Personaggi delle Fiabe e Archetipi junghiani


Daniele Ferrero

Secondo Jung le fiabe sono “l’espressione più pura dei processi psichici dell’inconscio collettivo e rappresentano gli archetipi in forma semplice e concisa“.

L’analisi delle fiabe secondo i principi della psicologia analitica junghiana è stata portata avanti da Marie-Louise von Franz che ha dedicato a questo soggetto ben cinque saggi, tutti tradotti in italiano (vedibibliografia). L’opera più approfondita sull’argomento, però, è il voluminoso lavoro di Hedwig von Beit: Symbolik des Märchens, purtroppo disponibile solo in tedesco.

In questo articolo vogliamo brevemente analizzare un aspetto della psicologia analitica di Jung che si rivela particolarmente fecondo per lo studio del simbolismo delle fiabe; si tratta della teoria delle quattro funzioni psicologichePensiero, Sentimento, Sensazione, Intuizione. Queste quattro funzioni permettono di descrivere varie figure archetipiche che rappresentano i diversi aspetti della psicologia maschile e femminile. I personaggi della fiaba (come quelli del sogno) sono sempre un’espressione di queste figure archetipiche e quindi sono molto spesso riconducibili ad un aspetto particolare di una data funzione psicologica. Vediamo in sintesi come Jung definisca le quattro funzioni e le loro relazioni.

Pensiero, Sentimento, Sensazione, Intuizione formano due coppie contrapposte in cui le due funzioni di ciascuna coppia si escludono a vicenda:

1) PensieroSentimento sono dette funzioni razionali perché lavorano entrambe per mezzo di valutazioni: il Pensiero valuta, mediante nessi concettuali e deduzioni logiche, secondo il criterio vero/falso; il Sentimento valuta, mediante le emozioni, secondo il criterio piacevole/spiacevole o  accettato/rifiutato.

2) SensazioneIntuizione sono dette funzioni irrazionali perché non lavorano con giudizi ma con mere percezioni, senza valutare ciò che è percepito: la Sensazione percepisce la cose come sono nella realtà, cogliendo i singoli particolari, i fatti empirici (capacità di analisi); l’Intuizione percepisce attraverso una “percezione interiore” inconscia delle possibilità insite nelle cose, andando al di là del singolo particolare empirico per cogliere il senso globale del fatto (capacità di sintesi).

Sebbene l’individuo abbia in sé tutte e quattro le funzioni, è prevalentemente solo una di queste quella con cui egli si orienta e si adatta nella realtà. Questa funzione è detta funzione differenziata o superiore e determina il tipo psicologico a cui appartiene l’individuo. Dato che ciascuna di queste funzioni può combinarsi con un atteggiamento prevalentemente estroverso (cioè orientato verso il mondo esterno, verso i fatti e le persone) o introverso (cioè orientato verso il mondo interiore, verso i propri pensieri ed emozioni), possiamo avere in tutto otto tipi psicologici di base: un tipo intellettuale (funzione pensiero) estroverso o un tipo intellettuale introverso, un sentimentale estroverso o introverso, e così via.

Nella psicologia di Jung vale la legge fondamentale degli opposti: conscio e inconscio rappresentano una polarità dialettica e quindi, se la coscienza sviluppa un certo atteggiamento o una certa funzione, l’inconscio assumerà l’atteggiamento o la funzione opposta. Così, alla funzione superiore, che determina il nostro atteggiamento conscio, corrisponde una funzione inferiore opposta; un intellettuale introverso, ad esempio, sarà, inconsciamente, un sentimentale estroverso.

Oltre che della sua funzione superiore, l’uomo si serve in parte anche di una seconda funzione ausiliaria, solo relativamente differenziata, che appartiene all’altra coppia dialettica (cioè a quella coppia in cui non rientrano la funzione superiore ed inferiore). La funzione opposta a quella ausiliaria sarà quindi prevalentemente inconscia e andrà ad affiancarsi alla funzione inferiore.

Il seguente schema circolare illustra le polarità dialettiche che si instaurano tra le quattro funzioni. Ad ogni funzione è stato attribuito un elemento della filosofia classica (Terra, Acqua, Aria, Fuoco) ed un corrispondente colore. I settori grigio scuro rappresentano le combinazioni tra la funzione principale e quella ausiliaria.

