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	<title>Ammiraglio61&#039;s Blog</title>
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	<description>&#34;Solo nella comunità con altri ciascun individuo ha i mezzi per sviluppare in tutti i sensi le sue disposizioni; solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale&#34;</description>
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		<title>Giovani lavoratori &#8220;usa e getta&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 18:57:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ammiraglio61</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[fonte Lavoratori &#8220;fantasma&#8221;, economia sommersa e disoccupazione permanente: la patologia del mercato del lavoro in Italia e le sue cause Modalità “usa e getta”? Difficile da credere, ma le cose stanno proprio così. Molti, troppi giovani che entrano nel mercato del lavoro alle dipendenze in modo ufficiale (e cioè a libro paga con regolare contratto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammiraglio61.wordpress.com&amp;blog=9585981&amp;post=6498&amp;subd=ammiraglio61&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Giovani-lavoratori-usa-e-getta-12207" target="_blank">fonte</a></p>
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<p>Lavoratori &#8220;fantasma&#8221;, economia sommersa e disoccupazione permanente: la patologia del mercato del lavoro in Italia e le sue cause</p>
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<p>Modalità “usa e getta”? Difficile da credere, ma le cose stanno proprio così. Molti, troppi giovani che entrano nel mercato del lavoro alle dipendenze in modo ufficiale (e cioè a libro paga con regolare contratto di lavoro e versamento dei contributi previdenziali) ne escono, presumibilmente licenziati dopo breve tempo per non rientrarvi mai più. Non sorprenderebbe se tanti giovani entrassero nel mercato del lavoro, ne uscissero dopo qualche tempo e poi – trascorso un periodo più o meno lungo in disoccupazione – vi rientrassero. Né sorprenderebbe se questa modalità di turnover elevato perdurasse per vari anni prima di approdare a un&#8217;occupazione relativamente stabile. Dopo tutto così ormai vanno le cose da vent&#8217;anni nella maggior parte dei paesi occidentali. La patologia italiana, purtroppo, consiste nel fatto che un numero drammaticamente alto di giovani, dopo la prima dismissione, sparisce dal mercato del lavoro regolare, non solo come lavoratori dipendenti, ma anche come autonomi, professionisti, impiegati nel settore pubblico, né risultano disoccupati (i lavoratori in Cassa integrazione restano sul libro-paga del datore di lavoro, e quindi vengono conteggiati come attivi). Le fonti statistiche disponibili non consentono di seguirne i percorsi. Per molti è probabile che la destinazione finale sia l’economia sommersa, per sua natura non osservabile; per altri uno stato di disoccupazione permanente che si trasforma presto in condizione di inattività da scoraggiamento tout court.</p>
<p><span id="more-6498"></span>Per scoprire tutto ciò è stata necessaria un’indagine approfondita su Whip, un grande campione longitudinale di carriere lavorative dagli anni &#8217;80 in avanti, frutto della collaborazione tra Inps, l’Università di Torino e il Collegio Carlo Alberto. Le indagini Istat sulle FL non consentono questi approfondimenti. Per il momento gli approfondimenti riguardano solo gli uomini, proprio per eliminare i problemi che si frappongono nelle analisi dei percorsi lavorativi delle donne (maternità, cure domestiche, ecc.). I numeri sono drammatici. Su 100 entrati per la prima volta nel lavoro regolare alla fine degli anni &#8217;80 in età 19-30, solo 81 sono ancora al lavoro oltre vent&#8217;anni dopo (qualsiasi lavoro, alle dipendenze o autonomo, esclusa naturalmente l’attività nell’economia sommersa). I restanti 19 sono scomparsi nel corso del tempo.</p>
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<div><img title="" src="http://www.sbilanciamoci.info/var/ezwebin_site/storage/images/intranet/usa-e-getta-modalita-di-utilizzo-dei-giovani-nel-mercato-del-lavoro-italiano-12207/grafico/155026-1-ita-IT/grafico_imagelarge.png" alt="" width="550" height="238" /></div>
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<p>La fig. A esemplifica la sopravvivenza al 2002 degli entrati nel 1987 e nel 1992. Il 1987 era un anno di espansione produttiva; il 1992 l’inizio di una grave recessione. Non sorprendentemente, chi inizia la carriera nella fase espansiva del ciclo economico (t= 1987) sopravvive più a lungo di chi entra durante una fase recessiva (t= 1992): 10 anni dopo l’inizio della carriera sono ancora al lavoro 92 individui tra i primi (nel 1997) e solo 84 tra i secondi (nel 2002). L’analisi rivela altre importanti differenze a seconda di un&#8217;ampia tipologia di caratteristiche. Ecco quelle più importanti:</p>
<p>(i) età: coloro che entrano in carriera giovanissimi (19-22) sono quelli che sopravvivono più a lungo: 84% presenti nel 2002, contro 77% per quelli della fascia 25-30;</p>
<p>(ii) geografia: la sopravvivenza nel Nord Italia raggiunge l’86%; al Sud il 74%;</p>
<p>(iii) lunghezza del primo rapporto di lavoro: se è relativamente lungo (12 mesi +) dopo 15 anni ne sopravvivono il 92%; se è molto breve (fino a 3 mesi) solo il 75%;</p>
<p>(iv) paga iniziale: le persone che percepiscono uno stipendio di entrata particolarmente basso (che si colloca nel primo quartile della distribuzione salariale) hanno una probabilità di trovarsi esclusi dal mercato del lavoro tre volte più alta di coloro che hanno uno iniziale relativamente alto (nel quarto quartile della distribuzione);</p>
<p>(v) anni trascorsi dall’inizio dell’osservazione: nei primi due anni dal momento dell’assunzione si distacca dal proprio posto di lavoro quasi il 70% degli individui entrati per la prima volta in età 19-30, quasi indipendentemente da quando tale periodo ha inizio (negli anni &#8217;80 tale percentuale era più bassa, ma pur sempre superiore al 50%). L’80% di queste persone dismesse a vario titolo dopo la prima assunzione ritrova lavoro in tempi più o meno lunghi, mentre un drammatico 20% resta definitivamente esclusa dal lavoro regolare. Negli anni successivi al secondo l’emorragia continua, ma più lentamente. La fig. A mostra chiaramente la netta caduta della sopravvivenza negli anni (t) e (t+1) dopo l’inizio dell’attività lavorativa, e poi il successivo rallentamento.</p>
<p>Si evince subito – punti (iii) e (iv) – che una carriera che comincia male – con contratto di brevissima durata e pessima paga – si porta dietro un persistente effetto negativo di stigma su tutta la carriera futura, le cui conseguenze sono evidenti anche a distanza di 20 anni.</p>
<p>E qui nasce il collegamento tra la modalità “usa e getta” di utilizzo di forza-lavoro giovanile e la crescita a dismisura dei tassi di inattività, nonché l’entrata nell’economia sommersa. Ma anche la durata della disoccupazione reale stessa, perché, non vi è dubbio che il tasso di inattività maschile in età di lavoro – da tre a cinque volte superiore a quello di qualsiasi altro paese europeo – nasconda disoccupazione <em>tout-court</em>, o nella migliore delle ipotesi, sottoccupazione e/o attività marginali nel sommerso.</p>
<p>Vi è oggi quasi un milione di uomini “gettati fuori” dal mercato del lavoro dopo un primo periodo di occupazione perfettamente regolare: la durata media di questa, certamente involontaria, inattività è di circa 6-7 anni. Il che implica che ben oltre centomila lo siano da più di 15 anni, quasi una vita. A questi si aggiunge oltre un milione di giovani (uomini) in età 15-29 che si dichiarano inattivi, ma che, di fatto, sono ancora in attesa di prima occupazione dopo 2-5 anni dalla fine degli studi.<a href="http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Giovani-lavoratori-usa-e-getta-12207#_ftn1" target="_self">[1]</a> L’Istat rileva inoltre che la caduta occupazionale nel biennio 2009-10 di oltre mezzo milione di posti-lavoro, per il 90% riguarda giovani in età 18-29.</p>
<p><a href="http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Giovani-lavoratori-usa-e-getta-12207#_ftnref" target="_self">[1]</a> Gli usciti dal sistema scolastico in attesa di prima occupazione da meno di due anni sono quelli che, presumibilmente, risultano “disoccupati” in senso stretto. Inoltre, secondo l’indagine Alma Laurea, nel 2007, a circa tre anni dal conseguimento della laurea in corsi di durata 4-6 anni, il numero di coloro che svolgono un’attività lavorativa è di poco superiore al 70% dei casi. Oggi questa percentuale si è sicuramente ulteriormente ridotta.</p>
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		<title>Tutte le parole che Monti non ha detto</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 14:08:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ammiraglio61</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://looponline.info/index.php/component/content/article/664-tutte-le-parole-che-monti-non-ha-detto" target="_blank">fonte</a></p>
<p><strong>Massimiliano Smeriglio*</strong><br />
Ci sono parole che Monti non ha pronunciato. Noi vorremmo ricominciare da lì, dalle parole mancanti, da un vocabolario stretto nell&#8217;imbuto della crisi che dimentica concetti, vocaboli, sfumature. L&#8217;iniziativa di domenica mattina a Torino, &#8220;La conversione &#8211; economia ecologia democrazia&#8221; riconsegna l&#8217;analisi della crisi alla sua complessità. Dare importanza al linguaggio e ai diversi punti di osservazione ci pare il modo giusto per attraversare questo difficile tornante. Crediamo che la politica continui ad essere &#8220;uscirne insieme&#8221;, come diceva don Milani. Per questo abbiamo chiesto aiuto a una teologa, Maria Chiara Giorda, ad un esperto di economia e finanza, Pietro Modiano, ad un economista ambientalista, Guido Viale, ad un sindacalista, Giorgio Airaudo, ad un&#8217;economista femminista, Antonella Picchio e a una scienziata, Catia Bastioli. Un dialogo ravvicinato tra competenze, storie, approcci diversificati e il presidente di Sinistra Ecologia e Libertà Nichi Vendola.</p>
