I sette pilastri del successo


di Stephen R. Covey

Il modello de I Sette Pilastri del Successo del guru della leadership e della gestione Stephen Covey è una teoria applicabile alla nostra vita personale, sociale e lavorativa. Tuttavia la struttura de I Sette Pilastri del Successo si applica maggiormente ai leader e ai manager. Secondo Covey, i nostri paradigmi influiscono sul nostro modo di interagire con gli altri, che a sua volta influisce su come gli altri interagiscono con noi. Di conseguenza Covey sostiene che qualsiasi programma efficace di auto-aiuto deve cominciare con un metodo “dall’interno all’esterno„, piuttosto che osservando i nostri problemi come “se ne siamo al di fuori„ (un approccio dall’esterno all’interno). Dobbiamo cominciare esaminando il nostro proprio carattere, i nostri paradigmi ed i nostri motivi.

  1. Sii proattivo. Ciòè la capacità di controllare il suo ambiente, piuttosto che l’opposto, come è così spesso il caso. I manager devono controllare il loro proprio ambiente, usando l’auto determinazione e la capacità di rispondere alle varie circostanze.
  2. Comincia con lo scopo finale già in mente. Questo significa che i manager devono potere vedere il risultato desiderato e concentrarsi sulle attività che contribuiscono a raggiungere quello scopo.
  3. Metti le prime cose al primo posto. Un manager deve gestire la sua propria persona. Personalmente. Ed i manager dovrebbero implementare delle attività che mirano a raggiungere la seconda abitudine. Covey dice che l’abitudine numero 2. è la prima, o la creazione mentale; l’abitudine 3 è la seconda, o la creazione fisica.
  4. Pensa win-win. Questa è la funzione più importante della leadership interpersonale, perché la maggior parte dei successi sono basati su sforzi comuni. Di conseguenza lo scopo deve essere soluzioni win-win per tutti.
  5. Cerca prima di capire e poi di essere capito. Sviluppando e mantenendo rapporti positivi attraverso la buona comunicazione, il manager è capito dagli altri e può capire gli altri.
  6. Lavora in sinergia. Questa è l’abitudine della cooperazione creativa: il principio secondo il quale la collaborazione verso il raggiungimento di uno scopo permette di realizzare spesso di più, di quanto potrebbe essere realizzato dagli individui che lavorano indipendentemente.
  7. Affila la sega. Dovremmo apprendere dalle nostre esperienze precedenti. E dovremmo incoraggiare gli altri a fare lo stesso. Covey vede lo sviluppo come una delle funzioni più importanti per potere far fronte alle sfide e per aspirare a livelli elevati di abilità.

Nel suo libro del 2004: “L’Ottava Abitudine: Dall’Efficacia alla Grandezza„, Covey introduce un’ottava abitudine:

Trova la tua vocazione ed ispira gli altri a trovare la loro. Sforzarsi verso la “grandezza„, significa agire con integrità come individuo e aiutare gli altri a fare lo stesso. Secondo Covey, questa abitudine rappresenta la terza dimensione del suo modello. La grandezza è la sovrapposizione di:

  • Grandezza personale. Applicazione delle 7 abitudini nella forma di: vision, disciplina, passione e coscienza.
  • Grandezza della leadership. Applicazione dei 4 ruoli della leadership, che modellano le 7 abitudini:
  • Individuazione del percorso. Creare il blueprint.
  • Allineamento. Creare un sistema di lavoro tecnicamente elegante.
  • Responsabilizzazione. Liberare il talento, l’energia ed il contributo della gente.
  • Modellistica. Guadagnare la fiducia degli altri. Il cuore della leadership efficace.
  • Grandezza organizzativa. Questa è la grandezza trasformata in una vision, in una mission e nei valori. Ciò porta chiarezza, impegno, traduzione, sinergismo ed innesca il senso di responsabilità.

Fonte

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Ciò che decreta il successo di una persona, nel contesto professionale o famigliare, non è il complesso di facili regole applicabili con immediatezza, in modo indolore e altrettanto immediati risultati. L’approccio al cambiamento, al contrario, parte da un serio lavoro compiuto su se stessi, da uno sguardo anche impietoso, se necessario, ai propri paradigmi mentali limitanti e alle abitudini inefficaci.
Questo il messaggio fondamentale di Stephen Covey, prolifico autore di numerose pubblicazioni centrate sullo sviluppo del potenziale umano e delle organizzazioni.
Il libro è chiaro, semplice senza essere banale e, fra i tantissimi in commercio in questo settore, ha il sicuro pregio di offrire un tangibile valore aggiunto al lettore. E’ piuttosto difficile modificare le proprie immagini mentali e le proprie abitudini solo attraverso la lettura di un libro: sono necessari allenamento e perseveranza. L’opera di Covey, se da sola non modifica i comportamenti, apre certamente una breccia importante sul cambiamento possibile dei modi di pensare e di rapportarsi con se stessi, con gli altri, con la realtà.

La convinzione che traspira dalle pagine del libro è quella che riguarda la piena responsabilità personale circa i comportamenti, le azioni e i risultati. Non le circostanze, le situazioni o gli altri limitano il nostro potenziale, bensì l’influsso che noi che noi consentiamo loro di avere sulle nostre scelte. Possiamo essere reattivi o proattivi: tentare di modificare ciò che per definizione non è modificabile, oppure concentrarci sull’unica realtà che davvero possiamo cambiare: le nostre immagini mentali e i nostri comportamenti. Possiamo giustificarci di “non avere tempo” per fare ciò che vorremmo e dovremmo, oppure organizzare il nostro tempo, pianificare, riconoscere le vere priorità, assumere il controllo. Possiamo trascorrere l’esistenza a lamentarci delle beffe di un destino cinico e baro, oppure impadronircene e orientarlo. Diceva Hillman: “Il tuo carattere è il tuo destino”. “Il modo in cui decidi di vedere la realtà e i tuoi comportamenti sono il tuo destino” sembra voler aggiungere Covey.

Non solo: secondo Covey esiste una stretta relazione fra “etica della personalità” e “etica del carattere”. Accanto a una concezione fondata sull’efficacia degli atteggiamenti e dei comportamenti, sull’impatto dell’immagine pubblica, sulla capacità e sulle tecniche che agevolano i processi di interazione, ma spesso senza connotarli autenticamente, si deve recuperare quella che sostenuta da principi quali l’integrità, la temperanza, la responsabilità, la modestia, l’industriosità, la pazienza. Questi principi, assai più che le capacità “tecniche” ci permettono di trovare la sicurezza per adattarci alle circostanze mutevoli e la saggezza ci conferisce il potere di cogliere le opportunità generate dal cambiamento.

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