Le figure archetipiche che esprimono l’Io maschile e l’Io femminile si ripartiscono secondo queste quattro funzioni, dando luogo ad otto personaggi maschili e ad otto femminili; otto e non quattro, in quanto ciascuna funzione può assumere una valenza positiva o negativa. In tutto, risultano 16 personaggi archetipici ai quali possiamo aggiungere due archetipi sintetici: 1) il Vecchio Sapiente che esprime la totalità del principio maschile e spirituale; 2) la Madre Terra o “Magna Mater” che esprime la totalità del principio femminile e materiale.

A queste figure archetipiche sono riconducibili i vari personaggi che incontriamo nelle fiabe e nei sogni. Una loro descrizione particolarmente efficace la troviamo nel libro di Tom Chetwynd: A dictionary for Dreamers (traduzione italiana: Chetwynd T., L’interpretazione dei sogni secondo la psicanalisi, ed. Longanesi, Milano 1977). Riportiamo qui di seguito lo schema elaborato da Chetwynd con la sua descrizione dei 18 personaggi: si tratta di una descrizione riferita in particolare al simbolismo onirico ma è altrettanto valida se applicata all’interpretazione simbolica dei personaggi delle fiabe.

L’IO DI UN UOMO
E’ la personificazione del principio del Logos, ragione e spirito cosciente. Presso le tribù primitive questo spirito è molto meno sviluppato che nell’uomo “civilizzato”, ed è fin troppo incline a essere riassorbito nell’inconscio. Ma tuttavia l’uomo “civilizzato” ha la tendenza a perdersi nell’iperdistinzione, nell’ipercritica, a smarrirsi nel deserto dell’intellettualismo. Questo processo, che ha già intaccato l’evoluzione di molte generazioni, si riflette di nuovo in ogni individuo dopo il distacco dal grembo materno (cioè la totale unita con la natura) fino a un’eventuale rottura con la madre. Non si tratta di disprezzare il grande valore della ragione e dell’intelligenza, ma di reintegrare il mondo dell’inconscio quando ciò si renda necessario. Non lasciare mai la propria madre è diverso che lasciarla e poi sposarsi: allo stesso modo, è necessario discriminare nella sfera interiore tutto ciò che è veramente maschile prima che il principio cosciente trovi la possibilità di riallacciarsi all’inconscio, per non esserne sommerso in modo regressivo. I pericoli di questa situazione sono spesso descritti nei sogni.
Il Vecchio Sapiente (Il Vecchio Saggio)
E’ il tipico archetipo dell’integrità dell’Io di un uomo, in tutti i suoi aspetti, il suo potenziale che gli fa cenno dal futuro; ma, soprattutto, le forze vitali che vengono ad un compromesso con lo spirito cosciente. Quando l’ammirazione per i “superiori” (e specialmente per il padre) comincia a vacillare (le loro opinioni non sembrano più tanto giuste), il Vecchio Sapiente appare nei sogni come un indizio della saggezza e della superiorità che l’individuo vorrebbe acquisire per sé. Nessun archetipo può apparire alla sola invocazione del sognatore, ma il Vecchio Sapiente compare spesso quando l’individuo, o l’eroe del sogno, si trova in una situazione disperata dalla quale solo l’intervento dello spirito può liberarlo, spesso galvanizzando le riserve di energia dell’inconscio per raggiungere il suo scopo. Il Vecchio Sapiente è molte volte fonte d’ispirazione, di entusiasmo, di perspicacia, di intuito, di comprensione. Se dà un consiglio, val la pena di seguirlo.
Vi sono quattro principali aspetti dell’Io di un uomo, ciascuno corrispondente a una delle funzioni della mente: il Padre, sensazione; l’eterno Giovane, emozione, sentimento; l’Eroe, pensiero, intelletto; l’Imbroglione (o Mago Bianco), intuizione.
1. Il Padre/Orco. Questa figura e la personificazione dell’autorità, della legge, dell’ordine, delle convenzioni sociali, dei comportamenti esemplari, ecc. e inoltre della protezione maschile. Il vero padre contribuisce notevolmente a formare questa immagine nell’ individuo.