<p><span id="more-6494"></span> Siamo convinti che senza un salto di paradigma culturale non se ne esce. La questione della conversione, di una nuova relazione tra economia, ecologia e democrazia per noi è vitale. La conversione come approccio alla dimensione piena del vivente, della biosfera e della capacità di lavoro di tutti e di ognuno. Temi non nuovi ma che rischiano di essere seppelliti dalla dimensione strutturale della crisi. Come se la crisi non avesse a che fare col cosa, come e per cosa si produce. Gli osservatori delle diverse latitudini sembrano sbracciarsi per spiegare che certi argomenti, come la democrazia ad esempio, son buoni per i dibattiti di filosofia, ma che oggi tra finanza globalizzata e interdipendenze rischiano di farci perdere terreno. Quale terreno? Per fare cosa?  L&#8217;idea di una conversione ecologica, termine introdotto da Alexander Langer, appare centrale. Ha un risvolto soggettivo, etico, personale e uno oggettivo, sociale, strutturale. Rimanda a un cambiamento del nostro stile di vita, dei nostri consumi, del modo in cui lavoriamo e del fine per cui lavoriamo, del nostro rapporto con gli altri e con l&#8217;ambiente. Langer preferiva al termine ecologia quello di conversione ecologica, espressione che si ispira a una sensibilità religiosa, al desiderio di cambiare la società e di rendere desiderabile un mutamento negli stili di vita. Conversione, quindi, come trasformazione del contesto sociale, delle coscienze e dei comportamenti individuali.  La sobrietà, il senso del limite, la semplicità, la convivialità, ma anche un altro modello di sviluppo e un&#8217;altra idea delle politiche industriali e del paesaggio. Queste parole sono sconosciute al lessico dei tecnici al governo. E non perché la scienza sia neutrale, ma perché siamo di fronte a tecnici, diciamo così, monodisciplinari. Noi invece pensiamo che le discipline, come le tecniche, sono multiple e che dovrebbero avere a che fare, oltre che con lo spread, con la desiderabilità, la positività e la centralità della vita dei singoli e della comunità. È una sfida fuori dalle contingenze, dai tempi dei talk show, dal teatrino della rappresentazione politica. L&#8217;avevamo detto con un po&#8217; di lungimiranza: senza la costruzione di un&#8217;alternativa non ci sarà spazio né per la sinistra né per la democrazia. La polarizzazione tra populismi territoriali e tecnocrazie globalizzate potrebbe fare il resto. Proviamo ad invertire la rotta, ad interrompere l&#8217;incantesimo di una profezia che si autodetermina immaginando che oltre all&#8217;avanspettacolo di Berlusconi e il governo degli ottimati possa ancora esserci uno spazio chiamato alternativa.</p>
<p><em>* responsabile nazionale economia e lavoro Sel</em></p>
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		<title>Stato del debito etica della colpa</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 13:42:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ammiraglio61</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>

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		<description><![CDATA[fonte Lunedì 05 Dicembre 2011 16:09 Ida Dominijanni intervista Christian Marazzi La missione impossibile del salvataggio dell&#8217;euro, la frana della de-europeizzazione, il cataclisma geopolitico che ne può derivare. Ma con l&#8217;austerità non si esce dalla crisi, si produce recessione e depressione. Intervista a Christian Marazzi sulla penitenza dopo l&#8217;abbuffata neoliberale e sull&#8217;antidoto del comune Economista, docente [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammiraglio61.wordpress.com&amp;blog=9585981&amp;post=6491&amp;subd=ammiraglio61&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://looponline.info/index.php/component/content/article/671-stato-del-debito-etica-della-colpa" target="_blank">fonte</a></p>
<p>Lunedì 05 Dicembre 2011 16:09<br />
Ida Dominijanni intervista Christian Marazzi<br />
La missione impossibile del salvataggio dell&#8217;euro, la frana della de-europeizzazione, il cataclisma geopolitico che ne può derivare. Ma con l&#8217;austerità non si esce dalla crisi, si produce recessione e depressione. Intervista a Christian Marazzi sulla penitenza dopo l&#8217;abbuffata neoliberale e sull&#8217;antidoto del comune</p>
<p>Economista, docente alla Scuola universitaria della Svizzera italiana e, in passato, a Padova, New York e Ginevra, militante e intellettuale di riferimento dei movimenti della sinistra radicale, Christian Marazzi è uno degli analisti più lucidi della crisi economico-finanziaria in corso. Fra i primi a diagnosticarne il carattere storico e l&#8217;impatto globale, già nel 2009, quando la crisi impazzava negli Usa, aveva previsto l&#8217;inevitabile coinvolgimento dell&#8217;eurozona. Fine analista della finanziarizzazione come modus operandi del biocapitalismo postfordista, non crede nella possibilità di uscire dalla crisi o di contenerne le contraddizioni attraverso le politiche del rigore. Partiamo dal salvataggio dell&#8217;euro per ragionare di quello che ci attende.</p>
<p><strong><span id="more-6491"></span>L&#8217;andamento della crisi ha dato ragione alle tue analisi. Nel giro di due anni l&#8217;epicentro si è spostato dagli Stati uniti all&#8217;Europa, e nel giro di poche settimane siamo passati dal rischio di default di alcuni paesi, Italia compresa, al rischio del crollo dell&#8217;intera eurozona, che equivale al crollo dell&#8217;Unione per come è stata fin qui (malamente) realizzata. Secondo te come può evolvere la situazione?</strong><br />
Gli indizi della cronaca sono eloquenti. In Europa cresce l&#8217;astio nei confronti della Germania e della rigidità di Angela Merkel, che non dà segni di cedimento sulle due proposte che ormai tutti considerano indispensabili per evitare il cataclisma di Eurolandia: la monetizzazione dei debiti sovrani da parte della Bce, e l&#8217;emissione di eurobond per ridurre il peso dei tassi d&#8217;interesse sui buoni del tesoro dei paesi più esposti alla speculazione dei mercati finanziari.</p>
<p><strong>Anche tu le consideri indispensabili?<br />
</strong>Sono due misure condivisibili, ma purtroppo fuori tempo massimo: la crisi ha subito nelle ultime settimane una tale accelerazione da renderle inapplicabili. La trasformazione della Bce in una vera banca centrale sul tipo della Federal Reserve &#8211; che possa fungere da prestatore di ultima istanza per acquistare i buoni del tesoro dei paesi-membri indebitati, strappando ai mercati il potere di decidere come e quando intervenire &#8211; è un&#8217;idea sacrosanta, ma ormai irrealizzabile a fronte della fuga di capitali dall&#8217;eurozona che è già in corso, come dimostrano l&#8217;andamento dell&#8217;ultima asta di bond tedeschi e le 1500 tonnellate di oro che pare siano entrate in Svizzera ultimamente. Arrivati a questo punto, la monetizzazione dei debiti da parte della Bce non farebbe che alimentare questa fuga e accelerare il collasso dell&#8217;euro: non a caso, almeno fino a oggi, anche Draghi si oppone a questa soluzione. Lo stesso vale per l&#8217;istituzione degli eurobond, obbligazioni emesse e garantite dall&#8217;insieme dei paesi-membri per &#8220;mutualizzare&#8221; o socializzare i vari debiti sovrani: anche questa è una misura sensata, ma non ha alcuna possibilità di essere attuata, perché i paesi forti, come la Francia, l&#8217;Olanda, la Finlandia, l&#8217;Austria e la Germania si vedrebbero aumentare i tassi d&#8217;interesse in un periodo in cui le imprese stanno già subendo aumenti proibitivi del costo del denaro per il rarefarsi della liquidità in circolazione. In ogni caso, anche se al vertice di giovedì a Bruxelles si trovasse un accordo parziale, i vincoli d&#8217;austerità imposti ai paesi indebitati sarebbero tali da vanificare qualsiasi salvataggio dell&#8217;euro. E&#8217; solo questione di tempo.</p>
<p><strong>Dunque in prospettiva tu vedi un tracollo?<br />
</strong>Il fatto è che la crisi della moneta unica costruita secondo i precetti monetaristi e neo-liberali è arrivata alla stretta finale. E a me pare del tutto verosimile che la rigidità di Merkel sia una mossa tattica per rendere inevitabile l&#8217;uscita della Germania dall&#8217;euro e il ritorno al marco. Circola già la data, fra Natale e l&#8217;Epifania, mentre tutti saremo in altre faccende affaccendati; come l&#8217;inconvertibilità del dollaro, che fu decisa a Ferragosto. E circolano già, qua in Svizzera, leggende metropolitane su due stamperie che starebbero sfornando marchi.</p>
<p><strong>Se davvero andasse così, che tipo di scenario si aprirebbe?<br />
</strong>Nascerebbe una zona monetaria forte, con dentro la Germania, l&#8217;Olanda, la Finlandia, l&#8217;Austria, con agganciati il franco svizzero e la corona svedese. L&#8217;euro, fortemente svalutato e con l&#8217;effetto inflazionistico conseguente, resterebbe la moneta dei paesi deboli, che in compenso avrebbero la possibilità di ridurre il loro debito. L&#8217;incognita di questa ipotesi è la Francia. Per i paesi più tartassati dai mercati, sul piano economico non sarebbe un cataclisma. Ma il vero cataclisma sarebbe geopolitico. Di fatto, questa spaccatura monetaria darebbe il via a un processo di de-europeizzazione, con un asse fra la Germania, la Cina, la Russia e il Brasile, e un altro fra la Francia e gli Stati uniti. Non è uno scenario fantascientifico, le grandi agenzie finanziarie internazionali ci stanno già lavorando. Quello che nessuno dice però è che può essere l&#8217;inizio di una nuova guerra fredda, con la Cina, la Russia e la Turchia coordinate per schermare l&#8217;Iran dalle minacce israeliane. E&#8217; inquietante che di questo non si parli: il rischio Iran è esplosivo. Ed è inquietante pure che ormai si parli solo della crisi europea, rimuovendo la situazione degli Stati uniti, dove nel frattempo la crisi dei subprime continua, i poveri sono diventati 46 milioni, la disoccupazione è al 15%, Obama non riesce a battere chiodo e per la sua rielezione può sperare solo nella litigiosità dei Repubblicani.</p>
