutto segretario del Centro studi per l’integrazione europea diritti e libertà fondato dal sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo. Un’associazione in prima linea nella riforma dei codici in grado di riunire in uno stesso convegno tutti i capi delle procure italiane, giudici, studiosi e il ministro Angelo Alfano. “Conosco Carboni, l’ho incontrato due volte”, dice Lombardi, “ma non ho mai fatto affari con lui”.

La rete emersa dalle intercettazioni telefoniche è più o meno questa: Carboni, a capo di una cordata di imprenditori, attraverso vari contatti avrebbe chiesto a Verdini, coordinatore del Pdl, di intervenire sul presidente Cappellacci. Tanto da spingere la giunta a scegliere funzionari graditi e a prendere decisioni sull’eolico non previste dall’ordine del giorno. Gli investigatori le hanno chiamate “delibere fuorisacco”. In gioco ci sono anche gli appalti per il rinnovo delle reti idriche. Su questo capitolo la Regione Sardegna deve spendere 410 milioni entro il 31 dicembre 2010. Sono 13 milioni e mezzo a settimana. In caso contrario si vedrebbe ridurre per i prossimi anni i fondi Fas per le aree sottoutilizzate. Un arretrato che stava per essere liquidato attraverso l’assegnazione del mega finanziamento a un’unica impresa. Oppure a più società, ma con procedura straordinaria. Più di quanto Guido Bertolaso e Angelo Balducci hanno bruciato nei cantieri del G8 sull’isola della Maddalena.
Appalti per l’acqua. E ancora per l’energia eolica. La società in prima fila nei progetti della zona industriale di Cagliari è la Vento Macchiareddu srl, ufficio a Napoli, 10 mila euro di capitale in mano alla Green engineering & consulting, sigla esterofila ma sede legale allo stesso indirizzo napoletano. I 10 mila euro di capitale di questa società sono a loro volta posseduti dalla Wenergy di Roma, altra srl da 10 mila euro suddivisi tra Angela Leone, 49 anni, Cristina La Marca, 45, Francesco Azzarito, 62, e Cosimo Azzarito, 36. Anche a Vicari, comune in provincia di Palermo poi commissariato per infiltrazione mafiosa, le società dei La Marca ottengono le concessioni per un parco eolico attraverso la Green Vicari srl, venduta nel 2005 alla Erg Cesa eolica dell’omonimo gruppo petrolifero. Un curriculum da imprenditori dell’energia pulita. Vista da vicino, però, è tutta un’altra storia.
L’attività prevalente della famiglia La Marca resta per anni la gestione delle discariche e il recupero del biogas dai rifiuti. Negli impianti di alcuni loro familiari, con la Fungaia a Monte Somma, la Di.Fra.Bi. e la Elektrica di Pianura, secondo gli investigatori viene seppellito di tutto: dai fanghi dell’Acna di Cengio alle ceneri delle centrali a carbone, oltre a rifiuti tossici delle aziende di tutto il Nord. È la prima grande indagine sull’immondizia a Napoli, l’operazione Adelphi. La Procura dimostra le infiltrazioni della camorra. Nell’inchiesta è coinvolta la società che allora controlla la discarica di Pianura. I gestori, i fratelli Domenico e Salvatore La Marca, vengono arrestati e condannati in appello. Per questo negli elenchi dei soci e degli amministratori, ora si incontrano soltanto i nomi di Cristina La Marca e della cognata, Angela Leone. A Cristina negli ultimi anni la Prefettura concede la liberatoria perché possa installare un impianto di biogas in una discarica napoletana attraverso l’impresa Asja ambiente Italia. È una società per azioni in cui i La Marca sono in affari con Enrico Trusendi, un costruttore di Livorno che investe nelle energie rinnovabili e nel recupero dei biogas dai rifiuti. Cristina e Angela sono il volto ufficiale delle attività di famiglia. Nulla a che vedere con le disavventure del padre, Salvatore La Marca, scomparso da tempo. Figlio di contadini, classe 1921, amico di Raffaele Cutolo, è per anni il politico più potente a Ottaviano, feudo di don Raffaele. Consigliere e assessore comunale, sindaco dal 1975 all’81. Con lui a Ottaviano il Partito socialdemocratico sale dal 4 al 37 per cento. Per tre volte i magistrati chiedono il suo arresto. Lo accusano di fare parte della Nuova camorra organizzata di Cutolo. Ma ogni volta che polizia e carabinieri bussano alla sua porta, lui è già lontano. La Marca guadagna consenso. Due suoi oppositori denunciano le infiltrazioni della camorra nell’appalto per la raccolta dei rifiuti. Vengono uccisi.
La fortuna della famiglia comincia con la Cooperativa rinnovamento, fondata da Salvatore La Marca nel 1966. Nel ’78 il sindaco di Ottaviano cede la guida della società a Pasquale Cutolo, fratello di don Raffaele. Due settimane dopo, Cutolo presenta la candidatura per l’appalto da 500 milioni in lire per la raccolta dei rifiuti. Ovviamente lo ottiene. Salvatore La Marca viene processato con il boss. Raffaele Cutolo è condannato all’ergastolo. Il sindaco assolto. Come quando aveva 23 anni. Ed era accusato di essere uno dei capi della “banda armata La Marca”. Sempre assolto. Archiviata la politica, si dedica alle imprese. Passano gli anni. Accanto allo scandalo delle discariche, soffia l’affare del vento. Da Vicari in Sicilia al Consorzio per l’area industriale di Cagliari. È il 2007 quando i La Marca sbarcano in Sardegna. Con il loro passato che si tira addosso le indagini dei carabinieri.

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