L’Orco. Il padre oppressivo, che minaccia di modellare la personalità in un modo conformistico. Tutti i problemi che l’individuo ha nei confronti della disciplina (un atteggiamento di ribellione oppure un atteggiamento di sottomissione) risalgono di solito al suo rapporto con il vero padre. Ma se egli riesce a riconoscere in sé il Padre dell’archetipo (che comprende anche il potenziale padre, cioè il padre che egli sarà un giorno), se riesce a vedere il problema proprio come si presenta in lui, i punti in cui gli è più facile controllarlo, allora deve essere capace di trasformare questo aspetto negativo e distruttivo dell’archetipo in un elemento positivo (naturalmente sempre tenendo presente che questo aspetto è uno dei quattro che compongono la sua personalità e che deve lasciare spazio anche agli altri).
2. Il Giovane/Vagabondo o Cacciatore. è l’equivalente maschile della Principessa; per questa sua giovinezza, ha in sé il seme della potenziale trasformazione nell’Eroe e, successivamente, nel Vecchio Sapiente, incarnando cosi tutti gli aspetti dell’Io; poiché egli è anche il Cercatore.
Il Vagabondo. L’errante, chi va alla deriva (chi è stato visto, in un sogno, aggrappato a un pezzo di legno trasportato dalla corrente): privo di ogni altra influenza, questo aspetto delle forze vitali interiori evita ogni impegno, rifiuta di diventare adulto e finisce col restare sempre infantile, anche nella vecchiaia, piuttosto che accettare la sua condizione di uomo. Il Cacciatore. Una passione piena di curiosità per l’avventura, che contrasta con la pazienza, il sacrificio, la dedizione.
3. L’Eroe/Cattivo. L’audacia e lo spirito d’iniziativa dell’individuo, la sua volontà e il suo potere di comando. Questa attitudine maschile aggressiva è stata talmente esaltata in tutti i campi che di solito non è difficile osservare la direzione e lo sbocco che essa prende in quanto particolare forza vitale, anche se la tendenza esteriore è antieroica. Il Messia, il Salvatore è la manifestazione più elevata di questo aspetto dell’Io. Può inoltre essere rappresentato dal Guaritore, che appare nei santuari o nelle grotte.
Il Cattivo. Poiché rappresenta le radici dell’inconscio, o il complemento del pensiero cosciente e dell’ego, questo archetipo ha una propensione all’egoismo che può portare alla megalomania, soprattutto quando le emozioni siano state trascurate. Se l’individuo si identifica con questa particolare forza interiore dell’Io (o se, al contrario, la trascura al punto che essa finisce con l’esplodere e con il prendere possesso della sua personalità), il disprezzo nei confronti della sfera femminile del suo inconscio e la mancanza di rispetto verso gli altri deformeranno inevitabilmente le sue azioni, anche se le sue intenzioni iniziali erano grandi e nobili. E’ in queste circostanze che l’idea della resurrezione e della vita futura viene usata come un’arma per torturare e massacrare la gente; persino l’amore è stato manipolato e brandito in vari modi: anche una coperta ha molti usi, può fra l’altro servire per soffocare qualcuno. Questo aspetto dell’uomo, decisamente aggressivo e dominatore, può rendere quasi tutto una nuova arma.
4. L’Imbroglione (o Mago Bianco)/Mago Nero. Questa figura è inafferrabile quanto la stessa intuizione: i lati oscuri e quelli luminosi sembrano molto meno differenziati che negli altri archetipi. Può essere utile in un primo tempo e poi diventare pericoloso, o viceversa. Tuttavia alla fine della ricerca, quando le difficoltà sono state affrontate e gli ostacoli superati, quando le prove e i compiti imposti da questa figura sono terminati, quando è trascorso il periodo in cui si cerca di uscire dalle sue grinfie oppure vi si rimane volontariamente, allora tutti gli sforzi hanno una ricompensa, qualunque cosa sia successa nel frattempo.