<p><strong>Ci sono differenze, e quali, fra l&#8217;andamento della crisi negli Usa e in Europa?<br />
</strong>Sul piano economico nessuna: l&#8217;Europa dei debiti sovrani è l&#8217;equivalente del mercato statunitense dei subprime, solo che al posto dei singoli individui indebitati ci sono gli stati indebitati. Ma una differenza c&#8217;è, a tutto svantaggio dell&#8217;Europa, ed è politica, anzi istituzionale e costituzionale: in Europa non c&#8217;è Costituzione, e non c&#8217;è una banca centrale. C&#8217;è la Bce che delega la monetizzazione dei debiti ai mercati, emettendo liquidità su richiesta di quelle stesse banche che hanno contribuito a creare debito pubblico e ora ci speculano sopra.</p>
<p><strong>In questo quadro macroregionale e globale, che ruolo e che senso hanno le politiche nazionali del rigore? In Italia sono state create molte aspettative sul passaggio del governo da Berlusconi a Monti e alla sua squadra di &#8220;tecnici&#8221;, come se ne dipendesse non solo un recupero di credibilità, ma anche un effettivo potere di intervento sulle dinamiche dei mercati. Ma quanta efficacia possono avere i cosiddetti sacrifici sulla crisi del debito sovrano, e relative speculazioni?<br />
</strong>Non è così che si esce dalla crisi, e infatti non ne usciremo: l&#8217;orizzonte dei prossimi anni è la recessione. Le politiche di austerità hanno un effetto deflazionistico di compressione della domanda interna, né a questo si può sperare di supplire con le esportazioni. Ma le politiche di austerità sono le uniche contemplate dalla dottrina neo-liberale, che in Europa e in tutto l&#8217;Occidente è tutt&#8217;ora imperante ed è dura a morire. Dunque restano e resteranno in piedi all&#8217;insegna dell&#8217;emergenza, o, per usare il termine di Naomi Klein, della shock economy, perché consentono di fare quello che in una situazione normale non si può fare: compressione dei salari, riduzione dell&#8217;impiego pubblico, depotenziamento dei sindacati; la famosa macelleria sociale. E&#8217; la logica della governance della crisi: una regolazione tecnica e tecnocratica dei rapporti sociali nello stato d&#8217;emergenza. Ha detto bene il vicepremier cinese in un&#8217;intervista al Financial Times: quello che ci aspetta è un nuovo Medio Evo finanziario e sociale.</p>
<p><strong>Con quali caratteristiche politiche, e antropologico-politiche?Tu non parli mai solo di economia&#8230;<br />
</strong>Alcuni processi sono ormai evidenti. Il primo è la precarizzazione della Costituzione. Il secondo &#8211; l&#8217;hai scritto pure tu a proposito del &#8221;passaggio Monti&#8221; &#8211; è l&#8217;azzeramento dell&#8217;autonomia del politico sotto lo stato d&#8217;eccezione. Il terzo è il passaggio dal Welfare State al Debtfare State: uno Stato in cui il sociale si rappresenta, e viene rappresentato, nella forma del debito, e si disciplina, e viene disciplinato, nel segno del debito. Anzi, del debito e della colpa, secondo il doppio significato della parola tedesca schuld: tema nietzschiano, che oggi torna al centro del bel libro di Maurizio Lazzarato, La fabrique de l&#8217;homme endetté. Il debito come dispositivo antropologico di autodisciplinamento dell&#8217;uomo neo-liberale.</p>
<p><strong>E&#8217; chiarissimo da quello che sta accadendo in Italia, dove in un attimo siamo passati dall&#8217;etica del godimento del ventennio berlusconiano all&#8217;etica penitenziale del governo Monti. Ma quanto pensi che possa reggere, questo dispositivo? Il soggetto neo-liberale descritto da Foucault, l&#8217;imprenditore di se stesso che si nutriva di consumo indebitandosi, ora può nutrirsi del senso di colpa per i debiti contratti?</strong> <strong>Si tratta di uno sviluppo o di una crisi dell&#8217;etica neo-liberale?<br />
</strong>Per ora, io ci vedo un inveramento: il neo-liberalismo si invera nella sua essenza di fabbrica dell&#8217;uomo indebitato. L&#8217;imprenditore di se stesso produce il suo debito che ora lo disciplina attraverso un dispositivo di colpevolizzazione. Del resto, qui c&#8217;è anche un inveramento, o uno svelamento, dell&#8217;essenza del denaro: il denaro è debito, la finanziarizzazione del capitale ci ha trasformati tutti in soggetti debitori, e il valore viene prodotto in negativo, da una macchina depressiva.</p>
<p><strong>Però c&#8217;è chi si indigna, non ci sta, si ribella. Per fortuna. Che pensi degli Indignados e di OWS?<br />
</strong>Per restare nella scia di Foucault, lui degli Indignados avrebbe detto che si tratta di un movimento parresiastico: un movimento di persone che dicono la verità. Denunciare l&#8217;ipocrisia dei mercati, svelare che i debiti sono tutti &#8220;odiosi&#8221;, illegittimi, frutto di rendita e di espropri, e dichiarare che questa crisi l&#8217;hanno prodotta le banche e non possiamo pagarla noi, significa affermare la verità del punto di vista del popolo su quella dei mercati. E poi, il movimento di Madrid ha funzionato come uno spazio di democrazia assoluta, come una grande assemblea costituente del comune basata sullo stare insieme nello spazio pubblico: una sorta di ribaltamento dell&#8217;etica della paura hobbesiana, in cui mi pare molto visibile l&#8217;impronta femminile delle pratica delle relazioni e di un&#8217;economia della cura che diventa ecologia politica. La crescita del movimento su scala europea è l&#8217;unico antidoto al processo di de-europeizzazione che dicevamo all&#8217;inizio. Ma la spinta costituente deve darsi anche delle forme di autodeterminazione locale concreta. Per spezzare il dispositivo cardinale del post-fordismo, lo sfruttamento di saperi, conoscenza e relazioni, non c&#8217;è altro modo che ribaltarlo in produzione del comune, tanto più ora che le politiche di austerità comporteranno la privatizzazione ulteriore, la vendita e la svendita dei beni comuni, dall&#8217;acqua al patrimonio culturale; ma produrre il comune significa organizzarsi a livello locale, attrezzarsi a gestire nei quartieri l&#8217;acqua, l&#8217;elettricità, i mezzi di trasporto, le banche stesse.</p>
<p><strong>Loretta Napoleoni, che incontri oggi alla Libreria delle donne di Milano, in un libro di due anni fa sosteneva che la funzione sociale delle banche vive ormai solo nella finanza islamica, e che è da lì che dovremmo riscoprirla: la finanza islamica non specula.<br />
</strong>E&#8217; vero, nel senso che dobbiamo reintrodurre la solidarietà al livello giusto, all&#8217;altezza delle contraddizioni prodotte dalla crisi. E la ri-socializzazione del debito e della funzione originaria delle banche è una strada per piegare a nostro vantaggio la finanziarizzazione del capitale, lottando sul suo terreno.</p>
<p><strong>Ma la finanziarizzazione si può interrompere, o invertire? Tu ci hai spiegato molto bene che l&#8217;economia finanziaria non è più separabile dall&#8217;economia reale e si basa sul coinvolgimento attivo di comportamenti e forme di vita della gente comune: il consumatore che usa la carta di credito per fare la spesa, il salariato alle prese con i fondi pensione, i ceti medi strozzati dai mutui per la casa, i poveri che si indebitano fornendo come unica garanzia la loro &#8216;nuda vita&#8217;. Se è così, è possibile de-finanziarizzare, almeno in parte, il sistema, o si tratta solo di bonificarlo dai soprusi delle banche? E se produzione e consumo sono così intrecciati al debito, è possibile evitare un esito recessivo e depressivo della crisi?<br />
</strong>La de-finanziarizzazione la sta approntando il capitalismo stesso nella forma recessiva della riduzione del debito di cui abbiamo parlato poco fa, che deprime la domanda e i consumi, e della disciplina della colpa, che deprime le esistenze. Noi dobbiamo lavorare invece per riconvertire la rendita privata in rendita sociale: per la socializzazione del debito, per il rilancio per questa via della domanda e dei consumi di beni socialmente utili, per la riappropriazione dello spazio pubblico, per la ricostruzione di socialità e di felicità collettiva. Il comune è questo e non c&#8217;è altro modo per uscire dalla spirale autolesionista della finanziarizzazione. Alcune parole d&#8217;ordine delle lotte di questi anni, dal reddito minimo garantito alla Tobin tax, vanno già in questa direzione.</p>
<p><strong>E della parola d&#8217;ordine del diritto all&#8217;insolvenza che cosa pensi? Nei movimenti viene presentata come un diritto di resistenza alla finanziarizzazione della vita, molti economisti la ritengono una mossa demagogica, altri ci vedono una possibilità di ripristino della sovranità nazionale cancellata dalla tecnocrazia europea</strong>.<br />
Penso che sia giusta se diventa una pratica soggettiva e contestuale, non se viene lasciata in mano agli Stati. Ti faccio un esempio: negli Stati uniti sta maturando da tempo una bolla delle borse di studio, che equivale più o meno alla metà del volume dei mutui subprime: in quel caso il diritto all&#8217;insolvenza va senz&#8217;altro esercitato dagli studenti e dalle loro famiglie per distinguere il debito illegittimo da quello legittimo. Ma non lo affiderei agli Stati, né alla loro velleità di ritrovare per questa via la sovranità nazionale perduta.</p>
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		<title>Sopravvissuto a 638 attentati, Fidel entra nel Guinness World Records</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 17:16:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ammiraglio61</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[cuba]]></category>

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		<description><![CDATA[fonte ultimo aggiornamento: 16 dicembre, ore 16:59 L&#8217;Avana &#8211; (Adnkronos) &#8211; Dagli esplosivi nei sigari all&#8217;ex amante, il &#8216;lider maximo&#8217; dal 1959 al 2006 è sempre scampato agli attentati, quasi tutti organizzati dalla Cia L&#8217;Avana, 16 dic. (Adnkronos) &#8211; L&#8217;ex presidente cubano Fidel Castro e&#8217; stato inserito nel Guinness dei primati per essere l&#8217;uomo contro [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammiraglio61.wordpress.com&amp;blog=9585981&amp;post=6488&amp;subd=ammiraglio61&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Sopravvissuto-a-638-attentati-Fidel-entra-nel-Guinness-World-Records_312755163167.html" target="_blank">fonte</a></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.adnkronos.com/IGN/Assets/Imgs/C/castro_fidel_2xin--400x300.jpg" alt="Fidel Castro (Xinhua)  " width="240" height="180" /></p>
<p>ultimo aggiornamento: 16 dicembre, ore 16:59</p>
<div>L&#8217;Avana &#8211; (Adnkronos) &#8211; Dagli esplosivi nei sigari all&#8217;ex amante, il &#8216;lider maximo&#8217; dal 1959 al 2006 è sempre scampato agli attentati, quasi tutti organizzati dalla Cia</div>
<p>L&#8217;Avana, 16 dic. (Adnkronos) &#8211; L&#8217;ex presidente cubano Fidel Castro e&#8217; stato inserito nel Guinness dei primati per essere l&#8217;uomo contro cui sono stati lanciati il maggior numero di attentati. A partire dal 1959 fino al 2006, il &#8216;Lider maximo&#8217; e&#8217; scampato a ben 638 attentati, la maggior parte dei quali, riporta il quotidiano spagnolo &#8216;La Vanguardia&#8217;, promossi dalla Cia.</p>
<p>Alcuni attentatori avrebbero cercato di uccidere Castro mettendo degli esplosivi nei suoi sigari, ma il caso piu&#8217; famoso riguarda quello della cittadina tedesca ed ex amante del &#8216;Lider maximo&#8217; Marita Lorenz che, alla fine della sua relazione con l&#8217;uomo, nel 1960, era stata assoldata dalla Cia per ucciderlo, ritirandosi all&#8217;ultimo momento.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ammiraglio61.wordpress.com/6488/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ammiraglio61.wordpress.com/6488/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ammiraglio61.wordpress.com/6488/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ammiraglio61.wordpress.com/6488/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ammiraglio61.wordpress.com/6488/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ammiraglio61.wordpress.com/6488/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ammiraglio61.wordpress.com/6488/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ammiraglio61.wordpress.com/6488/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ammiraglio61.wordpress.com/6488/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ammiraglio61.wordpress.com/6488/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ammiraglio61.wordpress.com/6488/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ammiraglio61.wordpress.com/6488/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ammiraglio61.wordpress.com/6488/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ammiraglio61.wordpress.com/6488/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammiraglio61.wordpress.com&amp;blog=9585981&amp;post=6488&amp;subd=ammiraglio61&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Olá Sócrates</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 20:17:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ammiraglio61</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[video Corinthians campione triste, giocatori e tifosi a pugno chiuso per Socrates Momento emozionante allo stadio Pacaembu di San Paolo prima dell&#8217;inizio della stracittadina Corinthians-Palmeiras, che ha visto la squadra di Adriano laurearsi campione del Brasile. Durante il minuto di silenzio in memoria di Socrates, tutto il pubblico di parte &#8216;corinthiana&#8217; ha alzato il braccio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammiraglio61.wordpress.com&amp;blog=9585981&amp;post=6486&amp;subd=ammiraglio61&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://video.repubblica.it/sport/corinthians-campione-triste-giocatori-e-tifosi-a-pugno-chiuso-per-socrates/82926/81316" target="_blank">video</a><br />
Corinthians campione triste, giocatori e tifosi a pugno chiuso per Socrates<br />
Momento emozionante allo stadio Pacaembu di San Paolo prima dell&#8217;inizio della stracittadina Corinthians-Palmeiras, che ha visto la squadra di Adriano laurearsi campione del Brasile. Durante il minuto di silenzio in memoria di Socrates, tutto il pubblico di parte &#8216;corinthiana&#8217; ha alzato il braccio con il pugno chiuso, e lo stesso hanno fatto i giocatori in campo. Il gesto era quello fatto dal &#8216;Dottore&#8217;, che gli attribuiva un preciso significato politico, dopo ogni suo gol. Alla fine della partita, terminata 0-0, grande festa allo stadio per il quinto scudetto conquistato.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ammiraglio61.wordpress.com/6486/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ammiraglio61.wordpress.com/6486/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ammiraglio61.wordpress.com/6486/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ammiraglio61.wordpress.com/6486/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ammiraglio61.wordpress.com/6486/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ammiraglio61.wordpress.com/6486/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ammiraglio61.wordpress.com/6486/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ammiraglio61.wordpress.com/6486/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ammiraglio61.wordpress.com/6486/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ammiraglio61.wordpress.com/6486/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ammiraglio61.wordpress.com/6486/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ammiraglio61.wordpress.com/6486/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ammiraglio61.wordpress.com/6486/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ammiraglio61.wordpress.com/6486/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammiraglio61.wordpress.com&amp;blog=9585981&amp;post=6486&amp;subd=ammiraglio61&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>From Ceremonial Figure to Italy’s Quiet Power Broker</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 20:37:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ammiraglio61</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica internazionale]]></category>

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		<description><![CDATA[fonte Pier Paolo Cito/Associated Press &#8220;It is time to re-establish a climate of calmness and mutual respect.&#8221; Giorgio Napolitano By RACHEL DONADIO Published: December 2, 2011 SOME have taken to calling him simply “Re Giorgio,” or King George, for his stately defense of Italian democratic institutions and the outsize albeit behind-the-scenes role he played in the [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammiraglio61.wordpress.com&amp;blog=9585981&amp;post=6482&amp;subd=ammiraglio61&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nytimes.com/2011/12/03/world/europe/president-giorgio-napolitano-italys-quiet-power-broker.html?_r=1&amp;ref=world#h[]" target="_blank">fonte</a></p>
<h1><img class="alignleft" style="border-color:initial;border-style:initial;border-width:0;" src="http://graphics8.nytimes.com/images/2011/12/03/world/03napolitano_337_span/03napolitano_337_span-articleLarge.jpg" alt="" width="360" height="198" border="0" /></h1>
<div>
<div>Pier Paolo Cito/Associated Press</div>
<p>&#8220;It is time to re-establish a climate of calmness and mutual respect.&#8221; Giorgio Napolitano</p>
</div>
<h6>By <a title="More Articles by Rachel Donadio" href="http://topics.nytimes.com/topics/reference/timestopics/people/d/rachel_donadio/index.html?inline=nyt-per" rel="author">RACHEL DONADIO</a></h6>
<h6>Published: December 2, 2011</h6>
<p>SOME have taken to calling him simply “Re Giorgio,” or King George, for his stately defense of Italian democratic institutions and the outsize albeit behind-the-scenes role he played in the rapid shift from the cinematic government of <a title="More articles about Silvio Berlusconi." href="http://topics.nytimes.com/top/reference/timestopics/people/b/silvio_berlusconi/index.html?inline=nyt-per">Silvio Berlusconi</a> to the technocratic one of <a title="More articles about Mario Monti." href="http://topics.nytimes.com/top/reference/timestopics/people/m/mario_monti/index.html?inline=nyt-per">Mario Monti</a>.</p>
<p>He is President Giorgio Napolitano, 86, a former high-ranking member of<a title="More news and information about Italy." href="http://topics.nytimes.com/top/news/international/countriesandterritories/italy/index.html?inline=nyt-geo">Italy</a>’s Communist Party — Henry A. Kissinger is said to have <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2001/settembre/09/Kissinger_incontra_suo_comunista_preferito_co_0_01090910113.shtml">called him his “favorite Communist”</a> — who last month capped a distinguished career by orchestrating one of the most complex political transfers in Italian postwar history, and who remains a key guarantor of political stability in a rocky time.</p>
<p><span id="more-6482"></span>His performance was all the more impressive in that the Italian presidency is a largely symbolic office, with no executive power. But Mr. Napolitano, who is known for his straight talk and down-to-earth style in a floridly baroque culture, pushed that role to its limit to become a quiet power broker.</p>
<p>He spent months laying the groundwork for the transition — consulting with Italian political leaders, European leaders, American officials and the Bank of Italy to shepherd the creation of a viable alternative government for the “post-Berlusconi” moment.</p>
<p>“Now is the time to show maximum responsibility. It is not the time to pay off old scores nor for sterile partisan recriminations,” Mr. Napolitano said in a statement when announcing Mr. Monti’s nomination. “It is time to re-establish a climate of calmness and mutual respect.”</p>
<p>“Napolitano not only dictated the timing of the solution but also the contents, that is the unusual thing,” said Andrea Simoncini, a constitutional law professor at the University of Florence. “He didn’t only say, ‘You have to do it soon’; he basically chose Monti and created the conditions so that people couldn’t not say yes to Monti.”</p>