L’IO DI UNA DONNA
Ogni donna rappresenta il mondo dell’energia femminile incarnata. E’ l’espressione dell’inafferrabilità del sentimento e dell’istinto. E’ l’archetipo della natura e della vita, il “terrestre”, l’erotico. Vi sono quattro aspetti principali del potenziale femminile, che si ricollegano alle quattro funzioni della mente: la Madre, sensazione; la Principessa, emozione, sentimento; l’Amazzone, pensiero, intelletto; la Sacerdotessa, intuizione. Come la sfera femminile compensa, in generale, la cosciente volontà di comando, del mondo maschile, cosi il particolare tipo di femminilità della donna completerà l’uomo: un uomo emotivo, effeminato, che abbia come complemento una donna tipo amazzone è tutt’altro che raro.
La “Magna Mater” (La Grande Madre). La Madre Terra
Questo archetipo è l’equivalente del Vecchio Sapiente e presenta la totalità nella donna o la sua potenziale integrità Non bisogna confonderla con quella parte del potenziale femminile che è la maternità, la Madre (vedi più avanti). Il fatto di portare in seno i propri figli può certo contribuire a sviluppare il lato materno del carattere, ma in realtà non è poi cosi importante: questo aspetto della personalità è infatti interiore e spirituale, e può essere coltivato in vari altri modi. Il carattere può raggiungere la totalità, assimilare ogni aspetto della femminilità in quasi tutte le situazioni, ma può anche fallire questa meta nelle circostanze più favorevoli.
1. La Madre/Madre Terrificante. E’ l’aspetto materno protettivo della donna, le sue qualità legate alla casa e alla famiglia: la creatrice del focolare, colei che dà il cibo, che è il rifugio, l’amore, la tenerezza. Poiché si tratta dell’aspetto della femminilità richiesto e preteso da questa nostra società, finora gli è stata data troppa importanza, a spese di una compiutezza individuale e personale della donna, senza la quale ella non può tuttavia essere una buona madre. E’ certamente necessario per la donna scoprire e sviluppare la parte più “importante” del suo potenziale, ma è ugualmente necessario per lei non trascurare gli aspetti secondari del suo vero lo. In definitiva, ella potrà diventare un essere completo concentrandosi sull’aspetto inferiore (quello meno considerato) della sua personalità. Ci sarà sempre un forte conflitto fra ciò che vuole da lei la società (l’appartenenza al formicaio comunitario o l’accettazione di una “camicia di forza”) e il perfezionamento del suo potenziale interiore, cosa questa che richiede una grande attenzione per gli altri tre aspetti del suo vero lo.
La Madre Terrificante. E’ l’aspetto possessivo, divorante e distruttivo della maternità. Può sorgere in una madre comprensiva, iperprotettiva, che però ad un tratto minaccia la crescita, lo sviluppo, l’indipendenza dell’individuo. La madre che tiene i figli legati a sé con un amore e una dedizione al di fuori del normale può apparire in queste sembianze; oppure ella stessa si può vedere in sogno sotto questa figura, che grugnisce come una scrofa e che ulula come una lupa, ecc. Il sogno può anche rappresentare l’aspetto terrificante della vera madre durante l’infanzia: è una protezione contro l’incesto e rivela sia il desiderio sia la paura ad esso connesso. L’archetipo della Madre Terrificante simboleggia anche la dea irata che ha dato origine a tutte le infamie del mondo, a tutto ciò che è cattivo e malvagio. La madre che è solamente “la mamma” e trascura tutte le altre sue qualità, è poi quella che ha più probabilità di apparire in sogno sotto questo aspetto terrificante.
2. La Principessa/Seduttrice. Questo aspetto, in una donna, è la base stessa dell’amore e dei rapporti personali. E’ la “ragazza”, il flirt, la qualità eternamente giovane della spontaneità e del calore umano che può continuare a fiorire fra altri aspetti più maturi. Non è solamente la capacita di attrarre, ma anche quella di essere attratta. Poiché si tratta di un impulso che segue una scelta cosciente, non deve essere necessariamente impetuoso, anche se conserva la sua natura essenziale: un modo del tutto particolare e personale di avvicinarsi agli altri.
La Seduttrice. Preferisce comparire nei sogni in costumi storici, soprattutto greci o romani: è la fatale sirena, la distruttrice di matrimoni, il succube e l’immagine della fantasia erotica, cosa che impedisce ogni autentico rapporto: triste effetto dei sogni di grandezza sul chiuso mondo del narcisismo.
3. L’Amazzone/Cacciatrice. E’ la personificazione delle qualità intellettuali in una donna. Se è l’aspetto più importante del suo carattere, si tratta certamente di una donna che farà carriera, di una donna d’affari: una compagna degli uomini e una loro rivale. Ma troppo spesso è la qualità inferiore: quella che, da sempre trascurata, ad un certo punto della vita esigerà una precisa attenzione su di sé.
La Cacciatrice. Compendia in sé il tipo descritto qui sopra, che “caccia”, aizza gli uomini con accanimento sia perché, frustrata nelle proprie ambizioni, le ha proiettate su un particolare uomo o sugli uomini in generale, sia perché non è riuscita a sviluppare altri importanti aspetti della sua femminilità; oppure per entrambi i motivi.
4. La Sacerdotessa/Strega. L’intuizione, questo aspetto femminile così poco valorizzato dalla moderna società, ha pochissimi sbocchi. Ormai come funzione principale deve essere pressoché scomparsa, ma le donne che fanno di tutto per coltivarla sono ancora più eccezionali per la loro rarità. Il mondo interiore fa parte della realtà e della creazione quanto il mondo tangibile, il quale può essere percepito soggettivamente solo attraverso i sensi. Disprezzare l’intuizione e il mondo interiore che è esperimentato direttamente dalla mente (la quale funziona in un modo ben più raffinato che l’occhio o l’orecchio) significa perdere il contatto con l’altro aspetto più evidente e immediato della realtà e non controbilanciare una visione egocentrica e unilaterale, che tanto facilmente non distingue il mondo visto dall’ego dal mondo reale.
La Strega o la Maga. La donna con un’intuizione primitiva e non sviluppata viene automaticamente eliminata dalla sfera spirituale completa; quando ella cerca di usare questa facoltà non può farvi affidamento: rischia di trovarsi intrappolata in un mondo di visioni soggettive, senza alcuna relazione con la realtà. La Strega, come figura dei sogni, può riferirsi a uno degli aspetti negativi della femminilità, in particolare alla Madre Terrificante. Per indicare invece questo archetipo il sogno sottolineerà il suo magico potere d’intuizione: essa potrà infatti comportarsi come una versione femminile dell’Imbroglione/Mago Nero.