<p>Today, Mr. Monti’s government is widely referred to as “a government of the president,” backed by Mr. Napolitano and the <a title="More articles about the European Union." href="http://topics.nytimes.com/top/reference/timestopics/organizations/e/european_union/index.html?inline=nyt-org">European Union</a> as much as by the Italian Parliament, which <a title="Times article" href="http://www.nytimes.com/2011/11/19/world/europe/mario-monti-wins-broad-support-in-parliament.html">gave Mr. Monti’s government a rousing vote of confidence</a> last month but has yet to approve unpopular new austerity measures.</p>
<p>As often happens in Italy, momentum built slowly, but change happened swiftly. For months, Mr. Berlusconi had clung to power without solid support, making much-needed economic reforms impossible as world markets continued to hammer Italy. The trigger was pulled on Nov. 8, when Mr. Berlusconi lost his ruling majority on a vote the same day bond markets drove borrowing rates on Italian bonds to the same levels that have required other euro zone countries to seek bailouts.</p>
<p>That evening, a humbled Mr. Berlusconi went to meet Mr. Napolitano at the Quirinal presidential palace for consultations. Aides said the meeting was cordial, but its outcome was clear: The once-Teflon prime minister had agreed to step down.</p>
<p>Moving quickly, Mr. Napolitano plucked Mr. Monti from his post as president of Milan’s Bocconi University and anointed him as a senator for life, making him a full member of Parliament, not just an academic outsider. “That was an act of genius,” said Corrado Augias, a veteran Italian political commentator and writer. “He took a professor and redressed him as a politician.”</p>
<p>IT helped that Mr. Napolitano, whose seven-year term began in 2006, enjoys popular approval ratings of around 80 percent, compared with 20 percent in recent weeks for Mr. Berlusconi. “This was his life insurance, because if he hadn’t had it, Berlusconi would have eaten him for lunch,” Mr. Augias said.</p>
<p>In the topsy-turvy world of Mr. Berlusconi’s Italy, where the prime minister’s personal life came to overshadow the work of governance, Mr. Napolitano had emerged as <a href="http://www.law.nyu.edu/news/NAPOLITANO_NOEL_LECTURE">the anti-Berlusconi.</a> With his elegant yet feisty wife, Clio, by his side, a lawyer whom he married in 1959, Mr. Napolitano came to be seen as embodying a different Italy, one of civic virtue.</p>
<p>This month, <a title="Wired (in Italian)" href="http://mag.wired.it/">the Italian edition of Wired magazine</a> named Mr. Napolitano its man of the year, for displaying “a surprising speed in remaining connected to reality. In a word: Wired.”</p>
<p>Even after Mr. Berlusconi did step down, the idea of replacing his cabinet with a technocratic government was not at all a given. The former prime minister’s center-right coalition was dead set on early elections, and some in his former coalition criticize the Monti government as an anti-democratic coup.</p>
<p>But in a new order in which markets trumped traditional democratic processes, President Obama, Chancellor Angela Merkel of Germany and President Nicolas Sarkozy of France all called Mr. Napolitano during the delicate transition to express their support for his leadership — calls widely seen as tacit support for a Monti government over early elections.</p>
<p>It was a striking indication of how far Mr. Napolitano, to say nothing of the rest of the world, has come in the last years of his career.</p>
<p>At one time, the idea of an American president thanking Mr. Napolitano — who was essentially the foreign minister of the Italian Communist Party — or even calling him was unthinkable.</p>
<p>In his earlier years, Mr. Napolitano did not stray much from the Communist Party line, once going so far as to say that the Soviet invasion of Hungary in 1956 had contributed to peace in the world, according to <a title="The article (in Italian)" href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2006/05_Maggio/08/principe-rosso.shtml">a 2006 article in Corriere della Sera.</a> But by 1969, he was part of a group of Italian Communists who broke with the Kremlin to criticize the crackdown of the Prague Spring uprising of 1968.</p>
<p>LIKE many Communists from his native Naples, Mr. Napolitano hailed from the more conservative wing of the party, whose members were known as the “miglioristi,” or the “improvers,” for their desire to make the world better through government rather than revolution.</p>
<p>The ambassador to Italy under President Jimmy Carter, Richard N. Gardner, wrote in his memoirs about his secret meetings with Mr. Napolitano, who was respected enough to become one of the first Italian Communist officials to visit the United States.</p>
<p>He <a title="An account of the trip (in English)" href="http://www.30giorni.it/articoli_id_17908_l3.htm">made the trip in 1978</a>, just weeks after the dramatic kidnapping of Prime Minister Aldo Moro by a leftist radical group, and delivered well-received lectures at leading universities. None other than the seven-time Christian Democratic prime minister Giulio Andreotti, the mastermind of postwar Italian politics, said that he had helped secure Mr. Napolitano a visa.</p>
<p>In the late 1980s, as the communist project was ending and the party reacted by closing ranks, Mr. Napolitano fell out of favor by calling for closer ties with the Socialists, whose social democratic views he largely shared. He left instead for Strasbourg, France, where he was a member of the European Parliament from 1989 to 1992.</p>
<p>After the collapse of Italy’s old political order in a bribery scandal, Mr. Napolitano returned to Italy in 1992 and became speaker of the Lower House, where he commanded broad support. In 1996 he was seen as enough above the fray to be named Italy’s first post-Communist interior minister, a politically sensitive position that involves overseeing the secret service.</p>
<p>Now, Italians are looking to Mr. Napolitano to guide the ship of state with quiet skill as Mr. Monti and his team of technocrats take on the treacherous challenge of modernizing Italy’s creaking economy.</p>
<p>I appreciate his dynamism and courage, especially remarkable for a man of that age,” said Paolo Olsoufieff, a retired businessman, as he read a newspaper in a restaurant in downtown Rome. “He is the only man capable of holding at bay the circus of ferocious beasts that is the Italian Parliament.”</p>
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		<title>I gangster ragazzini del Sudamerica nelle strade di Genova e Milano</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 13:58:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ammiraglio61</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[fonte Nella città ligure Sampierdarena è diventata San Pedro de Arena, in quella lombarda Rozzano si è trasformato in Rozzangeles. E le &#8220;pandillas&#8221;, le bande dei giovani latino-americani, controllano il territorio e lo tengono in scacco con rapine, aggressioni, a volte omicidi. Ecco storia, ragioni e protagonisti di un fenomeno in crescita GENOVA - San Pedro [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammiraglio61.wordpress.com&amp;blog=9585981&amp;post=6480&amp;subd=ammiraglio61&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/inchiesta-italiana/2011/11/23/news/prima_riga_seconda_riga-22800749/?inchiesta=%2Fit%2Frepubblica%2Frep-it%2Finchiesta-italiana%2F2011%2F11%2F23%2Fnews%2Fle_gang_del_barrio_italia-22081285%2F" target="_blank">fonte</a></p>
<h3>Nella città ligure Sampierdarena è diventata San Pedro de Arena, in quella lombarda Rozzano si è trasformato in Rozzangeles. E le &#8220;pandillas&#8221;, le bande dei giovani latino-americani, controllano il territorio e lo tengono in scacco con rapine, aggressioni, a volte omicidi. Ecco storia, ragioni e protagonisti di un fenomeno in crescita</h3>
<p><strong>GENOVA -</strong> San Pedro de Areña è nel Ponente di Genova, Rozzangeles sotto la Tangenziale Ovest di Milano. Le chiamano ormai così, indigeni e migranti. Alla sudamericana. Sampierdarena ormai è una sfilata di bodeguitas con i prodotti alimentari appesi, il pan duce in vetrina arriva dall&#8217;Ecuador. Rozzano lungo le sue strade anonime affianca locali notturni latini, i &#8220;Mangos&#8221; (ora sono club, ora grill, ora pub). Sono le nuove terre delle gang latine approdate in Europa e insediate nel Nord Italia. Sono nuovi quartieri spuri per bande che sembrano poter fare a meno degli italiani.</p>
<p><span id="more-6480"></span>Compresa tra la Lanterna e l&#8217;aeroporto Cristoforo Colombo, Sampierdarena è una storica énclave strappata all&#8217;assedio del dominante tifo genoano grazie alla sua storia diversa. Qui nacque l&#8217;Uc Sampdoria, nel 1946, fondendo la Sampierdarenese e l&#8217;Andrea Doria, società dell&#8217;Ottocento. Quando un gruppo di tatuati Latin Kings &#8211; hanno le magliette della banda, sono tozzi e abbondanti &#8211; passa sotto un foulard sbiadito di bandierine blucerchiate issate fra i palazzi dell&#8217;isola pedonale di via Carlo Rolando, si comprende in un clic il cambiamento di un quartiere speciale della città. In dodici anni ecco San Pedro de Areña.</p>
<p>Il ragazzo in bicicletta arriva da Quito, capitale dell&#8217;Ecuador. Il suo amico in piedi davanti al portone è originario di Medellin, Colombia. Il gruppo caciarante sotto il ponte del Campasso è peruviano. Hanno portato le loro abitudini nella città riservata e iniziato a cambiare i nomi dei quartieri. Poi sono arrivati gli scontri alla sudamericana: mazze da baseball, coltelli, forchette arrotate. A seguire gli omicidi, tre in sei anni. L&#8217;ultima rissa tra Latin e Diamantes sull&#8217;autobus numero uno in movimento ha sfondato un bus e terrorizzato i passeggeri. Bastoni tra le mani dei sudamericani sopra il mezzo, spranghe per chi stava sotto.</p>
<p>Perché Genova, la città che non figlia più, ha conosciuto in anteprima il fenomeno delle pandillas, le bande latine? In questa città i sudamericani migranti hanno fondato alla fine dei Novanta, prima nel centro storico poi spostandosi per contagio verso Ponente, le gang-nazione ispirate alle città di provenienza: a Quito, a Medellin, a Puerto Rico e ancor più a Chicago, approdo delle bande negli anni Quaranta. Si autodefiniscono gang-nazione perché il cordone ombelicale &#8211; il paese di provenienza &#8211; è presente in ogni azione e nei riti. &#8220;Siamo un gruppo di persone, una <em>raza</em>, con un solo governo&#8221;.</p>
<p>Il governo delle bande, appunto. Grazie a una migrazione biblica iniziata nel 1999 con il crollo dell&#8217;Ecuador dollarizzato (il 27 per cento delle persone lasciò il paese), a Genova si è sistemata la comunità ecuadoriana più grande d&#8217;Italia: ventimila persone. E&#8217; di gran lunga il ceppo straniero più importante della città, da solo vale il tre per cento. La metà abbondante degli studenti forestieri, oggi, viene dall&#8217;Ecuador, e per loro Genova non ha molto da offrire. &#8220;Ho solo amici sudamericani ed è meglio così, non devo imparare una nuova lingua&#8221;, ti dicono gli adolescenti: &#8220;Appena salgo sul bus i vecchi cercano con la mano il loro portafogli, per proteggerlo&#8221;.</p>
<p>Gli ecuadoriani di primo sbarco sono tutti sotto i quarant&#8217;anni e con low cost successivi hanno fatto arrivare le mogli, i figli, i cugini, i nipoti. Hanno trovato tutti lavoro in una città in crisi strutturale e dentro una crisi mondiale. A Sampierdarena e al Campasso, alla Certosa, a Rivarolo, oltre la ferrovia alla Fiumara si stanno comprando il loro &#8220;due camere e salotto&#8221;. Lo raccontano all&#8217;immobiliare Casa latina, dove le impiegate sono sudamericane.</p>
<p>&#8220;Vendiamo otto appartamenti al mese, quando un&#8217;agenzia con una clientela italiana ne vende solo due&#8221;. in questa semiperiferia post-industriale 75 metri quadrati costano 180 mila euro. Gli ecuadoriani, comunità in salute, insieme al pan duce hanno importato Latin King e Vatos Locos, Manhattan e Los Diamantes. Sono bande violente formate a Quito e a Guayaquil, città, tra l&#8217;altro, con un&#8217;ampia comunità genovese. Lo sono diventate anche a Genova. Le pandillas da esportazione hanno affinato gli interessi, i territori da controllare e tutti i fine settimana fanno registrare scontri nell&#8217;ampia area dell&#8217;angiporto, alla discoteca Estrella di San Benigno, in piazza Montano.</p>
<p>Quanti sono, come si muovono gli aderenti genovesi alle pandillas? Nel maggio del 2006 un&#8217;operazione del commissariato di Prè diventata tesi di studio giudiziario certificò in città 435 affiliati e diciassette bande. E&#8217; l&#8217;ultimo dato conosciuto. Cinque anni fa in giro per le strade di Genova c&#8217;erano quattromila ragazzi sudamericani, uno su nove stava in una gang e le cose &#8211; dicono gli esperti &#8211; non sono cambiate. Furono quattordici gli arrestati allora, perlopiù adolescenti. Tra loro, i capi ventenni dei Latin e dei Netas (significa &#8220;La nuova vita&#8221;, ma anche &#8220;Lotta e resistenza&#8221;). La polizia contò trentotto episodi criminali, sequestrò mazze ferrate, una pistola. L&#8217;operazione Pandillas aveva seguito l&#8217;operazione Colors, ed entrambe per i loro aspetti folk e tribali, i riti di iniziazione, gli stupri delle donne costrette ad aderire, erano planate sui notiziari della Cnn. Quindi nelle case di Quito, Medellin, Chicago. Il messaggio era arrivato: i ragazzi migranti continuavano a dettare legge lontano, ricevevano le strategie dai &#8220;capi supremi&#8221; e le imponevano sul nuovo territorio. Di più, iniziavano ad affiliare disadattati italiani.</p>
<p>Dopo la Cnn arrivarono i dibattiti in Consiglio comunale, gli interventi della Prefettura e dell&#8217;Università di Genova, quindi le iniziative del centro sociale Zapata e dei ricercatori marxisti. Una coltellata in via di Sampierdarena, in una notte di festa allo Zapata, diede la morte a Stefano Perez Soto, 17 anni. Dicembre 2009, era il terzo omicidio nella storia genovese delle pandillas. Seguiva il ragazzo colombiano ucciso alla discoteca Victor Latino (in centro, nel 2003) e l&#8217;operaio dominicano all&#8217;Estrella (al porto, nel 2008). Il colpo al cuore di Perez Soto spezzò la tela dell&#8217;integrazione, protocolli faticosamente stilati e firmati furono stracciati. Le gang tornarono a picchiarsi in strada. Con nuovi protagonisti come i Diamantes, cresciuti a Cornigliano sulle ceneri dei Rebeldes, a sfidare gli eterni Latin Kings.</p>
<p>Con quella morte il fenomeno delle baby gang sudamericane a Genova si è parcellizzato senza spegnersi, frantumandosi in cento ritorsioni. Basta avvistare un &#8220;diamante&#8221; fuori territorio. Un graffito cancellato o un ipod rubato. Nelle ultime due stagioni, poi, si sono intensificati i gesti brutali compiuti per meritare di essere accolti in banda: ecuadoriani hanno pestato a sangue due clochard rumeni nei giardinetti della Stazione Brignole e il barista intervenuto per difenderlo. Nelle carte sequestrate dalla polizia si sono ritrovati i rituali machisti di ingresso delle donne nelle gang: devono andare a letto con il capo. Molte cose latine sono finite su You Tube, scaricate dagli stessi protagonisti, e spesso quelle immagini hanno aiutato le indagini di polizia. Il pm Patrizia Petruzziello, già accusa per i fatti del G8, definisce le bande che ha affrontato in alcuni processi &#8220;istituzioni clandestine dove si gestisce una giustizia interna con atteggiamenti fortemente omertosi&#8221;. Global gang, ma anche mafie latine.</p>
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<p>23 novembre 2011</p>
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		<title>Pirateria, l&#8217;Europa vieta i filtri &#8220;Contrari alle leggi della Ue&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 13:12:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ammiraglio61</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza e tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Sociologia e comunicazione]]></category>

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		<description><![CDATA[fonte Storica decisione della Corte di giustizia europea: non possono essere rivolte ingiunzioni per oscurare a titolo preventivo siti che contengano materiale che viola il copyright. Esultano le associazioni di consumatori e providerdi ALESSANDRO LONGO  Non si possono imporre filtri al web per impedire agli utenti di scaricare file pirata, perché questa pratica è contraria [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammiraglio61.wordpress.com&amp;blog=9585981&amp;post=6477&amp;subd=ammiraglio61&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/11/24/news/pirateria_europa_vieta_filtri_web-25514353/?ref=HREC1-5" target="_blank">fonte</a><br />
Storica decisione della Corte di giustizia europea: non possono essere rivolte ingiunzioni per oscurare a titolo preventivo siti che contengano materiale che viola il copyright. Esultano le associazioni di consumatori e provider<em>di ALESSANDRO LONGO</em></p>
<div>
<p><img class="alignleft" title="Pirateria, l'Europa vieta i filtri &quot;Contrari alle leggi della Ue&quot;" src="http://www.repubblica.it/images/2011/11/24/131044930-5bfd110e-1c52-4b4e-bd8a-ff7ad806027c.jpg" alt="Pirateria, l'Europa vieta i filtri &quot;Contrari alle leggi della Ue&quot;" width="300" height="180" /> Non si possono imporre filtri al web per impedire agli utenti di scaricare file pirata, perché questa pratica è contraria al diritto comunitario. L&#8217;ha stabilito oggi la Corte di giustizia europea, con una <a href="http://curia.europa.eu/jurisp/cgi-bin/form.pl?lang=EN&amp;Submit=rechercher&amp;numaff=C-70/10">sentenza <sup>1</sup></a> che gli esperti definiscono &#8220;storica&#8221;: avrà un grosso impatto sul modo con cui, anche in Italia, viene protetto il diritto d&#8217;autore su Internet.</p>
</div>
<p>La Corte si è pronunciata su un caso che contrapponeva il provider belga Scarlet e la Sabam (la Siae belga). La Sabam aveva ottenuto da un giudice che il provider impedisse di usare programmi peer-to-peer per scaricare opere protette. La Scarlet si è rivolta però alla Corte d&#8217;appello di Bruxelles, che ha poi portato il caso alla Corte di giustizia.</p>
<p><span id="more-6477"></span>Di qui la sentenza, che ora peserà non solo sul caso Scarlet ma in tutta l&#8217;Europa: &#8220;Il diritto dell&#8217;Unione vieta che sia rivolta a un fornitore di accesso ad Internet un&#8217;ingiunzione per predisporre un sistema di filtraggio di tutte le comunicazioni elettroniche che transitano per i suoi servizi, applicabile indistintamente a tutta la sua clientela, a titolo preventivo, a sue spese esclusive e senza limiti nel tempo&#8221;. Il motivo è che quest&#8217;ingiunzione violerebbe il diritto dei provider a non farsi sceriffi del web e a non sorvegliarlo a caccia di reati. Ma violerebbe anche &#8220;la libertà d&#8217;impresa, il diritto alla tutela dei dati personali e la libertà di ricevereo di comunicare informazioni, dall&#8217;altro&#8221;. Sarebbe insomma il classico caso in cui in nome del copyright si vorrebbero fare storture ai danni di altri diritti.</p>
<p>Quelli del cittadino, soprattutto. Ma anche dei provider, che per rispettare l&#8217;ingiunzione sarebbero costretti a adottare un costoso sistema di filtraggio. &#8220;E&#8217; una vittoria per i diritti dei cittadini di internet&#8221;, afferma Fulvio Sarzana, avvocato, leader del movimento &#8220;<a href="http://www.sitononraggiungibile.it/">Sito non raggiungibile <sup>2</sup></a>&#8221; per l&#8217;affermazione dei diritti fondamentali su internet. &#8220;Per l&#8217;industria del copyright diventerà impossibile, anche su richiesta di un giudice, ottenere i nomi di chi scarica file pirata, per esempio&#8221;, spiega Sarzana. &#8220;E&#8217; quello che Fapav (Federazione Anti-Pirateria Audiovisiva) <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/01/28/news/garante_consumatori-2110295/">aveva tentato di fare <sup>3</sup></a> in Italia&#8221;.</p>