Non sarà difficile ritrovare, nelle descrizioni di Chetwynd, molti personaggi tipici delle fiabe più note: il Re e la Regina, come Padre e Madre, l’Orco e la Matrigna, che rappresentano i loro aspetti negativi, il Principe (o Giovane) e la Principessa, la Fata (o Sacerdotessa) e la Strega, il Mago (Bianco) e lo Stregone (Mago Nero), l’Eroe e il Cattivo, il Vagabondo, spesso rappresentato nella fiaba come il fratello minore disprezzato da tutti, l’Eroina (o Amazzone) e il suo aspetto negativo (la Cacciatrice o Assassina), e così via.

Lo studio di numerose fiabe più o meno note ci ha tuttavia convinto che lo schema junghiano delle quattro funzioni, articolate nelle 16 modalità descritte, costituisca uno strumento di portata molto più ampia di quella finora descritta. Utilizzato in modo opportuno, esso si rivela infatti applicabile non solo ai personaggi ma ad ogni altro elemento significativo che compare nella fiaba: animali, luoghi, tempi, oggetti, ecc.

Basandoci su questa idea, dopo una lunga analisi e catalogazione dei simboli presenti nelle fiabe più diffuse, abbiamo elaborato un sistema composto da 94 immagini simboliche o archetipiche alle quali sono riconducibili tutti gli elementi della fiaba. Da tali immagini, illustrate da Nicola Vanore, è stato ricavato il nostro mazzo delle CARTE DELLE FIABE, disponibile esclusivamente su questo sito. Si tratta di uno strumento utile non soltanto per interpretare le fiabe tradizionali secondo l’ottica junghiana ma soprattutto per crearne di nuove, in base ad un semplice metodo combinatorio.

Il mazzo ha un valore contemporaneamente psicologico e divinatorio: la fiaba originale creata dal “consultante” può infatti essere interpretata come un’espressione simbolica della sua situazione presente, dei problemi che sta affrontando e delle possibili vie di soluzione.

Il modo in cui abbiamo sviluppato la teoria junghiana delle quattro funzioni giungendo al sistema dei 94 archetipi è dettagliatamente spiegato nel libretto di istruzioni allegato al mazzo, così come la tecnica di interpretazione della fiaba originale creata dal “consultante”.

BIBLIOGRAFIA

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Franz M. L. von., Le fiabe del lieto fine, edizioni RED, Novara 1986.

Franz M. L. von., L’individuazione nella fiaba, Bollati Boringhieri Editore, Torino 1987.

Franz M. L. von., L’ombra e il male nella fiaba, Bollati Boringhieri Editore, Torino 1995.

Jung C. G., Tipi psicologici, in Opere vol. 6, Bollati Boringhieri Editore, Torino 1997.

Jung C. G., Gli archetipi dell’inconscio collettivo, in Opere vol. 9*, Bollati Boringhieri Editore, Torino 1997.

Pieri P. F., Dizionario junghiano, Bollati Boringhieri Editore, Torino 1998.

Santagostino P., Guarire con una fiaba, Feltrinelli Editore, Milano 2004.

Fonte

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