<p><sup>4</sup>&#8220;La sentenza impedirà ai giudici nostrani filtri per bloccare e tracciare gli utenti che scaricano o condividono file protetti da diritto d&#8217;autore&#8221;, aggiunge. &#8220;La sentenza avrà un impatto enorme sulla tutela del diritto d&#8217;autore online, in Europa&#8221;, conferma Innocenzo Genna, esperto di policy comunitarie in ambito informatico. &#8220;Bloccherà tutte le misure anti pirateria che poggiano su tecnologie di filtraggio, in Italia, Irlanda, Regno Unito e altri Paesi. A rischio adesso anche l&#8217;<a href="http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/tecnologia/p2p/ancora-francia/ancora-francia.html?ref=search">Hadopi francese <sup>5</sup></a>&#8220;, continua.</p>
<p>Ottimista invece Enzo Mazza, presidente di Fimi (Federazione dell&#8217;industria musicale italiana) secondo il quale &#8220;la sentenza impedisce solo il filtraggio preventivo e quindi autorizza a bloccare specifiche attività illegali su Internet&#8221;. Si pensa per esempio all&#8217;oscuramento di siti web o alla rimozione di link da cui scaricare file pirata. L&#8217;ultima vicenda, a proposito, è il sequestro di Italianshare, un network con cinque siti e 550mila utenti mensili italiani. I provider nostrani ritengono illecito però anche questo tipo di filtro e per la prima volta pochi giorni fa <a href="http://www.repubblica.%20it/tecnologia/2011/11/04/news/provider_sentenza-24455062">hanno ottenuto ragione <sup>6</sup></a> da un tribunale. Allo stesso modo si stanno ora opponendo anche al sequestro di Italianshare.</p>
<p>La prossima grande battaglia è alle porte: tra pochi giorni Agcom (Autorità garante delle comunicazioni)<a href="http://espresso.repubblica.%20it/dettaglio/quella-delibera-non-sha-da-fare%3Cbr-%3E/2160532">varerà una delibera <sup>7</sup></a> per la riforma della tutela del copyright online. Le lobby del diritto d&#8217;autore le chiedono di facilitare l&#8217;oscuramento di siti web, come risulta da una lettera che le ha inviato Confindustria Cultura nei giorni scorsi. Si oppongono a questa misura invece le associazioni dei consumatori e politici bipartizan. L&#8217;attuale bozza della delibera non prevede oscuramenti ma la facoltà di Agcom di multare fino a 250 mila euro i gestori di siti che violano il diritto d&#8217;autore.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ammiraglio61.wordpress.com/6477/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ammiraglio61.wordpress.com/6477/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ammiraglio61.wordpress.com/6477/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ammiraglio61.wordpress.com/6477/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ammiraglio61.wordpress.com/6477/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ammiraglio61.wordpress.com/6477/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ammiraglio61.wordpress.com/6477/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ammiraglio61.wordpress.com/6477/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ammiraglio61.wordpress.com/6477/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ammiraglio61.wordpress.com/6477/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ammiraglio61.wordpress.com/6477/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ammiraglio61.wordpress.com/6477/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ammiraglio61.wordpress.com/6477/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ammiraglio61.wordpress.com/6477/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammiraglio61.wordpress.com&amp;blog=9585981&amp;post=6477&amp;subd=ammiraglio61&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Gb, i top manager guadagnano il 4000% in più rispetto a trenta anni fa</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 16:07:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ammiraglio61</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>

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		<description><![CDATA[fonte Il caso limite alla Barclays&#8217;, dove la retribuzione del Ceo è 169 volte superiore al salario medio «Un danno per l&#8217;economia britannica» MILANO - La paga dei top manager britannici continua a crescere, nonostante il clima di austerity globale. A rilevarlo è una ricerca di un gruppo di studio d&#8217;Oltremanica, la High Pay Commission, gruppo di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammiraglio61.wordpress.com&amp;blog=9585981&amp;post=6471&amp;subd=ammiraglio61&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.corriere.it/economia/11_novembre_22/salari-top-manager_a851029a-1521-11e1-9140-38f81e7faa5e.shtml" target="_blank">fonte</a><br />
Il caso limite alla Barclays&#8217;, dove la retribuzione del Ceo è 169 volte superiore al salario medio «Un danno per l&#8217;economia britannica»</p>
<p><a href="http://ammiraglio61.files.wordpress.com/2011/11/pop_stipendi-620x420.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-6472" title="pop_stipendi--620x420" src="http://ammiraglio61.files.wordpress.com/2011/11/pop_stipendi-620x420.jpg" alt="" width="372" height="252" /></a>MILANO - La paga dei top manager britannici continua a crescere, nonostante il clima di austerity globale. A rilevarlo è una ricerca di un gruppo di studio d&#8217;Oltremanica, la <a href="http://highpaycommission.co.uk/" rel="nofollow" target=""><span style="text-decoration:underline;">High Pay Commission</span></a>, gruppo di studio indipendente della Ong Compass, che analizza le retribuzioni del settore privato. Le conclusioni della Commissione, dopo un anno di lavoro sono che negli ultimi 30 anni il salario degli amministratori delegati di società quotate nel Ftse 100 sono aumentate a livelli stratosferici, fino al 4.000% in più rispetto al 1980: è il caso della Barclays, dove il top manager guadagna oggi la bellezza di 4,4 milioni di sterline l&#8217;anno.</p>
<p><span id="more-6471"></span></p>
<p>LA CRISI - «In un periodo di crisi senza precedenti, una piccola parte della società, lo 0,1%, continua a godere di consistenti aumenti annuali nel salario», ha commentato sul Telegraph Deborah Hargreaves, presidente di High Pay Commission. «Questi aumenti formidabili danneggiano l&#8217;economia britannica e provocano distorsioni nel mercato, drenando talenti e premiando gestioni fallimentari». L&#8217;istituto ha concluso il proprio lavoro sottolineando l&#8217;urgenza di riforme, in particolare di una «radicale semplificazione» dei compensi dei top manager: oltre all&#8217;obbligo di rendere pubbliche le buste paga dei dipendenti più pagati, di rendere trasparenti i criteri di differenziazione dei salari tra dirigenti e quadri, e di far luce sui guadagni complessivi. Secondo la Commissione, inoltre, è il momento di istituire un organismo nazionale per monitorare l&#8217;andamento delle retribuzioni di fascia più alta.</p>
<p>LE DIFFERENZE - Ad essere schizzato alle stelle, non è solo il valore in percentuale, ma anche la differenza con il salario corrisposto al dipendente medio. Se nel 1980 la retribuzione del boss di Barclays era 14,5 volte superiore allo stipendio medio, oggi quel valore è salito fino a quota 75. E l&#8217;inaudita cifra di 4milioni e 300mila sterline della busta paga di John Varley, fino al marzo scorso Ceo e consigliere d&#8217;amministrazione della banca, è di 169 volte superiore al salario di un lavoratore del regno Unito. Il fenomeno non è limitato alle banche. Stando al rapporto, alla Bp &#8211; dove l&#8217;amministratore delegato guadagna 4,5 milioni di sterline &#8211; il differenziale è passato, nello stesso periodo, da 16,5 a 63,2, con un incremento del 3006%. Alla Gkn (colosso metallurgico) da 14,9 a 47,7. Alla Lonmin (settore minerario) da 44,1 a 113,1.</p>
<p>«FUORI CONTROLLO» - Un sondaggio condotto interpellando duemila tra i destinatari del rapporto, ha bollato come «fuori controllo» retribuzioni e bonus dei top manager. E molti commentatori ritengono non solo «moralmente rivoltante», ma anche un elemento determinante della crisi economica lo spaventoso trasferimento di ricchezza dalla gente comune a quelli che già vivono al top.</p>
<p>Antonella De Gregorio<strong>22 novembre 2011 | 16:56</strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ammiraglio61.wordpress.com/6471/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ammiraglio61.wordpress.com/6471/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ammiraglio61.wordpress.com/6471/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ammiraglio61.wordpress.com/6471/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ammiraglio61.wordpress.com/6471/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ammiraglio61.wordpress.com/6471/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ammiraglio61.wordpress.com/6471/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ammiraglio61.wordpress.com/6471/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ammiraglio61.wordpress.com/6471/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ammiraglio61.wordpress.com/6471/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ammiraglio61.wordpress.com/6471/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ammiraglio61.wordpress.com/6471/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ammiraglio61.wordpress.com/6471/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ammiraglio61.wordpress.com/6471/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammiraglio61.wordpress.com&amp;blog=9585981&amp;post=6471&amp;subd=ammiraglio61&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Fiat disdice gli accordi sindacali a partire dal primo gennaio 2012</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 07:40:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ammiraglio61</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[fiat]]></category>

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		<description><![CDATA[lasciamoli andare via, per favore! fonte La notizia diffusa da fonti sindacali. &#8220;Cancellato ogni impegno derivante da prassi collettive in atto&#8221; in tutti gli stabilimenti automobilistici italiani. Landini (Fiom-Cgil) aveva annunciato: &#8220;Andremo avanti con azioni legali&#8221;. Diliberto: &#8220;Indegno colpo di mano&#8221;. Di Pietro: &#8220;Così l&#8217;azienda abbandona l&#8217;Italia&#8221; &#160; TORINO - Fiat Group Automobiles ha disdetto, dal [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammiraglio61.wordpress.com&amp;blog=9585981&amp;post=6465&amp;subd=ammiraglio61&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>lasciamoli andare via, per favore!</em></p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/economia/2011/11/21/news/fiat_disdice_gli_accordi_sindacali_a_partire_dal_primo_gennaio_2012-25357601/?ref=HREC1-4" target="_blank">fonte</a><br />
La notizia diffusa da fonti sindacali. &#8220;Cancellato ogni impegno derivante da prassi collettive in atto&#8221; in tutti gli stabilimenti automobilistici italiani. Landini (Fiom-Cgil) aveva annunciato: &#8220;Andremo avanti con azioni legali&#8221;. Diliberto: &#8220;Indegno colpo di mano&#8221;. Di Pietro: &#8220;Così l&#8217;azienda abbandona l&#8217;Italia&#8221;</p>
<div id="bookmark-container"></div>
<p>&nbsp;</p>
<aside>
<figure><img class="alignright" title="Fiat disdice gli accordi sindacali a partire dal primo gennaio 2012" src="http://www.repubblica.it/images/2011/11/21/160538370-d4ad9a25-1993-4cdc-9bb0-42687bf15022.jpg" alt="Fiat disdice gli accordi sindacali a partire dal primo gennaio 2012" width="65" height="73" /><strong>TORINO</strong> - Fiat Group Automobiles ha disdetto, dal primo gennaio 2012, tutti gli accordi sindacali vigenti e &#8220;ogni altro impegno derivante da prassi collettive in atto&#8221; in tutti gli stabilimenti automobilistici italiani. Lo si apprende da fonti sindacali.</figure>
</aside>
<p>&nbsp;</p>
<p>La decisione rappresenta un passo necessario per introdurre in tutti gli stabilimenti il nuovo contratto sul modello di <a href="http://www.repubblica.it/economia/2010/06/14/news/il_testo_dell_accordo_su_pomigliano-4840160/">quelli siglati a Pomigliano <sup>1</sup></a> e Mirafiori. In una lettera inviata oggi ai sindacati, il Lingotto comunica &#8221;a far data dal primo gennaio del 2012 il recesso da tutti i contratti applicati dal gruppo Fiat e da tutti gli altri contratti collettivi aziendali e territoriali vigenti&#8221;. L&#8217;obiettivo precisa l&#8217;azienda è quello di assicurare trattamenti<br />
individuali complessivamente analoghi o migliorativi rispetto alle precedenti normative. La disdetta, secondo l&#8217;azienda, è una conseguenza dell&#8217;entrata in vigore dell&#8217;accordo di primo livello che sarà operativo dal 1 gennaio 2012. Accordo che, a questo punto, verrà esteso a tutti gli stabilimenti.</p>
<p><strong><span id="more-6465"></span>Documenti</strong> -<strong> <a href="http://www.repubblica.it/economia/2010/06/14/news/il_testo_dell_accordo_su_pomigliano-4840160/">Il testo dell&#8217;accordo di Pomigliano <sup>2</sup></a></strong></p>
<p>Maurizio Landini, segretario della <strong>Fiom- Cgil</strong>, intervenendo ad un&#8217;assemblea regionale dei delegati dell&#8217;organizzazione a Torino, prima della comunicazione della Fiat, aveva annunciato che la Fiom è pronta a &#8220;<a href="http://torino.repubblica.it/cronaca/2011/11/21/news/landini_un_libro_bianco_su_quel_che_accade_nella_fiat-25345680/index.html?ref=search">mettere in campo qualsiasi azione <sup>3</sup></a>&#8221; per contrastare l&#8217;estensione ai 184 stabilimenti del gruppo Fiat in Italia dell&#8217;accordo di Pomigliano <a href="http://www.repubblica.it/economia/2010/12/29/news/fiat_pomigliano_trattativa-10674644/">siglato il 29 dicembre dello scorso anno <sup>4</sup></a>. &#8220;Finché c&#8217;è lo Statuto dei Lavoratori la Fiat non può decidere quali sindacati stanno in fabbrica e quali no. Noi andremo avanti con le azioni legali e le denunce, ma dovremo anche mettere in campo un&#8217;azione sindacale non solo dentro la Fiat, ma per tutta la categoria&#8221;, ha detto. &#8220;Andremo avanti comunque per difendere gli interessi dei lavoratori&#8221;, ha aggiunto il responsabile del sindacato metalmeccanici della Cgil. Dopo la comunicazione della Fiat, Landini e il segretario nazionale e responsabile del settore Automotive, Giorgio Airaudo, hanno indetto per domani alle 14, presso la sede nazionale della Fiom, corso Trieste 36, una conferenza stampa per illustrare la posizione e le iniziative del sindacato rispetto a questa decisione.</p>
<p>&#8220;La decisione di Fiat di disdettare il contratto era attesa, adesso pensiamo di dover aprire una trattativa per un nuovo contratto&#8221;. Lo afferma, il responsabile del settore Auto di <strong>Fim-Cisl</strong>, Bruno Vitali.</p>
<p>&#8221;Chiederemo subito un incontro all&#8217;azienda per verificare gli effetti del recesso e con l&#8217;obiettivo di continuare ad assicurare ai lavoratori gli stessi trattamenti economici, anzi possibilmente migliorandoli, senza mettere in discussione i diritti&#8221;, ha detto Rocco Palombella,segretario generale della <strong>Uilm</strong>. &#8221;Noi abbiamo criticato l&#8217;uscita da Federmeccanica &#8211; osserva &#8211; e questa è una reazione della Fiat. È un fatto grave e ci preoccupa alla luce di una situazione economica molto delicata con l&#8217;aumento della cassa integrazione, non aiuta le parti a ritrovare un clima positivo&#8221;. Quanto all&#8217;intenzione della Fiom di andare avanti sulla strada delle azioni legali, Palombella afferma: &#8221;Decisione legittima, ma noi vogliamo contrattare e tutelare con accordi i diritti dei lavoratori. Andremo avanti sulla strada negoziale&#8221;.</p>
<p>&#8220;Ancora una conferma del carattere destabilizzante delle scelte che l&#8217;azienda continua a compiere, con il fondato timore che il vero obiettivo sia quello di estendere il contratto di Pomigliano costruendo così, per questa via, il contratto nazionale del gruppo&#8221;. Sono state queste le parole del segretario confederale della<strong>Cgil</strong>, Vincenzo Scudiere. Questa scelta, aggiunge il sindacalista, &#8220;porterebbe inevitabilmente all&#8217;esclusione di un sindacato fortemente rappresentativo come la Fiom Cgil dall&#8217;esercizio dell&#8217;attività sindacale negli stabilimenti del gruppo automobilistico. Se così fosse- prosegue- non ci potrebbeche essere la nostra contrarietà: la Cgil è un&#8217;organizzazione che continua a credere nel pluralismo sindacale come diritto democratico e costituzionale dei lavoratori che devono continuare ad essere liberi di scegliere e farsi rappresentare dal sindacato che vogliono&#8221;. Inoltre, prosegue, &#8220;se la decisione di Fiat di applicare il contratto di Pomigliano in tutti gli stabilimenti del gruppo risultasse vera, sarebbe utile fare fronte comune con Cisl e Uil per difendere la garanzia dei sindacati di essere presenti nei luoghi di lavoro ed essere liberi di esercitare la loro prerogative&#8221;.</p>
<p>La data del primo gennaio 2012 corrisponde anche a quella dell&#8217;uscita ufficiale del gruppo Fiat dalla Confindustria.<br />
<strong><br />
Le reazioni del mondo politico.</strong>  &#8221;Con la disdetta di tutti gli accordi sindacali la Fiat chiude il cerchio, annunciando di fatto l&#8217;abbandono del nostro Paese, individuando nei lavoratori il capro espiatorio. Sui dipendenti è stata scaricata l&#8217;incapacità di fabbricare automobili innovative, ad alto valore aggiunto e di venderle sul mercato&#8221;. È quanto si legge in una nota congiunta il presidente dell&#8217;<strong>Italia dei Valori</strong>, Antonio Di Pietro, e il responsabile lavoro e welfare del partito, Maurizio Zipponi. &#8220;La fiat con un&#8217;azione eversiva si pone fuori dalla Costituzione italiana&#8221;, commenta Paolo Ferrero, segretario nazionale di<strong> Rifondazione comunista</strong>, che aggiunge: &#8220;fa bene la Fiom ad andare avanti con le vertenze legali per ripristinare la legalità. Vogliamo sapere cosa ne pensa il governo Monti perché a noi risulta che chi tace acconsente. Se continuasse questo assordante silenzio vorrebbe dire che questo non è solo il governo dei banchieri, ma anche quello della Fiat&#8221;. Un &#8220;indegno colpo di mano&#8221; messo in atto dall&#8217;azienda è, per il segretario nazionale del <strong>Pdci-Federazione della sinistra</strong>, Oliviero Diliberto: &#8220;Fiat disdice gli accordi sindacali a partire dal 1 gennaio 2012? Sarebbe un indegno colpo di mano. Un paese civile non lo può permettere &#8211; ha detto &#8211; . La situazione rischia di toccare livelli mai raggiunti prima d&#8217;ora. Questi atti confermano che il modello Marchionne punta a creare terra bruciata attorno ai diritti dei lavoratori, che con questa decisione andranno a farsi benedire per sempre. Chiediamo al governo di farsi sentire, pena &#8211; conclude l&#8217;ex ministro &#8211; un ulteriore e grave scivolamento verso la barbarie: va bloccato questo ritorno al Medioevo&#8221;.</p>
<p><strong>Fiom indice sciopero in Sevel.</strong> &#8221;La disdetta degli accordi sindacali da parte della Fiat è la conferma della volontà dell&#8217;azienda di procedere alla &#8216;pomiglianizzazione&#8217; gli stabilimenti auto, compreso quello della Sevel&#8221;, ha annunciato il segretario provinciale della Fiom Chieti, Marco Di Rocco, che ha convocato lo sciopero di 8 ore nel turno di straordinario di sabato 26 novembre contro la &#8220;decisione della Fiat di disdire gli accordi sindacali a partire dal primo gennaio 2012&#8243;. &#8220;Purtroppo si sta verificando quello che denunciavamo da tempo, all&#8217;uscita da Confindustria corrisponde la &#8216;pomiglianizzazione&#8217; di tutti gli stabilimenti Fiat d&#8217;Italia &#8211; sottolinea Di Rocco &#8211; i primi di dicembre l&#8217;azienda convocherà una riunione a Roma per chiedere ai sindacati di sottoscrivere accordi come quello in vigore nello stabilimento di Pomigliano. Abbiamo avvisato gli operai e alla Sevel è già stato indetto lo sciopero di 8 ore per sabato 26 novembre. Faremo le nostre proposte a Fiat, ma quello che chiediamo con forza è che l&#8217;uscita dal contratto nazionale non peggiori le condizioni di vita degli operai&#8221;.</p>
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